Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







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martedì 18 novembre 2014

Highway to Hell. (Take me down to the Paradise City).

Quasi niente crea così complicità come un viaggio in macchina. Se i passeggeri sono ben predisposti a, ovviamente.

E' il tempo del viaggio, oggettivo, a scandire il tempo della vicinanza fisica (forzata) e dell'eventuale scambio comunicativo - più o meno superficiale - da questa facilitato.
Il viaggio in macchina insieme permette di aprirsi, ma anche di chiudersi e dormire. O telefonare. O restare persi nei propri pensieri. O ancora, cantare.
Mi ha permesso spesso di farmi conoscere e di conoscere, di ascoltare e raccontare. Di chiedere, essere curiosa e conseguentemente anche di soddisfare le mie curiosità sul passeggero/i in questione. Favorisce l'intimità, la conoscenza reciproca. Le confidenze.
Attraverso la vicinanza forzata che non prevede disturbi esterni di sorta, senza la possibilità di deviare quel perfetto "qui e ora" che alle volte amo fare, in quel preciso istante, accade che si sviluppa un articolato quanto complesso chiedersi e rispondersi reciproco, raccontarsi come si vede la vita e quelle cose delle esperienze passate che stanno sotto la voce Cazzate Immense ma che, alla fine, rifarei. E comunque cose facenti parte di me, ergo concrete. Scelte e volute. A volte con leggerezza, a volte con serietà estreme.
In un tempo che diventa flusso e in uno spazio che diventa intangibile perchè in costante cambiamento sento la sensazione di essere al di fuori delle leggi del Mondo. Le più segrete confessioni  assumono un diverso aspetto, sembrano più leggere, eteree, impersonali. Svincolate dalla "transitorietà" dello spazio-tempo e quindi forse mai accadute.
Lo spostamento costante alleggerisce le cose raccontate disperdendole nell'etere e lasciandomi più pulita, più innocente.
Favorisce anche la conoscenza, mi sento in diritto di poter chiedere quasi tutto con talune persone. Sento che ciò che viene detto in quella macchina, in quel viaggio, resterà circoscritto proprio lì. E' un momentaneo levarmi le maschere dei ruoli della vita, essere quella che sono, farmi male, espormi, conoscere meglio, dare consigli, ascoltare, farmi provocare e provocare a mia volta.

Ho capito che quando mi interessa una persona, da un punto di vista intellettuale soprattutto, il viaggio in macchina è ciò che più avvicina alla possibilità di apertura e scambio veri, spontanei. Ci si rilassa di più, non è necessario sempre guardarsi negli occhi (per forza di cose), si può riflettere di più e le pause del discorso sono più lunghe. Si possono vedere splendidi paesaggi, tramonti, montagne e stelle. Bufere e acquazzoni.
E' essere se stessi starsene lì, seduti sul sedile.
Offre anche vanitose possibilità di farsi guardare e di farsi belli agli occhi del passeggero (se si sta guidando) nel caso fossero in atto eventuali fasi di corteggiamento.

Quindi, ecco, nel momento in cui volessi davvero conoscere qualcuno sarebbe necessario farci un viaggio in macchina.  Abbastanza lungo.
Altro che cene o aperitivi, dove il rischio di banalità e di imbarazzi è più alto. Dove dobbiamo studiare di più le mosse, le parole e le strategie. Dove i clichè abbondano e irretiscono i neuroni, c'è chiasso e distrazione continua.

Al massimo poi, chessò, un caffè e un muffin in Autogrill alle 2 di notte. 
Perfetto.







mercoledì 1 ottobre 2014

Genesi, Analisi ed Eziologia del Testosterone.

Del semplice e naturale perchè gli esseri umani di sesso maschile amano dedicarsi a due attività principe:


1. Combattimenti:

Si definisce un insieme molto vasto che comprende scontri tra una o più persone, reali, sublimati o immaginari, osservati o partecipati, in prima o terza persona, con o senza contatto fisico.

