Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







venerdì 8 luglio 2011

Essere diretti (detto come va detto).

Esemplificando:





Ecco. Oggi gira così.
Un post cazzone da venerdì pomeriggio.
Non si poteva pretendere di più.
Senza fatica. Senza scrivere niente.

Detto come va detto.

giovedì 7 luglio 2011

Su una approssimativa Antropologia Umana: in principio era il Caos. Anche dopo.

Ognuno di noi, e per "noi" intendo coloro che - come me - hanno avuto abbastanza culo di essere nati in un punto del globo terrestre in cui vengono soddisfatti i bisogni primari (come spiega in dettaglio il nostro amico A.H.Maslow che, da lustri, presenzia fedele e preciso con la sua brava piramide in ogni libro o trattato di Psicologia) ha una vita costellata di persone che fungono da punto di riferimento affettivo e sociale e da metro di paragone per capire cos'è che vogliamo e cosa invece no.
Le persone che fanno parte della nostra vita, ognuno a suo modo, ci aiutano a capire, ci insegnano, ci mostrano qualcosa. L'osservazione e il confronto sono un modo per capire come vorremmo essere e come invece non vorremmo mai. Un modo per cogliere punti di vista che non avremmo mai considetato, idee che non ci sarebbero mai venute e opinioni che non sarebbero mai state così articolate: allargare la visuale del nostro personale paraocchi in dotazione.
Dove stanno le differenze e dove invece i punti in comune.
Da qui profondi sodalizi, magiche intimità, insostituibili affinità di modi di vivere e di pensare. Di trovarsi insieme, in un qualche modo, nel palcoscenico tragico e comico, della vita. Scelte elettive, reciproche stime, fiducie importantissime, condivisioni spontanee, racconti di sera tardi senza paura di essere giudicati, mai. Risate complici e quel non detto che, vai a capire come fa. Ma ti basta solo uno sguardo di intesa.
E ogni volta, regolare, ti spiazza.
Che poi è anche uno delle cose più affascinanti la sospensione del giudizio. E' difficile. Ed è difficile che capiti di non sentirselo addosso, costante, fluente, il giudizio, macchinato da mille sguardi e mille cervelli famelici che aspettano solo che qualcosa sia in fase di accadimento per poter attivarsi. Mille parole spesso a sproposito basate solo su tre o quattro degli N elementi che sono indispensabili anche solo per una semplice ma approfondita opinione personale.
Fa la sua differenza.
Attraverso quella che è la vita vissuta e lo scambio con le persone di cui sopra, si creano la quotidianità e le Esperienze*.

 * Esperienza:

- Un evento che ricordi nel tempo, sia con gioia che con dolore. Quindi che presumibilmente ti ha fatto provare emozioni.
- Un evento che spacca in due un arco temporale, un fluire di un tempo altrimenti uguale a se stesso.
- Un viaggio.
- Un lavoro nuovo e tutto cio' che comporta.
- Una perdita.
- Una conoscenza.
- Un provare a dire sì, quando hai sempre detto no.
- Un provare a dire no, quando hai sempre detto sì.
- Guardarsi vivere dall'esterno.
- Provare a mettersi nei panni di.
- Seguire il proprio istinto.
- Imparare a fare qualcosa che non hai mai fatto.
- Dare possibilità agli eventi di accadere.
- Considerare che i sensi di colpa non servono, quasi mai.
- Essere ricettivi, il piu' possibile.
- Essere presente a te stesso, sempre.

