Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







Visualizzazione post con etichetta Cose che ho fatto. (Che non credevo di poter fare).. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cose che ho fatto. (Che non credevo di poter fare).. Mostra tutti i post

giovedì 23 gennaio 2014

L'Arricchimento della Privazione.

 

Ci pensavo, come sempre a Gennaio, del resto.

Pensavo a quello che è stato il Bilancio del 2013.
Alla fatica del cuore, della testa, di braccia e gambe. Anche alla sua infinita Bellezza.
Alle comiche desuete piccole grandi gioie, alle tragiche, personalissime, incomprensibili interpretazioni di fatti realmente accaduti e di emozioni realmente provate.

Il lavoro da copy, lo snowboard club, la fine stagione direttamente dentro l'Ursus Park, i weekend con le mie amiche, la Paola che mi ha dato un sostegno infinito in un momento molto down, l'Anto, le persone che vedo poco ma che amo e che possiedono un po' delle mie cellule miocardiche.
Il tramonto al Rifugio Stoppani, il viaggio in Puglia con la Family e Trafic, il kite (grazie Marco, grazie sempre, grazie infinite), il lago e tutto il resto intorno - con la tenda nel campeggio di Marina e Giò, il materassino che è poi un modulo e non si gonfia, le sagre di paese, Dj Laghetto, il vento delle 7 del mattino, sdraiarsi a guardare il cielo sul lungolago che è proprio lungo come tutto il lago - a guardare bene.
Provare a fare le stesse cose in modo diverso, con persone nuove, con nuovi compagni di viaggio, di avventure, di belle giornate, osservare e diventare sempre più consapevole, dei meriti e degli errori, della riuscita e del fallimento. Dei limiti e del bello. Con le situazioni, con le cose, con le persone.
Il weekend a Deux Alpes, il falò del ferragosto in spiaggia. Le friselle. Il sole, il sale sugli scogli e la neve sulle piste. Paesaggi contrastanti e sensazioni di libertà.
Imparare a vivere l'incoerenza intrinseca con un pizzico di serenità e ironia, per salvarsi meglio. Per restare svegli.
Chi decide cosa è giusto, d'altra parte? Chi sta dalla parte della ragione? E, dov'è la ragione?

Ha ragione chi è felice.

La complessità  e la confusione di quello che vorrei che fosse, di quello che vorrei essere, fare, vivere in questo nuovo anno mi fa partire da una angolatura un filo diversa.

No buoni propositi, desideri, sogni, promemoria. No.
Solo spunti di riflessione su quelle che potrebbero essere rinunce utili, che danno valore, che arricchiscono (tentativi di, per stare low profile e umili).

- Ad avere l'ultima parola.
- A criticare e giudicare quello che fanno le persone intorno a me*. (Tutto - o quasi - cio' che ho giudicato o criticato l'ho fatto, prima o dopo).
- A guardare le persone con i miei occhi. E' l'aspettativa che frega, sempre. (Imparare a guardare le persone con i loro occhi, con le loro ragioni, con il loro mondo. Umiltà, possibilità).
- A lamentarmi di quello che non riesco a fare/a essere/a vivere. (La sfiga non esiste, esistono solo situazioni più o meno difficili da affrontare, proprio ad hoc, per ognuno di noi).
- Alle parole, ai gesti e ai pensieri offensivi. Non servono mai a niente. Solo ad allontanare/rsi.
- Ad accendere la tv e guardare 10 minuti di tutti i canali: da Otto e mezzo, a DMAX, i film degli anni '90 su Iris, Wipeout, Real Time, Focus, Sport Tv, I Puffi (serie originale con i primi disegni), Resident Evil, Colombo, Arnold. (Il Digitale mi ha reso dispersiva).
- A iniziare 3 libri contemporaneamente, pensando (ingenuamente) di finirli prima.
- A sentirmi in colpa, anche quando non dovrei.  A dare la colpa, anche quando non dovrei.
- A considerare problemi miei quelli che sono problemi altrui e viceversa. (Attenzione alla delicata fase di discernimento delle due categorie).
- A restare troppo tempo con il broncio, triste. Oppure agitata, preoccupata. (Lo stomaco ringrazia).
- Ad arrabbiarmi per niente, a volere sempre il controllo di tutte le situazioni che vivo, che accadono (lascia che sia, cazzo. Alle volte sì, lascia che sia. Dicono che la vita sa bene quel che fa).
- A prendermi troppo sul serio. (Che palle).
- A voler provare tutti gli sport esistenti in natura (sviluppando pertanto un tratto di personalità definito come "decisionalità").
- A qualche abitudine, come quella di fare sempre le stesse cose. (E provare, valutare, guardare, fare attenzione).