Tra quelli in prima persona, con contatto fisico, troviamo ahimè le guerre, gli scontri a fuoco, le risse, la boxe, il rugby, il pugilato, le arti marziali e il Fight Club (madonna che fighezza Tyler Durden sudato, sporco e sanguinante).
Tra quelli in prima persona che restano sul piano del platonismo, invece, troviamo le arringhe, i dibattiti politici, i periodi pre-elettorali, Vittorio Sgarbi, Ballaro' e i programmi di Santoro.

Poi ancora quelli in prima persona che si attuano con ausili materiali quali bastoni, sassi, pistole ad acqua o aria compressa, laser game o fionde. Oppure quelli in terza persona che si attuano con ausili tecnologici - quindi che richiedono anche un costante e puntuale allenamento -  quali Atari, Tekken, Nintendo, Game boy, play station, xbox (anche i videogiochi hanno subito una significativa innovazione alla stregua delle armi).

La differenza sostanziale è insita nell'obiettivo, ovvero quella di fare "male" all'avversario in modo reale, concreto, fine a se stesso (o per interessi economici/sociali/politici come per le guerre vere) o solo per il gusto di sfogare un po' di testosterone in eccesso.


2. Autoerotismo

Si definisce momento di culto, da onorare e venerare, in cui ci si regala piacere facendo da sè.
Momento più o meno duraturo, spesso da calcolare con quanta più precisione possibile in base al tempo a disposizione.
Dopo i 15 anni, nel caso in cui la cecità dovesse aver già iniziato il suo corso, questo tipo di attività viene sdoganata e l'introduzione in questo magico mondo avviene in modo repentino, urgente, totalizzante. (E il bagno diventa inaccessibile per tutti gli altri componenti della famiglia del ragazzo in piena età puberale).
Nel caso in cui, invece, la cecità non fosse sopraggiunta, l'evoluzione del processo avviene alla stregua del precedente. Con la differenza che il ragazzo potrebbe farsi qualche scrupolo in più.
Poi, vabbè, che sarà mai, adesso c'è pure Groupon e  "mo' me faccio comprà gli occhiali che me fanno figo e me fanno pure lo sconto sulla lente antiriflesso".

Anche questa attività puo' prevedere ausili materiali, quali bambole gonfiabili, sex toys di vario genere a seconda delle preferenze personali, fotografie di Gisele Bundchen o del culo della Roberta, riviste che sono passate, negli anni, dall' intimo di Postalmarket, ai calendari Pirelli, ai fumetti porno giapponesi, fino a Playboy e Penthouse.
Attualmente gli ausili sono stati integrati dall'era di internet (youporn, yougiz e simili) e dei social network che rendono inoltre possibile una gioiosa condivisione dell'attività personale tramite chat e webcam, fino ai reali incontri (qui l'autoerotismo sfocia dunque in altre annose e brigose faccende da analizzare, quindi è un'altra storia).


Metto le mani avanti:

- "L'autoerotismo è praticato anche dalle donne, non fare tanto la figa intellettuale"

Risposta.

- "Sono la costante dedizione e l'impellente necessità fisiologica, che differiscono. C'è da tenere sempre presente che ha un suo ben deciso carattere, il sempre in prima fila - Testosterone"



Zerocalcare illustra benissimo lo spiegone di tutto ciò

 

 
*
(*L'altro 6% delle donne era in bagno nel momento del sondaggio).
 

giovedì 24 luglio 2014

La chiamavamo Esperienza. Ah, no. Era solo Semplice Evidenza.

Analisi spicciola di cose e fatti realmente accaduti a me e alla mia amica Anto (soprattutto se insieme).

Considerazioni più o meno ragionate con doverosa cognizione di causa:

- Un visagista, nel momento in cui ti guarda e ti fissa con insistenza le labbra, non ha in testa la scena di una tua fellatio, sta semplicemente valutando il grado armonico della tonalità Mauve Cindrè del tuo rossetto.

[da: "Incontri ravvicinati con visagista impegnato, durante l'anno sabbatico, nella valutazione delle coordinate astrali e delle tendenze trucco occhi PE 2015]

- I Dirigenti, in generale, sono noiosi e problematici perchè devono far quadrare il Bilancio. Meglio la categoria Bikers. Accaniti fumatori e dotati almeno, dico almeno, di tatuaggio in faccia.
La semplicità vince sempre.

