Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







domenica 9 ottobre 2011

When you have to write a number that begins with a 3. Take care. Of your family, your parents, your friends, your hair, your fat, your skin (and even your crow's feet).


Sarà ma io questa cosa qui che è l' 8 Ottobre mi fa venire un po' di pensieri e qualcosa mi viene di scriverla. Ce l'ho qui pronta pronta. Qui appoggiata sul cuore.

L' 8 Ottobre di trent'anni fa succedeva che una giovane donna stava dando alla luce una figlia, una neonata settimina di 1,700 Kg, alle ore 18.30. Segno zodiacale Bilancia, ascendente Toro. Per la precisione.
L' 8 Ottobre è anche oggi, dopo trent'anni, e questa giovane donna di allora - che è poi la mia mamma - seduta al tavolo della cucina davanti ad un caffè, racconta a me - che poi sono la neonata di allora - com'è che è stato. Ecco. Io non so se ce la faccio.
Ci sono cose che non si riescono a descrivere.

Racconta di cosa facevo, cosa faceva lei, che mi teneva stretta stretta e mi faceva addormentare sulla pancia del mio papà sdraiato sul divano.  Di come dormivo all' istante, assuefatta da quel calore di genitore - che mai gli riuscirà meglio un qualche altro ruolo nella vita, ad un papà, che quello di genitore di un figlio ancora così piccolo. Assuefatta dal calore di casa, della famiglia. Dalla voce della tv in sottofondo.
Di come non c'era verso di lasciarmi troppo all' asilo, che avevo paura di essere abbandonata e passavo le mattinate a piangere. Di come non c'era verso di farmi mangiare, se non trasmettevano il programma di Raffaella Carrà, tipo di Domenica.
Di quando indicavo i fiocchi di neve fuori dalla finestra e dicevo mamma è tutto banco. Di quando li guardavo ballare, incantata. (Qui, mi ricordo che le chiedevo com'è che si fa mamma, a ballare così, come te e il papà. Lei non mi rispondeva mai. Sorrideva). Di quando credevo che il pesciolino rosso stecchito, dormisse su un fianco.

Racconta di come si sono conosciuti, lei e il mio papà, chè poi queste cose vanno sapute bene, quando si diventa grandi. Di quali compromessi, quali espedienti hanno dovuto e saputo trovare per mandare avanti la baracca, noi figli, il lavoro, la casa. Le naturali e imprevedili scommesse nel futuro, insomma. Che speri che il cielo te la mandi buona, quando non hai molti elementi di valutazione.
Di come non hanno mai dimenticato di scegliersi a vicenda, giorno dopo giorno. Fino ad oggi, fino ad ora. 
E di quella volta che ha visto il mare, a vent'anni.
Chè non c'erano i soldi, allora, per permettersi di vedere il  mare troppo spesso. Era una cosa straordinaria, il mare. Molto più di adesso, come.
Racconta di quando ero così piccola che credevo che il mondo fosse un posto dove non c'era cattiveria, guerra, e dove noi bambini avremmo potuto essere felici tutti allo stesso modo.

Oggi sono così. Spaesata.
Non mi sembrano passati trent'anni da quando mangiavo solo se c'era Raffella Carrà in televisione e indicavo con il dito i fiocchi di neve.
Invece, pare sia così. Se controllo la carta di identità.
Mi ritrovo qui a scrivere, cresciuta, con la mia ciocca di capelli bianchi (una sola!) da rigirare tra le dita.


Trenta.
E' partenza e ritorno, è oblio e consapevolezza, è maturità e potersi permettere un po' di leggerezza, forza e debolezza, è indipendenza e bisogno, vizio e virtù. E' determinazione e vaneggiamento. Certezza e dubbio. Coraggio e vigliaccheria. E' libertà e responsabilità. Solitudine e compagnia.
E' il punto esatto, spaccato, in cui gli opposti si attraggono e creano unità. Le due facce della madaglia che si rivelano contemporaneamente. Il punto esatto in cui inizi a capire chi sei.
E ci sono persone che ti aiutano quotidianamente a farlo.