Uno dei rimpianti più grossi che non vorrei mai avere a somme tirate è quello di non avere esperienze da raccontare.
Solo raccontando e spiegando le radici di una consapevolezza, di una opinione, di un saper fare o un saper essere, è solo così che puoi essere veramente credibile. Che non desti il sospetto di avere indosso una maschera. Solo se racconti quello che ci sta prima, all'inizio inizio, una specie di prologo, quello che nessuno vede mai, ma che è il principio. Di te. E serve per capire, per non perdere il filo.
Che poi le persone si avvicinano, ti raccontano a loro volta. Si fidano se ti mostri, almeno un pochino. Però c'è da stare attenti: se ti mostri, devi capire quando. Il Quando giusto. E soprattutto, se ti mostri, devi anche capire con chi. Le Persone Giuste. Chè con i racconti e le descrizioni bucoliche, gli scenari marittimi e montani, i soavi pensieri, i dolci ricordi, il profumo dei tigli e le scorribande giovanili, anche tutte le ignobili bassezze trovano un varco per uscire una ad una, in fila indiana. E si fanno riconoscere. Per nome. Precise.
Le brutture, le paure, le indecisioni, le fatiche del cuore e delle braccia. La stanchezza, l'essere disarmato, le dichiarazioni di belligeranza, i rancorosi assoli di passate relazioni amorose e non, le idee bislacche e un tanto deliranti, i progetti mai realizzati, le peggiori offese, le cattiverie di bassa lega, le vendette meditate a lungo e le assolute, vigliacche fughe.
Ti devi tutelare assicurandoti che le persone a cui riservi questa matassa di roba semi-catastrofica sia in grado di poterla accettare, comprendere. Analizzare. Supportare e sopportare, anche. In un qualche modo, che non so. Ma non giudicare, no. Nessuno ha il diritto di riscrivere al tuo posto. Perchè è la tua storia, e si parte sempre da lì. 
Dall'inizio. Dalle radici.
Da quello che ti è dato supporre, presagire, preventivare, immaginare, sognare, idealizzare, progettare, provare, credere, ipotizzare.

Ma che non ti è dato sapere, mai.


Mai in modo oggettivo.
Mai una volta per tutte.

lunedì 4 luglio 2011

Ciò che non uccide, fortifica. Dicevano.

Succede che riuscite a organizzare una roba abbastanza carina, in quelle domeniche estive che c'è troppo casino per andare al mare. E non avete alcuna voglia di guidare, di stare in colonna, di bestemmiare per trovare uno spazio di sabbia libero, dove appoggiare una salviettina di 80x50 cm.

Succede quindi che andate al Lago, al Laghetto ai Portici per la precisione. Dove c'è il Wsp 2.0 il Wakeland System Park. 

E succede che viene fuori una giornata di quelle fighe fighe.

 Nonostante la fatica.
 Nonostante il giorno dopo ci sia un'alta probabilità che tu non abbia nessuna facoltà di movimento.
Causa lacerazioni a tutti i gruppi muscolari presenti nella geografia del corpo umano.






lunedì 27 giugno 2011

Roba Seria. (Presente le più puntigliose tra le seghe mentali?)

Oggi pensavo che:

1. Non è che non credo nell'amore. No. Credo che, a causa della limitatezza e della finitezza della condizione umana sia impossibile scegliersi una volta per tutte, in modo esclusivo, definitivo. Sono limiti imposti dal mondo materiale, dalla concretezza dei sensi, del corpo, da barriere e cancelli che impediscono il fluire di qualcosa che materiale non è. Il dislivello dei piani crea costante incoerenza e attrito, paradosso e ambivalenza. Lasciandoci sempre una gran confusione, poche certezze e innumerevoli, eterni, punti di domanda.

2. La solitudine permette l'analisi dei dettagli, ti fa prestare maggiore attenzione alle cose. Ti crea anche importanti momenti catartici, apocalittici, disperati e maravigliosi attimi di libertà e di vertigine. Di paura e di forza. Di desiderio e indifferenza. La solitudine ti costringe a fare i conti con i tuoi peggiori difetti, a fronteggiare i tuoi peggiori nemici e le tue paure. Sai che nessuno se ne fara' carico, nemmeno un pochino. Che dovrai pagarli tutti i tuoi debiti, sempre. Ci sono cose importanti che la solitudine toglie: non hai la rete di protezione, la tempestiva pacca sulla spalla, la rassicurante certezza di non doverti preoccupare di tutto da sola, l'aprioristico appoggio solidale. A volte, non posso negarlo, vorresti riposare un attimo dalle tribolazioni del quotidiano, affidandoti alle braccia di qualcuno che si occupi della tua voglia di un abbraccio vero, come si deve. Di quelli senza fronzoli nè ipocrisie. E stare immobile, senza pensare, senza fare niente. Lì, al sicuro.
Ma c'è una cosa che la solitudine ti dona: quando percepisci di essere tu, solo tu, ti osservi mente sei, non è forse una cosa incredibile? Una totale, nitida, consapevolezza di forza, di esserci, di scegliere senza vincoli, di un possibile tutto?