[da: "Incontri balneari con lattoniere vicino di ombrellone. Seduto sulla sedia-sdraio. Necessaire da spiaggia: crema Nivea Blu per prevenzione screpolatura mani - quella che usano sui tetti, quattro pacchetti di Marlboro rosse, sette Beck's, solleone dalle 12 alle 16, disquisizione sul necessario rapporto rude uomo-donna, mascherato da un registro linguistico raffinato].

- Quando senti energia positiva te puoi pure magnà i Tarallucci coll' Amministatore Delegato - al quale sei poi costretta a fare da confidente quando ti racconterà delle sue tre amanti e proverà (in) direttamente a valutare una tua eventuale propensione nel metterti in lizza per il quarto posto.

[da: "Incontri aziendali con il detentore del potere decisionale per proporre un servizio interinale. Colui che è responsabile di un microcosmo, di una realtà della quale si sente signore e padrone. Nella sua testa si sta chiedendo se anche tu potresti farne parte. Probabimente state pensando a due diverse tipologie di forniture però]

- L' errore più grave quando conosci un uomo è il volere per forza -  a tutti i costi - farsi apprezzare, farsi conoscere, farsi valere, far sapere che si è brave e che no - mica lo facciamo con tutti, di scrivere quelle robe lì, di comportarsi così, cioè che magari la prima sera ci si diverte e non si deve rendere conto a nessuno.

E invece, io dico. Ma chissenefrega.
Di far davvero capire come sono, chi sono.
Sono io che devo capire quando davvero ne vale la pena, di farmi conoscere. E di divertirmi, anche.
Imparare l'arte dell' accurata selezione.

[da: "Riflessioni su inaspettati inviti e incoerenti comportamenti maschili. Quanto il mondo sarebbe migliore se solo la smettessimo di cercare sempre una spiegazione a tutto]

- Il più necessario e impellente "in bocca al lupo", quello più utile e sentito, non è quello per un appuntamento, un esame o un colloquio. E' quello rivolto con il cuore ad un tuo caro amico che decide imprudentemente di trascorrere una Domenica di Novembre dentro l' Ikea.

[da: "Riflessioni sulle urgenze di arredare casa. Sul poco tempo libero. Sul numero di pezzi di cui può essere composto un Malm. E sulla lungimiranza degli Svedesi nel rapportare tutto questo ai tuoi 48 mt quadri calpestabili]

- Agli uomini supponenti, un filo egocentrici, che pensano di governare ogni singolo equilibrio terrestre, nel momento in cui ti dicono "non ti innamorare" è bellissimo rispondere "scusa, di chi?".
Nella vita è da provare, fosse anche solo per vedere la faccia.

[da: "Incontri con Colui che nulla chiede, tutto può, prende, non si espone, non racconta, nulla lo scalfisce, ed è arrivato il giusto contingente momento di fargli capire che ti fa annoiare a morte]

- Non impareremo mai a fare il coniglio come nostra madre. Inoltre, le tende sono sempre argomento di grande attualità, quasi quanto il meteo.

[da: "Riflessioni dopo una cena insieme, con le tende nuove, il coniglio nostrano e una bottiglia di Lambrusco]

- Sms o Uazzapp con messaggi maschili che contengono un numero superiore alle nove parole, articoli compresi, possono essere paragonati alla Rivoluzione d' Ottobre o all' Hamburger del Caffè degli Artisti di Cesenatico.

[da: "Riflessioni sulla dicotomia: discorsi prolissi, particolareggiati ed esaurienti corredati di grande enfasi, barocchismi e merletti - donna - VS discorsi asciutti,  scarni, concisi, laconici e lapidari - uomo. Basta guardare la quantità di colore verde della vostra chat di Uazzapp in confronto alla sua "]

FINE.




venerdì 27 giugno 2014

Sesso. (Questione di Feeling? No. Di Ego).

Succede così.