La vita è troppo complessa per noi. Per essere compresa.
Ma possiamo tentare di darne una nostra interpretazione.
Che è quello che facciamo tutti i giorni, in ogni istante, in ogni frazione di secondo.


Con precisione, accuratezza e una fatica che sembra di scalare una montagna o stare sull' A1 a Ferragosto.
Per dire, ricordarsi i generi di prima necessità, ecco.


* Eccezione fatta per Silvio. Su di lui, vale tutto.

 
 


 

giovedì 8 agosto 2013

Cose Nuove.

Semplicemente,
grazie.
 
Grazie per avermi trasmesso così tanto, in così poco tempo, di quella che è la tua passione per questo kite. Per questo vento. Per questi elementi ancora a me sconosciuti. Per questo sport che hai fatto diventare il tuo mestiere, imparandolo, amandolo e insegnandolo.
Insegnandolo con il cuore.
 
Grazie per avermi regalato un pezzetto della tua esperienza, per avermela spiegata e per aver avuto quella pazienza infinita che ti contraddistingue. Per il tuo modo di affrontare le giornate, l'entusiasmo che metti in ogni parola, in ogni gesto. Per l'attenzione e la professionalità.
E anche per le risate, le belle chiacchiere, la gentilezza, il good feeling che ho percepito e quell'accento che hai - così folkloristico.
 
Sono felice di aver iniziato questa esperienza nuova che ancora non so com'è, come sarà, ma che così, a pelle, mi ha già fatto emozionare e provare un infinito senso di Libertà.
Come un freeride di quelli fatti come si deve, quando c'è tanta neve, il paesaggio si avvicina alla mia idea di Perfezione e tutte le coordinate celesti sono al loro posto.
Sono felice di aver conosciuto una persona che mi ha saputo trasmettere la giusta motivazione, l'energia, l'entusiasmo, caratteristiche che così difficilmente si incontrano fuse insieme, che difficilmente riesco a trovare nelle persone, soprattutto mentre lavorano, mentre insegnano, mentre vivono.
 
Adesso dovrò avere tanta pazienza e cercare di migliorare, senza la mia solita smania di voler già sapere fare tutto e subito. Sfruttero' questa esperienza anche per confrontarmi con i miei limiti, per ricominciare da capo e rimettermi alla prova in qualcosa di nuovo, che non fa mai male, che fa restare l'umiltà necessaria, che fa crescere.
 
Grazie infinite per tutto questo.
 
 
E' quella luce che hai negli occhi che fa la differenza.
Quella delle Anime Belle.
 





 

venerdì 26 aprile 2013

In (sentimentale) Sintesi.



E come ogni volta.
Come ogni maledettissima stagione invernale.
Così come arriva Novembre, che decreta l'inizio.
Eccola subito lì.
Ecco che arriva Aprile a decretare la fine.
L'intrinseca necessità di contenere un termine perentorio, un limite temporale stabilito a priori, in un momento di inizio.
Come in tutte le cose, come in tutto il vivere.
Come se non fosse possibile il trascorrere di così tanto tempo attraverso quella che diventa una percezione falsata, resa poco attendibile dal personale significato attribuito a questo susseguirsi di ore, giorni, mesi. Un significato quindi solo "tuo". Unico. Che diventa un tempo infinitesimamente breve.

Arriva l'ultimo giorno.