Le persone che mi aiutano in questo difficile compito, che lo hanno fatto fino ad ora, oppure ieri, quando avevo 18, 12, 8 anni. Sempre. Oggi ce le ho qui, nel cuore. Oggi più che mai. Perchè voglio pensarle, voglio dedicare più attenzione a questo pensiero che solitamente fugge veloce.
Sono quelle persone che fanno - o hanno fatto - della mia vita qualcosa di unico, di magico, di preziosissimo. Che danno colore, sfumatura, energia, bellezza. Che mi aiutano a risolvere le equazioni, a capire, a ragionare. Che mi guidano e mi fanno da specchio per vedere i miei errori. Che mi tendono una mano e mi danno una pacca sulla spalla o una sberla in faccia, se necessario.
Che hanno permesso fossi quella che sono.
La mia mamma e il mio papà, mi fratello, Silvia e mio nipote. Le mie amiche di sempre, con le quali sono cresciuta, che mi hanno visto con l'apparecchio, con il grembiule di scuola, senza un dente. E si andava a rubare i trucchi al supermercato, si dormiva insieme mangiando caramelle schifose, si fumava la prima sigaretta, si prendeva la prima sbronza, si facevano le compagnie grosse grosse, guardando da sdraiati le stelle in cielo, in una sera d'estate. E se mi viene da piangere, le posso chiamare senza vergognarmi. La Benni, chè ci sono persone che ti capisci, senza troppe parole, senza troppe spiegazioni, senza fronzoli. Che lo sai. L' Anto, che è sintonia. Gli amici Vigorosi, che sono vita, senza i quali non potrei ridere così, sentirmi ancora parte di quell' immenso tutto che da sempre amo, anche se è difficile, alle volte, è difficile capirsi quando si è così tanti e così diversi. Senza i quali non si potrebbe fare quello che si fa, andare dove si va, condividere tutta quella unicità, quella perfezione dei momenti insieme. Che non ci pensi, ma hai paura che non possano più tornare, questi momenti. Schiva, che mi ricordo ancora di quando sono finita nella torta di compleanno dei miei 18 anni e mangiavamo la somarina. Micro e Gigi, perchè ci sono persone che gli vuoi bene e ti confronti e ti dicono che stai dicendo delle cazzate. E gli credi. Poi, poi gli dici la stessa cosa, ma loro ti credono meno. E gli vuoi ancora più bene. Scanta, perchè capita che incontri delle persone di un certo spessore, senza aspettartelo. Così, all'improvviso. In un angolo di una piazza. E diventano, in un qualche modo, parte della tua vita. La Paola, Cecco, perchè senza di loro sarebbe stato un grosso casino, per avermi dato due o tre dritte di quelle come si deve, qualche indicazione di base per vedere il necessario, su piani differenti.
Le persone con cui ho condiviso un pezzetto del mio cammino, della mia vita. Che hanno portato consapevolezze, rinascite, cambiamenti, ma che poi si è dovuto dire ciao, arrivederci, in culo alla balena. A cui sarà sempre riservato un monolocalino nel cuore, nonostante tutto. Che gli ho voluto un gran bene. Non ci puoi fare niente, le strade si separano, alle volte. Lasciando fare la vita, lasciando che le cose vadano come possono, come devono.
Gabri, che un capo così non mi capiterà più, con tutta probabilità. Gli anni dell' Università, che dovrebbero dirlo prima che sono così speciali. Le vecchie compagnie, che compagnie più non sono, ma che ognuno di noi ben ricorda: il Bell'Albero, le Rane, il Diamante, la Polo, l' Obelisco, Santa. Mirko Colombo, che ci sono persone che credono in quello che fanno così tanto da farlo molto, moltissimo bene e la loro passione è così radicata da poterla quasi vedere, quasi toccare.
Per quelle persone che vedo poco ma che, quando succede, l'unica cosa che mi viene di fare è un lungo e forte abbraccio. Perchè sono vere e limpide come l'acqua di montagna.


Grazie di contribuire in modo così incisivo alla bellezza del mio primo giorno nel trentennio.
Un abbraccio onnicomprensivo. Forte. Fortissimo.
Più forte che posso.



Un doveroso pensiero al fatto che avro' un indirizzo diverso sulla carta d'identità.
Un nuovo zerbino davanti ad una nuova porta.
Un nuovo letto ed un nuovo armadio. Un nuovo campanello.
Un nuovo stato di famiglia. In cui c'è solo una riga compilata. Con il mio nome.

In tutto questo tempo ho capito che, alle volte, non ci sono risposte corrette in assoluto.
Sono le domande a dover essere pertinenti.





Tipo.

[...] Com'è che funziona il lavaggio per i capi delicati?




* L'ultima immagine è una "Om" ma sembra un 30. E porta fortuna. Dicono.
E io ci credo.

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