Dopo una certa età, ipoteticamente sui 30 o giù di lì, è abbastanza auspicabile aver capito due cose sulla faccenda in questione: l'uomo vuole fare sesso, sempre e comunque. Non importa con chi, come, dove e quando.
La donna vuole fare sesso, già, ma vuole anche che la questione sia un pochino più ricamata e abbellita da nastri, lazzi e fiocchetti. Cosa più importante, tenuta rigorosamente segreta (soprattutto nel caso in cui la coppia non sia riconosciuta a livello sociale).
Inoltre, la donna sa benissimo che l'uomo la corteggia per potersela scopare prima possibile (che poi, intendiamoci, non è che sia poi così deplorevole, è la natura che fa il suo corso, no?) e non esce con lei per sapere qual'è il suo sogno nel cassetto, se ha fatto budget, quante partite di tennis ha vinto o per cenare insieme.
NO.
Per fare sesso.

L'uomo è molto semplice e se la sa raccontare molto meglio di quella che è (beato lui).
La donna lo sa benissimo, è che a spera che non sia così: lei, inizialmente, vorrebbe mostrargli il corredo neuronale del cervello. E l' uomo, in prima battuta, solitamente non ce la fa. Proprio non lo nota. (Nel raro caso dovesse casualmente notarlo, si spaventa. Agli uomini piacciono le donne che capiscono poco, che stanno al loro posto e che non rompono i coglioni).
I complimenti e le sviolinate che fanno gli uomini hanno un ben preciso obiettivo. Ergo, non è necessario credere a tutto quello che dicono.
Basta un 27%.

E fin qui siamo su un livello concreto. L'uomo e la donna che fanno sesso.

Bene.

Poi c'è la categoria del "Vorrei ma non posso".
Quelli a cui piacerebbe fare sesso, se solo lo facessero. Ma non lo fanno.
Sono le Profumiere e i Profumieri (sì, esiste anche il genere maschile, in costante diffusione).
Ovvero sesso a livello platonico. Terribilmente noiosi.
Ovvero chat, messaggini, pensierini, bacini, cuoricini, telefonatine studiate Ad Hoc.
Ovvero.
La soddisfazione di queste personalità dall' Ego ben sviluppato - ma pallosissimo  - è la sola consapevolezza dell'esistenza di un consistente quantitativo di probabilità che il Lui o la Lei in questione cadrebbero nella tana del Lupo al solo segnale di "Ready? GO!"
Poi, coerentemente con la definizione, nessun tipo di azione concreta nella direzione sopra indicata.
E' la sola idea di POTERE che solletica l' Ego (probabilmente anche l'onanismo fai-da-te).

Soprattutto l' Uomo Moderno è abituato a essere corteggiato e assediato da messaggini, chiamate, ricerche estenuanti, quindi non ha intenzione di fare molti sforzi. Non ne ha bisogno. Si nota una repentina inversione di quelli che erano i ruoli di una generazione fa.
Quindi si permette con frequenza anche il lusso di rifiutare, di farsi negare, di non rispondere, di non scopare.
Già. Come se non gli piacesse poi così tanto, la f**a.

Se la preda è troppo facile, l'Uomo Moderno (e anche quello Antiquato) perde interesse.
Dai, è vecchia come il cucco, ma è così. Sempre.
E' un assioma datato anno 345 Avanti Cristo.

Suggerimenti per la prima categoria:

- restare lucidi e in salute, ovvero cercare di mantenere l'energia che si riserva al sesso prima dei 35 anche dopo tale soglia e non sublimare il tutto con l'estenuante ricerca di un ristorante su cui nessuno dei commensali abbia obiezioni (e qui prendo spunto da Guia Soncini) oppure con l'organizzazione del calcetto saponato e la conseguente accoppiata panino, tre doppio malto e rutto libero alla sagra di paese.
- Uomini anche se fingete, continuate a corteggiare. Siate brillanti, simpatici, ironici e frizzanti. Ma uomini con le palle. Concreti. Sul pezzo, come dire.
- Donne anche se fingete, continuate a credere al corteggiamento, ma NON innamoratevi a priori. Non fate gli zerbini. Non cercate troppo. State a guardare cosa succede, senza fretta alcuna. Senza aspettativa alcuna. Premiate chi se lo merita. Bastonata o zuccherino. Siate sveglie.
- Per tutti: prego mantenersi aplòmb. Dopo i 35 poi è prioritario per la conservazione della specie.
No Crocs e infradito consentita solo in spiaggia per lui, no intimo leopardato o zeppa bianca per lei.
No.