La vista del paesaggio all'orizzonte.
L'ultimo pensiero dedicato al vissuto, al momento di essere lì, così in alto.
A 2600 metri. Dove le regole di vita sono un filo diverse, dove non ci sono uffici, orari,  cemento, dove nessuno ti dice cosa devi o non devi fare, non ci sono doveri, frustrazioni, obblighi,  dove tutto quello che è e che vivi è tale per il semplice fatto di aver avuto la possibilità di scegliere di dedicare del tempo, a questa tua passione.
Scegliere di vivere questa immensa bellezza, dove puoi portare con te le persone che ami, fare quello che ti va, in modo infantile - se vuoi - ma senza tante pretese, senza tante domande. Metterti alla prova, essere serena, senza problemi, con la tua tavola e la voglia di essere esattamente lì dove sei, con tutta te stessa. Imparare cose nuove, provare e riprovare. Fino alle ultime forze. Fino a che le gambe fanno male.
Con il sorriso delle persone con te che disarma e illumina gli occhi.

Come i colori del tramonto dietro il Grostè.





Tutto inizio' in un soleggiato giorno di Settembre, con una disperata ricerca di quella che sarebbe diventata la nostra casa-vacanze invernale, a Dimaro, in Val di Sole, e con l'aver poi trovato un pittore pazzo che stendeva mutande sugli alberi in giardino. [...]

Se dovessi elencare un po' di cose, così, random, come faccio ogni volta che finisce una stagione (un po' per la mia mania degli elenchi, un po' per poter fermare qualche attimo di suprema meraviglia, imprimendo il cuore e la memoria di nostalgia), ecco. Scriverei, all'incirca, queste cose.

Snowboard, in primis, la colazione allo Stoppani, la corriera che non passa mai, La Silvia e il secchio di spritz delle 16.00, la fatica, l' Ursus Park, la Mastellina - solo se agli 80 km/h - e solo con le due cunette da saltare alla fine, la tagliata del Dolomiti, la Mery e i suoi cagnoni, le terme, le lezioni con Giacomo, la neve fresca - tutte le volte che c'è stata, il mini kicker costruito al Tonale in un soleggiato venerdì di Gennaio, i nuovi grab e i nuovi trick provati e riprovati, i nuovi amici, Just Dance, il pigiama di Boni e i gatti per casa, la muffa sui muri, Cocco-Landia, la tendina della doccia - che come faremo senza, il Chiks on Board, Pschhhht, i film d' horror, il pandoro Mattonato, Team Chi(a)ppettes - con relativa giacca, i racconti di Robbi Villani durante il viaggio in ovetto - 25 minuti di puro delirio quotidiano, i legamenti stirati dai press, le cartelle, sbagliare sempre la velocità sull'ultimo salto, il divano con i microbi. La Pasticcera. Il bar a Daolasa, la pizza alla Spleuza. Il tramonto. Il freddo di casa, risolto a fine stagione. Gli insulti ripetuti a Dino Stanchina. Le noci e gli orsetti. Quel familiare, inconfondibile "profumo" di casa.






E come ogni volta, come ogni maledettissima volta.
Succede sempre.
Anche questa stagione è finita.

Lo sapevo.
(Certo, ma non mi ci abituero' mai, ai finali delle cose belle).




lunedì 27 agosto 2012

Ferragosto in Superpipe. (Innamorarsi molto. Delle 2 Alpi).

Non mi era mai successo.
Di trascorrere il giorno di metà Agosto tra i ghiacci, vestita da "neve" con maschera, tavola, guanti e scarponi.
Due settimane sublimi alle 2 Alpi, descrivibili - in sintesi - con 3 aggettivi:
- Indescrivibili.
- Incantevoli.
- Indimenticabili.

Prima settimana, camp SeipuntoNove. Seconda settimana, ABC snowboardcamp.



La giornata tipo.

Sveglia all'alba. Anzi ancora prima. Molto presto. Prestissimo.
(Un freddo assurdo).
(Sonno).
Scendere dal letto e salire sullo Jandri - la funivia per il paradiso, in "soli" 26 minuti.
Arrivare a 3600 mt. Dove lo spettacolo è maestoso (se non c'è la bufera), dove la quantità di ossigeno è inversamente proporzionale al numero di ancorette da prendere durante la mattinata. 
(Durante il tragitto: preparazione, cappello, crema viso protezione 50, ultima pennichella con testa appoggiata sulla lamina della tavola, barretta energetica semicommestibile, pan au cocholat appena comprato al forno e già spiaccicato nella tasca della giacca, valutazione dei vari ed eventuali dolori/blocchi alla schiena/carni grevi).