3. Perdiamo veramente troppo tempo nelle attese.
L'attesa che passi una sofferenza, una seduta dal dentista, che venga l'estate, che cambi qualcosa, di vedere l'arcobaleno, del proprio turno al banco dei salumi, che torni il sole, del weekend, di trasferirsi, di cambiare lavoro, che venga mattina, del momento di andare in ferie, di domani, Natale, Pasqua. La costante attesa diventa una fuga dal qui e ora, dal momento che stiamo vivendo, adesso. E che nessuno mai ci restituirà o ci permetterà di rivivere in uguale modo. Ci saranno mille altri lunedì sera. Ma questo è unico. E' unica questa luce al tramonto, questa rugiada, questa canzone che arriva dalla casa a fianco.
Sarebbe bello sfruttare meglio le attese considerandole parte integrante e necessaria del Tutto e non come un passaggio, non come una condizione sempre tesa ad una ipotetica aspettativa seguita in automatico da un concreto evento.
Possiamo provare, per un momento, ad essere un po' meno materialisti? Finalizzati? Lucrativi?
L'attesa diventa vita vissuta, assume un senso e regala momenti preziosi solo nel momento in cui smettiamo di considerarla tale.

Ps: Tutto quello che ho scritto in seconda persona singolare o prima plurale, ovviamente, è tutto riferito a fatti, eventi e persone accaduti in prima persona singolare - cioè a me. Sono cose che penso io, magari non tu e non noi. (Magari "tu" stai ridendo un pochino, magari non troppo eh, oppure stai pensando che questa qua ha perso un qualche venerdì, mi rendo conto. Assecondami, per favore, dai. Eh? Si, vero? Ti prego! Su, uno sforzo, assecondami).

E' che fa più scena scrivere di un ipotetico "tu" o ancora meglio di un ipotetico "noi".
Questione di condivisione presupposta, senza nessuna prova empirica della stessa. Insomma, è bello raccontarsela.

Mi sento un po' meno idiota, anche.




venerdì 17 giugno 2011

Alla Lettera.

Del maiale, non si butta via niente.*



* Avvertenza:
Se bevi.
(Troppo)
Il maiale te lo trovi accanto.

Quello che significa rappresentare un discreto Folklore.

Ho una personalissima convinzione.

Quella che sia necessario fare una passeggiata in uno di quei mercatini dell'usato domestico che si incontrano in giro per la città, la Domenica.
E' un'esperienza formativa. La merce esposta, nel suo essere testimonianza, ricordo e memoria di anni passati, possiede una storia.
Racconta. Vive, come. Ha un background.

Sono cose che sono state possedute, utilizzate, vissute, amate, e ora non lo sono più.
Anzichè essere abbandonate a se stesse, o, peggio, dimenticate nel ciarpame di una soffitta, queste cose di variegata natura, vengono esposte e vengono riconsiderate, hanno un inaspettato momento di gloria.
Una nuova possibilità di essere quello che erano state, molto tempo prima. Quando ancora erano "nuove".

Testimoni di un passato, nel senso che ci sono cose che non sapevo esistessero.
O di cui non avevo piu' memoria.
Che non pensavo potessero essere ancora in un qualche luogo concreto.

- Mangianastri per musicassette
- Telefono della SIP
- Macchina da scrivere
- Pattini Ficher Price
- Tutù da ballerina
- Nastro per ginnastica ritmica
- Gattino Trudi infeltrito
- Grillo Parlante Clementoni
- Forza 4 e Indovina chi
- Collezione di gommine Mulino Bianco
- Scarpine Kiker's
[...]