Suggerimenti per la seconda categoria:

- avrete tanti rimpianti. Quindi, non esagerate con il tirarvela.
Donne, dopo 'na certa nessuno vi tromba più (avete idea delle ventenni di oggi? no, dico, le avete viste? Mannaggialdemonio).
Uomini, le donne si stancano dell' uomo che se la tira, non va più di moda. Anche perchè diciamocelo, noi non saremo Kate Moss ma neanche voi Claudio Marchisio.

[*se Claudio Marchisio dovesse inavvertitamente leggere questo post, per volore di divina provvidenza, vorrei chiarire che non me la tiro affatto, che non rompo i coglioni e che so fare benissimo i cappelletti emiliani. EH? SI?? Cioè, insomma. Per dire. EH?? SI?? Per emergenze chiamare 33978***** ]







giovedì 6 febbraio 2014

La necessaria distinzione tra Jedi e Sith: guida pratica a come riconoscere Darth Vader nel Paese delle Larghe Intese.




Continuamo davvero a rendere la vita del nostro Bel Paese alla stregua del Pianeta Morte Nera?
Chi ancora ha il coraggio di subire una qualsivoglia Fascinazione dal Lato Oscuro della Forza?
Non abbiamo ancora capito che la trasformazione in Darth Vader è già stata completata?
Come possiamo ovviare a un generale senso di disfacimento che cala come un ineluttabile sudario sul destino dell’universo?

Se non sappiamo riconoscere i Cavalieri Jedi del caso - vuoi per incapacità nostra, vuoi per mancanza di, vuoi per Antani - almeno impariamo le elementari tecniche di sopravvivenza e a liberarci dal male.

Keep the Ass as Safe as Possible.

giovedì 30 maggio 2013

Contabilità Esistenziale.



Quante volte, in una vita, finisce il Mondo?

Provo a contarle.
Sicuramente mi sfuggirà qualcosa.

Ogni volta che cambi lavoro, che cambi casa, che finisce un amore, l'ultima pagina di un libro, l'ultimo yoghurt nel frigo, quando qualche amicizia va a farsi benedire, l'esame di Maturità e poi quello di Stato, l'ultimo giorno di vacanza, di scuola, l'ultima birra della serata, l'abbraccio prima di andarsene, un sorriso che non ti è più dato ricevere, la carta vuota dell'hamburger più buono.
Etc periodico.

Ah, dimenticavo.
La Domenica sera finisce sempre il mondo.
Regolare.
Sempre.
Per tutti.
Puoi anche non ammetterlo ed essere sereno, la domenica sera.
Ma il mondo, incurante di quello che stai pensando o che stai facendo, finisce.
E ti manda un po' a fare in culo.
Che tu lo voglia o no.


E ricomincia sempre*, il mondo, quando succede che finisce (a meno che tu sia morto per davvero, nel senso fisico del termine).
E hai paura che sia un mondo più difficile, più brutto, che non sai bene se hai le competenze necessarie per starci dentro, tenere la testa fuori dall'acqua (magari, fosse solo acqua) e trovare il tuo ruolo.
Perchè, comunque sia, è un mondo diverso da quello di prima. Non sai se migliore o peggiore. Non ci è mai dato saperlo (a meno che tu sia Nostradamus o la Monanca di Dresda - che, per dovere di precisione, hanno poi previsto delle gran cazzate anche loro).
Quello che si puo' fare, il comportamento più saggio è (sarebbe) quello di iniziare una fase di conoscenza del nuovo mondo e di adattamento a quelle coordinate spazio-temporali che i nostri neuroni non riconoscono ancora.
Vedere l'effetto che fa, provare. Con la nostalgia del caso, con i rimpianti del caso. Ma anche con i sollievi, le nuove possibilità, il posto nel cuore e nella mente per qualcosa d'altro.
Serve il tempo necessario, il tempo che serve.