Iniziare la lezione con Mattia che - essendo sempre sostanzialmente di buon umore di prima mattina - decide di partire con un bel riscaldamento muscolare su una lastra di marmo puro di 6,5x140 mt. Il superpipe.

A seguire, giochiamo a "Snowboard" con Mattia che - essendo ancora a metà mattinata sostanzialmente di buon umore - chiama un po' di ground tricks base....bs 1, fs 1, bs 3, fs 3, nollie fs 1, bonk, butter pretzel  per arrivare presto a Montoia. (Giusto per stare sereni, partire easy e non prendere neanche qualche slaminata galattica. E beccarci tutte le lettere di "snowboard", oltre che lo stiramento del collo).

Esercizi sui box, qualche slide decente, in press, in back, in front, qualcuno di culo e qualcuno di faccia. O variante di slide con le ginocchia. (Collezionando il 47mo livido della settimana).
Passare in seguito alle run di salti, prima dritti con i vari grab poi con rotazioni: via libera alla creatività personale, sia per i grab - con il Tindy , ovvero tail Indy e il Napan, ovvero nose Japan - che per i tricks chiusi - da sottolineare il 270 e il 450, quelli più riusciti nel gruppo.

(Lampi di profonda disperazione negli occhi di Aie e Mattia).

Ps. Il tutto filmato e fotografato dalla Marty con mega zaino - per le correzioni serali.




Ore 12.00 si cambia sport.
Wakeboard.
Il ghiaccio diventa acqua. Le rincorse non sono mai sufficienti.
Sembra di stare un spiaggia  vestiti in Gore-tex, lana e roba tecnica - come dei coglioni.
Sopraggiungono svarioni e sensazioni di morte imminente causa caldo e/o stenti. (Chè hai fatto colazione 6 ore prima).

Obiettivo prioritario: risalire di nuovo sullo Jandri, viaggio di ritorno paradiso - purgatorio, con i soliti 26 minuti di attesa.
Surplus gratuito: una ressa che nemmeno in posta il giorno del pagamento pensioni. Che nemmeno a San Siro in giornata di Derby. Per capirci.
Fradici e puzzolenti di cane umido, sfiniti, affamati, compressi come sardine, riusciamo ad arrivare alla macchina.
Successivo obiettivo prioritario: togliere tutti i vestiti - proprio tutto e indossare costume, ciabatte e canottiera. Da perfetti vacanzieri, coerenti con la temperatura percepita al suolo.

Pranzo Hotel Grizzly.
Penichella doverosa su divano Hotel Grizzly.

La giornata tipo, nel pomeriggio, prevede la scelta tra una varietà di attività in base alle energie avanzate dalla  mattinata. (Per quanto mi riguarda, ho dedicato costanza e impegno all'area chill out del laghetto vicino al camp, oppure attività di stare distesa al sole, in piscina - oppure ancora, bevendo Mojihto durante il Pool Party di Willino).
Per  gli appassionati di DownHill, ABC offre la possibilità di fare un camp dedicato. Matteo è a disposizione per le uscite in bici - sia mattutine che pomeridiane - con noleggio attrezzature e protezioni. Anche per DH sono previste riprese video per le correzioni.
SeipuntoNove offre una varietà di attività programmate ogni pomeriggio della settimana: rafting, canyoning, commando, beach volley, down hill (un solo pomeriggio).

Altre attività a 2 Alpes: Mini da skate (con Dave e la Marti che provano nuovi tricks e ti insegnano a come non ucciderti per imparare a droppare), tappeto elastico, tiro con l'arco, neveplast, bob a rotelle, golf.
Insomma, tutto quello che ti pare.
Anche il Bungee Jumping e il parapendio.
 Anche la grigliata (che è sempre l'attività con la totalità delle adesioni).










Ore 20.30.
Cena Hotel Grizzly.
E conseguente....
Divano Hotel Grizzly: pop corn + birrette  per lo "spettacolo" delle correzioni video con Mattia e Aie.
Dopo le correzioni delle nostre prodezze quotidiane, direzione Smithys Pub e Mini, in centro a 2 Alpes, per ascoltare il Dj set di Willino - con un genepi in mano (o due, o tre...?!)  - cercando di non perdere i sensi causa stanchezza molesta.