E cose di cui, comunque, potresti avere bisogno:

- Testa del Buddha in vetoresina
- Tappeto di pelle di vacca  pezzata (di quelle che non vanno in sconto nemmeno all' Ikea).
- Copertoni da bici nuovi/usati
- Gomme auto (rivenditori abusivi, mi sembra)
- Campanello da bicicletta
- Tappeto persiano ammuffito
- Calcio Balilla
- Dolce Forno Harbert
- Abat-jour
- Gonfiabile da mare
- Poltrona barocca
- Pantofole di pelo sintetico, tipo Yeti.
[...]


Una delle prossime volte ci porto tutte le mie cose dimenticate.
- Per potergli potenzialmente donare un nuovo futuro (chiave romantica)
- Per liberare la cantina (chiave utilitaristica)



(Anche il pile color cammello potrebbe avere un nuovo slancio vitale. Aiutatelo, se lo incontrate).

lunedì 13 giugno 2011

Quisquilie Domenicali: quello che è impossibile prevedere.

Sei convinta, ormai, sulla soglia dei 30, di poter essere inclusa tranquillamente in quella categoria, essere pubblicamente definita come una "esperta".
Una che ha capito tutto.
Quando. Invece.
Eh.
Vedi te il destino che scherzi che fa.
Fino a ieri mattina, mi facevo vanto di essere riuscita a eliminare quegli elementi di disturbo che, al pari degli esperimenti scientifici, vanno a inficiare l'attendibilità - quindi l'utilità - dei risultati (in questo caso, il successo del risultato scientifico sarebbe stato, secondo la mia superficiale ipotesi, la possibilità di un sonno ininterrotto, fino alle ore 12.00).
Per elmementi disturbanti intendo sia eventi catastrofici causati dalla specifica umana volontà di dolo, sia eventi catastrofici causati dalla Natura che ci circonda.
Esempi concreti:

- Temporali con tuoni e fulmini
- Arrotino (che, rispetto per il suo lavoro, è sempre uno stronzo. Mi spiego, anzichè installare altoparlanti sul suo furgoncino - dando adito a pesanti ripercussioni psicologiche sugli abitanti del quartiere - non potrebbe, che so, investire lo stesso denaro per creare un bel sito internet con numero di telefono. Chè se uno ha bisogno. Insomma, nel caso. E l'arrotino sarebbe così tranquillo di garantire una totale reperibilità. E' solo questione di scelte più o meno altruiste).
- Testimoni di Jeova (non vorrei mai aprire un dibattito religioso, così, a freddo, di lunedì mattina. No).
- Vicino di casa che taglia l'erba. Immancabilmente presto. Troppo presto.
- Impresa Edile che sta impegando due anni a tirare su la casa che, guarda caso, è proprio di fianco alla tua.
- Vicino del piano di sopra che ha deciso di rifare i pavimenti.
- Vicino del piano di sotto che ha deciso di abbellire casa decorandola con dei quadri alle pareti.

Considerato questi elementi e trovato il modo di fronteggiarli, con l'esperienza, l'astuzia, la progettazione, l'analisi, c'è sempre qualcosa che non prevedi, qualcosa di assolutamente aleatorio.
Rimane sempre quella percentuale minima di rischio impossibile da calcolare:
Lo Stronzo (peggio dell'arrotino) che chiama ripetutamente tra le ore 8,30 e le 9.00, fino a che - stremata - ti alzi, rispondi e, mi-scusi-ho-sbagliato-numero.
[...]
Dico io, se chiamassi qualcuno così presto la Domenica, sentirei una grossa responsabilità sulle spalle.
Non puoi sbagliare numero, la delusione e l'incazzatura del ricevente è paragonabile a quella dei tifosi Italiani nel '90, che aspettano Baggio tirare.

E poi, per chiamare così presto ne deve valere la pena.
Mick Jagger che canta in piazza, per esempio.


 Ps. A volerci vedere del bello ho potuto votare senza aspettare.
A quell' ora, ieri, il seggio era vuoto.