Il tracciato della vita è tendenzialmente a fasi di salita alternate a fasi di discesa. Si presuppone (è bello presupporre, ma è facile che sia così secondo la mia 31enne esperienza del vivere) che dopo una gran faticata, dopo un gran dolore, una soffereza, le cause avverse, le tempeste di maggio e del cuore, arrivi un momento per riposarsi. Per tirare il fiato, vivere, adattandosi a quel cambiamento di cui sopra, facendolo proprio e trovando dei nuovi punti di vista, dei diversi modi di vedere il nuovo mondo che ci sta capitando.
E quanto più è funesta la salita, quanto più sara' probabile una salda consapevolezza, una più alta soglia di crollo.





Ce lo hanno insegnato fin da piccoli, quando non volevamo la canottiera di lana. O quando volevamo mangiare con le mani sporche.

"Quel che non uccide, fortifica".

Da qui il postulato:

"Il nuovo mondo di tutti i giorni, quando non ti uccide - e tu puoi fare in modo che non - fortifica".

(Cerca riparo, cerca di proteggerti, sorridi come se avessi una paresi, cerca qualcuno che anche solo per qualche istante condivide con te la salita e ci si puo' abbracciare forte quando viene da piangere, che - per quanto la fatica sia uguale - aiuta).


*In effetti, mi viene di opporre una certa resistenza all'utilizzo di quelle espressioni che si usano nel gergo giovanile adesso "comesenoncifosseundomani". E' inutile ostinarsi a fare qualcosa, a bere, per esempio, oppure a divertirsi fuori dagli schemi, in modi assoluti e infinitesimalmente programmati, giusto per il fatto che un briciolo - seppur minimo - di coscienza infilata tra sinapsi aggrovigliate e quel che resta dell' anima dovrebbe portare a riconscere che ci saranno delle ovvie e nefaste conseguenze.
Il giorno successivo. Il Domani, appunto.
Proprio quello che noi pensavamo non sarebbe mai arrivato.

E invece, toh. Eccolo.
E stai piuttosto di merda.

(L'esperienza insegna che il Domani arriva - la probabilità è alta, insomma - e che faresti bene a tenere dei Moment e degli Oki nel cassetto del comodino).


 
 

lunedì 28 novembre 2011

E' meritevole colui che decide in merito al Merito?

Leggevo un articolo sulla meritocrazia in Italia e pensavo a questa cosa.
Partendo dall'inizio inizio, esiste una forma di meritocrazia, in Italia? Che tipo di meritocrazia è? E, soprattutto, è detentore di merito colui/coloro che decidono in merito al merito da conferire a colui/coloro ai quali è ipotizzato o dimostrato essere detentori di una qualche forma di merito?

La riflessione nasce dall' osservazione di quella che è la mia esperienza concreta. Pensavo a me, ai miei amici, ai conoscenti, alle persone che ho incontrato negli anni univesitari, lavorativi, di vita. Quindi, non faccio riferimento ad un campione attendibile per dimostrare qualcosa, ma è pur sempre una realtà. Per quanto piccola (che poi non credo nemmeno lo sia, così piccola, date le attuali statistiche), ma reale. Così.
Tra queste persone, coloro che hanno voluto e potuto intraprendere una percorso di studi più lungo, per esempio una carriera universitaria, quindi un percorso faticoso (si presuppone), costoso (sicuramente) sono proprio coloro che, una volta cresciuti e intraprese queste peripezie del cervello e incrementi dell' attitudine, in modo più o meno efficace d'accordo, una volta entrati nel mondo del lavoro, non si sono sentiti soddisfatti. Non si sono visti realizzati quelli che erano i progetti iniziali, le aspettative di partenza, e si sono sentiti venire meno quello slancio vitale che gli aveva dato un obiettivo a cui tedere, un bersaglio a cui mirare. Un motivo per giustificare la fatica.
E' venuta a mancare anche la concretezza del provare a fare, del mettersi in gioco e dell'avere uno stipendio a fine mese che permetta ad un ragazzo di rendersi autonomo dalla famiglia, oltre al costruirsi una propria vita indipendente. Queste cose non gli sono permesse, il più delle volte. Gli è permesso solo stare da parte, defilati, non opinare, non sconvolgere, non ribadire, non fare, non chiedere troppo, non osare troppo. Gli è permesso solo fare tutto cio' che gli viene detto, ma niente di più. E, ovviamente, niente di meno, pena la perdita del contratto di collaborazione a 500 euro al mese.