Stupende giornate.
Stupenda 2 Alpi.
Stupendi i camp.

Stupendo un po' tutto (ragni in camera e cartelle a parte).


Ad ABC: Mattia Cavalca - per essere un maestro clemente, comprensivo con toni di voce pacati (Eh!), Aie Benussi - perchè si è divertito un bel po' a vedere i  tentativi sui kicker, Dave Romano - per avermi mostrato come si gioca invincibilmente a ping pong (con cappotto annesso), Willi Avignone - per lo stakanovismo nella continuità delle attività diurne/notturne (con dj set non stop), Martina "Corby" - per le foto, i video e per aver cercato di convincermi al suicidio con lo skate, Matteo Lupidi - per i percorsi estremi di DH (che ho solo guardato sulla mappa),  e......Alex* - per aver fatto da tappezzeria, sempre spalmato a pelle di leone sui pouf in giardino.

*(pappone mafioso quarantacinquenne con tutti i vizi della terra, imprigionato nel corpo di un ragazzino romano, sedicenne, con la tonsillite).


A Seipuntonove: Teo- per avermi spiegato che non è proprio così che si salta e per tutti i milioni di ancore in cui ha dovuto sopportarmi (e supportarmi), Depe - perchè il suo personalissimo credo prevede il fatto che si deve gasare sempre e comunque (anche se non hai dormito o se sei in una bufera di vento),  Albo - per le riprese video, gli accidenti al nuovo programma (e per avermi salvato con le chiavi dello chalet alle 2 di notte), Bezzi - perchè ancora c'è chi riesce a fare della propria passione il proprio lavoro, Bolla - per la sua enigmaticità, Spadino - per la gentilezza di ricordare ogni sera a cena la mia età (e i farmaci contro la vecchiaia), Dani - per tutte le info e la disponibilità, la Mari e la Michi - per la pazienza nei momenti di delirio da fame, Chef - perchè le crepes alla nutella e la raclette erano super (un po' tutto poi, era super), Mattia - perchè non capirò mai come  si fa a saltare in one foot senza rompersi tutti i legamenti delle gambe.

 Grazie ragazzi,
......Stay Rock e sempre molto gasati!!!










E poi ....Cri e Andre - compagni di viaggio, la Welly e Gada, la Marti, Walter, Giovanni, Noce, Salvo, Giacomo, Gabri, Lucone (soprattutto per aver battuto Dave), la Vale Mariotti, Adrian, Diego e la Chiara, Ciro e Lisa (che non si sono divertiti molto mi sa), Mirco e l' altra Chiara, Marci e la Fra, Lorenz, Andre per l' accento toscano e per avermi evitato il Viaggio della Speranza, la Sere e il Losco, la Cri, Sirio, la Marti, Frenki, Spd e Borda, miei compagni di Fiemme, Massi per l'accento contagioso romano....quelli sulle piste, quelli di Facciosnao sulle ancore......

.....per la quantità infinita di chiacchiere/consulti/consigli/aneddoti/presentazioni/punti-di-vista/risate.



Ps.
Eh vabbè.
Allora, saluto anche mia mamma che mi legge da casa.
(Portate pazienza. Amo gli elenchi).

giovedì 29 marzo 2012

Come sempre. E' così che va. E non ti ci abituerai mai.

E poi succede che finisce.

Come tutte le stagioni, come tutti gli inverni, le estati, come tutto. Termina. E passa oltre.
Passa oltre nell' infinito universo del tempo che scorre, delle situazioni che cambiano, delle cose che capitano, arrivano, vanno, vengono, si trasformano. Del  caos dovuto alle variabili che si incastrano più o meno, alle volte molto meno, alle volte in modo inaspettatamente perfetto.

Succede che devi cambiare vita, abitudini, che certe cose non ci saranno più. Ce ne saranno altre, ma quelle no. Devi archiviarle in uno scaffalino del cuore, della memoria, così dicono. 
Devi lasciare per un po' cio' che ami, cio' che ti ha rubato e bruciato il cuore per mesi. 
Per tutto l'inverno.


Che è poi quella cosa incredibile di legno e vetroresina su cui ci attacchi i piedi e ti porta in giro per le montagne, su in alto, giù in fondo, in terra, e fa male, anche. 
Che sono le giornate di sole che brucia e quelle con meno venti gradi che non riesci quasi a respirare, che sono le risate fino alle lacrime e le lacrime per le incazzature, per quello che non ti riesce. 
E ci provi e riprovi e riprovi. E riprovi.
Che sono le cene in casa con la salsa barbecue e la carnazza della macelleria di Vigo, il rosatello e l'aperitivo di mezzogiorno. La fatica, i crampi alle gambe, la schiena a pezzi. Il Risiko, svenire alle 17 sul divano perchè non ce la fai più, la cucina da sei utilizzata in diciotto. Provare i tresessanta sul divano, in pigiama (che pensi, massì ce l'ho. Ci riesco. Poi è tutta un'altra storia anche solo avvicinarsi a quel maledetto stacco, là in alto). 
Che sono le decine di culate sui box. La pasticceria Reinard - che i biscotti alle noci così non si erano mai mangiati. Gli accidenti ad una neve che non c'è mai stata. Il Pavone - che un pub così trash non si era mai visto, dopo il 1988. I cappelletti con il dado scaduto, la soia e tutto quello si puo' mettere, a caso. 
Che sono le coreografie in salotto, l'alba e il tramonto al rifugio Stoppani - che è una delle meraviglie più pazzesche, il volerci riuscire a tutti i costi, nonostante la paura, un sacco di paura, nonostante le gambe che tremano, le lezioni pratiche e quelle su youtube, il rumore della tavola sulla neve, certi paesaggi che tolgono il fiato. 
Che fanno quasi soffrire per la loro Eterna Bellezza, che al confronto niente e nessuno mai.


Che è la struggente attesa di un Venerdì sera. 
Che ti porta via. 
Per andare dove ami, con le persone che ami, a fare quello che ami fare. 
Per dare un senso, un significato solamente tuo a quello che percepisci come lo scorrere del tempo che, infilato minuto dopo minuto, anno dopo anno, momento dopo momento, diventa ciò che in genere si chiama Vita.

Senza troppi fronzoli.


Vich.
[November 2011- April 2012]

"Quando scopriranno che il mondo ha quattro dimensioni invece delle solite tre, si potrà andare a fare una passeggiata e sparire: niente lacrime, niente funerali, niente illusioni, niente inferni e paradisi"
                      Charles Bukowski











lunedì 4 luglio 2011

Ciò che non uccide, fortifica. Dicevano.

Succede che riuscite a organizzare una roba abbastanza carina, in quelle domeniche estive che c'è troppo casino per andare al mare. E non avete alcuna voglia di guidare, di stare in colonna, di bestemmiare per trovare uno spazio di sabbia libero, dove appoggiare una salviettina di 80x50 cm.

Succede quindi che andate al Lago, al Laghetto ai Portici per la precisione. Dove c'è il Wsp 2.0 il Wakeland System Park. 

E succede che viene fuori una giornata di quelle fighe fighe.

 Nonostante la fatica.
 Nonostante il giorno dopo ci sia un'alta probabilità che tu non abbia nessuna facoltà di movimento.
Causa lacerazioni a tutti i gruppi muscolari presenti nella geografia del corpo umano.






mercoledì 9 marzo 2011

Infinita Vertigine/Vertiginoso Infinito del Freeride.

5 Marzo - Castellier, Dietro Lastè, verso Passo San Pellegrino.
Ore 10.15
Salita a piedi, tavola in spalla.
Dopo 20 minuti, già tachicardia da infarto.
Ottima partenza atletica.

E' l'ultimo gradino prima di toccare il cielo (evitiamo frasi alla Federico Moccia, grazie).
E' l'ultimo secondo prima di realizzare che intorno a te c'è il più maestoso ed imponente Nulla.