Questa dei trentenni di ora (tra i quali, io) è una generazione di sogni interrotti, di situazioni senza soluzione, di energie, idee, proposte buttate al vento, polveri di idee uccise lanciate nell' Oceano dall'alto di una scogliera, di cose iniziate e mai finite causa mancanza di spazi, di fondi, di luoghi, di strumenti, mancanza di tutto. Anche della carta igienica.
Chi si è laureato negli anni scorsi è passato (e, spesso, sta passando tuttora) attraverso odissee, frustrazioni, mancanza di fiducia e si vede crollata la progettualità. Si è accorto che non esiste più quel termine (che fa molto anni '70) "fare carriera", ma esiste solo una remota possibilità di trovare un lavoro più o meno stabile che permetta di togliersi dalla fascia del precariato.

Nel mio percorso lavorativo sono stata sia dalla parte di quella fa le domande per sapere se una persona puo' essere idonea ad una certa posizione, sia da quella che risponde alle domande per sapere se posso essere idonea ad una certa posizione.
E' difficile riuscire a vendersi bene ad un datore di lavoro che ti chiede come mai compaiono quattro diverse occupazioni negli ultimi tre anni. E spiegare cos'è che vorresti poi davvero fare.
Devi pensarci bene a cosa dire. La posta in gioco è alta quando per lo stesso posto ci sono altre trenta persone con il coltello tra i denti.
Il datore di lavoro deve e vuole indagare la motivazione. Bene. Mi chiedo, che motivazione potrà mai trasmettere una persona che ha studiato, ha pagato le tasse, rette universitarie, ha intrapreso viaggi su treni costantemente sporchi e in ritardo, e si è fatta un culo così per laurearsi, magari anche in corso (magari anche grazie alla fortuna di aver potuto fare dello studio il proprio unico lavoro) e poi si trova senza lavoro, oppure con un lavoro sì, ma gratis, o al massimo retribuito con il buono pasto.

Ecco. Mi chiedo che motivazione puo' trasmettere?
 Mi chiedo anche come si puo' fare, a costruirsi un futuro.

Quella domanda che ci hanno sempre fatto, da che mondo e mondo, per indagare la progettualità, l'aspettativa, l'attitudine: "come ti vedi tra dieci anni?"

A vent'anni, da brava ingenua, come è giusto che sia, avevo delle belle idee sul come raggiungere il trentennio. Costruttive, piene di speranza. Vive. Ora, a trent'anni, non riesco a vedermi in nessun modo. E' già tanto se vedo la fine del mese. Ci sono le bollette, l'affitto, le ingiustizie, le frustrazioni, le polemiche, la spesa del sabato, le incomprensioni, l' assicurazione, il da fare quotidiano, l'arrovellamento sulle solite questioni, le difficoltà, la fatica, la voglia di riuscirci, in un qualche modo, a sfangarla, a essere quello che si è. A trovare la soluzione giusta per noi. Nel purgatorio in cui ci incastra la vita.

Vorrei sapere quand'è che ci lasceranno fare quello che vorremmo fare, senza dover sgomitare così forte da lasciarci le penne, quand'è che ci lasceranno imparare quello che potremmo imparare a fare e a farlo anche bene, magari, noi trentenni con la motivazione infilata con decisione lì.

Nel culo.


venerdì 8 luglio 2011

Essere diretti (detto come va detto).

Esemplificando:





Ecco. Oggi gira così.
Un post cazzone da venerdì pomeriggio.
Non si poteva pretendere di più.
Senza fatica. Senza scrivere niente.

Detto come va detto.