Tranne lei, la Montagna.
Gli alberi.
Metri di neve.
A un soffio dalle nuvole.
L'aria è rarefatta. Come i tuoi pensieri. Un nobile silenzio avvolge tutto come in una atmosfera onirica e surreale.
Senti che non è possibile avere alcun tipo di pensiero. Tutta l'attività cerebrale è bloccata da una sottile ma intensa ansia,  una vertigine dovuta al fatto di essere là in alto, senza sentieri, senza strade, senza piste battute, nè rifugi. Nè chiasso, parole, voci.
Niente.
Solo il rumore della tavola che passa sulla neve.
L'attività fisica concentrata sullo sforzo, sulla fatica indescrivibile nei tratti in cui è necessario camminare sprofondando, con la tavola in spalla.
Ci sono momenti in cui credi di non farcela più - nè a salire, perchè camminare in quelle condizioni diventa impossibile dopo una ventina di passi, nè a scendere perchè gli alberi sono così fitti che hai paura di schiantartici contro (cosa peraltro successa molto frequentemente).

Poi ti fai coraggio, chè un qualche modo per scendere lo devi trovare.
Il bello è che non sai mai quando arriverà la fine di questo meraviglioso massacro. Quel "dai che manca poco" diventa ben poco attendibile. Anzi, rientra nel non classificabile.
Dopo l'incontro ravvicinato con il pino, segue quello con un cliff di quattro metri (in realtà scopri che sono poi molti meno, i metri, ma a vederlo da sopra sembra altissimo); poi incontri un fiume, nel quale stai per caderci dentro - e anche qui c'è da ringraziare qualche angelo custode - passaggi sul piano, in cui è necessario spingersi con le racchette e alla fine una stradina tortuosa di neve fresca  - fino giu', giù alla strada di Moena.

Ore 13.05, strada di Moena. 
(Mentre ti stacchi la tavola sei in trepidante attesa della riattivazione dell'attività cerebrale, rimasta quasi piatta per 3 ore).

Quando si verificano queste situazioni:

- Ritorna a circolare ossigeno nel cervello. 
- Il battito cardiaco torna sotto ai 120 al minuto.
- Passa il tremore costante.

Realizzi che.

- Sei riuscita a scendere.
- Hai l'asfalto sotto ai piedi. (Questo decreta un lacrimone di gioia. Gioia se non di redenzione, almeno di salvezza).
- Non era così semplice come ti era stato preannunciato (con inganno).
- Hai visto un paesaggio incredibile, forse il più bello mai visto nella tua vita.
- Non sei sicura di avere vissuto questa cosa davvero - o di averla solo sognata (te ne convinci riguardando le foto).
- Hai sentito in modo molto tangibile e concreto la definizione di "limite". Casomai te la fossi in un qualche modo scordata.
- Hai sentito l'orgoglio e la soddisfazione personale di averlo fatto.
(Nonostante questa sia andata un po' a scemare nella mezz'ora successiva in cui hai mangiato 3 panini, investito due bambini perchè non riuscivi più a fare una pista blu, dovuto assumere ricostituenti e dovuto dormire 10 ore di fila - 3 delle quali trascorse in uno strano dormiveglia in cui la sensazione era quella, come dire, come essere sommersa dalla neve, incastrata a testa in giu' tra un albero e una roccia.
Questo non è sempre sintomo di una fervida fantasia o di un istinto sublimato dal Super-Io. Ho capito che no, non sempre è così).

e:
- Probabilmente, almeno per un po', ti accontenterai di vederli in fotografia o da più in basso, questi panorami.


Grazie a L. per la pazienza, per aver fatto da motivatore, per avermi guidato in questa cosa che ho appena raccontato senza dono della sintesi.

Da sola non ci sarei mai riuscita:
1. perchè non si può andare da soli.
2. perchè, avessi avuto voce in capitolo, non avrei aspettato a chiamare l'elicottero oltre i dieci minuti.
3. perchè se non ci fosse stato campo nel telefono per chiamare il mezzo di soccorso, sarei ancora là.
4. perchè se anche fosse arrivato l'elicottero, avrei comunque sbagliato strada subito e non mi avrebbe trovata.
5. perchè, di fatto, sarei rimasta a fare le solite tre piste del comprensorio. Con sosta per wc, pranzo e crema solare. (Da volgare turista, insomma).