Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







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giovedì 19 maggio 2016

Everyday i write the book. (Come cantava il buon Elvis Costello)


Alle volte ho un rapporto poco sincero con la verità. Me la racconto molto più spesso di quanto creda. E' che le mie difese, con l'esperienza, con l'età anche, sono diventate padrone indiscusse di nodi lontani, di vicende passate e mai elaborate, delle caratteristiche imbottigliate in ciclici eventi all life long.

Dal successo che riscuotono, le serie tv credo possano essere paragonate ad una stramba forma di psicoterapia personale. Da autodidatti. Placano agitazioni, dolori, creano una immedesimazione nello scorrere della vita. Una specie di dopamina per il cervello e prozac per il cuore.

La cosa più difficile del dolore emotivo è la gestione della non consapevolezza del momento della sua cessazione. Cioè, per intenderci, sai che finisce - perchè finisce - hai già provato. Sì. Ma senza sapere quando.
Allora ecco che fai delle proiezioni, calcoli con un logaritmo, con le pivot o con una equazione complessa una assurda previsione di arco temporale, considerando tutti i fattori in gioco: il contesto, il supporto esterno, la capacità di accettazione senza fuga, le tue risorse, quella pulita resilienza che tiri fuori dal cilindro in queste speciali occasioni.
L'incoerenza intrinseca, quasi tragicomica, sta nel fatto che quando finirà dipende solo da te (e questo lo sai benissimo, ma ci si crogiola così bene nel dolore. Ci si riposa da matti).
Vietate deleghe, rimpiazzi, fughe, sostituzioni, rinvii a data da destinarsi, negazioni, trasferimenti ad altro domicilio.
C'è solo un fatto, limpido, chiaro. Sei solo tu che decidi quando vuoi stare bene con il tuo cuore. E spesso accade dopo un bel po' di tempo, quando tocchi il fondo, Quando arrivi giù giù, che di più c'è l'epicentro della terra (o la Cina, come nei cartoni animati).
E' la quantità di potere che conferiamo alle situazioni e alle persone, identificandoci con esse, che lo rende reale, tangibile. I dati che abbiamo a disposizione raramente sono oggettivi (escluso l'indice Nasdaq, il cambio euro/dollaro, la formula per calcolare l'ipotenusa di un triangolo e la teoria della relatività, ecco, quell'ordine di cose lì e basta).

A volere crescere succede che si scopre una gran cosa.
La fragilità. (E' una gran cosa perchè finalmente ti fai due cazzo di domande giuste. O, perlomeno, un tentativo pertinente)
Arriva, in modo definitivo, repentino e improvviso.
Mica da adolescenti, no. Lì si è invincibili, forti. Immortali.
E' a crescere che si scopre il lato oscuro, quella dimensione tanto nascosta quanto primordiale, parte costitutiva dell'antropologia dell'essere.
E' il mondo della solitudine, delle difficoltà relazionali e della complessità lavorativa, della paura che i tuoi strumenti possano non bastare, i conti mai chiusi con stanchezza, malinconia, rabbia, dolore, frustrazione, nostalgia. Del dover lasciare, o del restare senza.

Capire che le situazioni che non si possono cambiare sono da accettare. Che le situazioni e le persone che ci tormentano così tanto smettono di farlo solo nel momento in cui le lasciamo andare al loro corso, alla loro vita, pensando erroneamente di soccombere. Invece, è l'unico modo per essere liberi.
Da grandi si diventa fragili perché i ricordi preziosi sono di più e hai paura di dimenticarne un po', di perderti dei pezzi e anche perché le sfide si affrontano da soli, come sempre d'altra parte, ma più da soli del solito.
Da grandi è necessario convivere con le incoerenze anche, con le bassezze che fanno capolino ne giardino dei grandi valori su cui stai tentando di costruire la tua vita con coraggio, fatica e dedizione.

Pensavo questo mentre ascoltavo
Everyday I Write The Book/ Elvis Costello






sabato 10 ottobre 2015

Don't Wanted.

Fingere di amare per essere amata, per stare al sicuro, bella protetta dalla consapevolezza di qualcuno che mi cerca, che mi aspetta e magari mi supporta, anche. Mi protegge, Magari senza amarmi poi davvero. Semplicemente finge, proprio come me. Finge amore in cambio di tutta questa sicurezza e tentativi maldestri di allontanamento del senso di solitudine dato dalla condizione umana.
Fingere e poi abituarmi a questa finzione, non rendendomene più conto. Senza più farmi domande. Pensando sia reale.
Poi accontentarmi. Ancora abituarmi, radicando l'abitudine. Annoiarmi.
Con il tempo, frustrarmi.
E alla fine tradire.

Che poi tradire è tradirsi, in primis, tradire se stessi. Non sapere più chi sei.
Perdere i miei valori, perdere tutto, buttare all'aria i favori chiesti alle stelle cadenti*.
Perdere quel senso antico dell' esistere che così a fatica ho conquistato. Quel contatto con la parte più vera che è l'origine, l'abisso. Così doloroso, ma così vero e decisivo per conoscermi.
Per dare senso.

Ecco.
Questo è ciò che non vorrei nel mio futuro.

Non vorrei dover gestire quelle confusioni create da me, dal mio "non ascolto" del tumulto interiore.
Non vorrei sbagliare valutazioni, perdere del tempo.
Non vorrei perdermi. Trovare giustificazioni stupide a me stessa.
Non vorrei non sapere quale direzione è quella giusta (ah, già, dovrei saperlo?)

Non vorrei fingere, appunto.

*Cit. I Cani

(Ma ci si innamora o ci si abitua?)





martedì 21 ottobre 2014

The Meaning of Kaleidoscope.

Caleidoscopio
[ca-lei-do-scò-pio] s.m. (pl. -pi)


1 Apparecchio ottico costituito da un tubo di materia opaca che, rivolto verso la luce e girato lentamente, mostra figure geometriche e simmetriche, sempre diverse, prodotte da pezzetti di vetro mobili, riflessi mediante il gioco di due specchi piani disposti ad angolo

2 fig. Varietà di cose, di fatti mutevoli: un c. d'immagini, di avvenimenti





Va a finire che c'è sempre di mezzo quella cosa lì che non ha mica ancora capito nessuno. 
E nemmeno io eh, non l'ho mica capita. 

Che non esistono le certezze, nella vita. Che quelle che credo essere tali sono solo rassicuranti illusioni. Sono belle favole che utilizzo come espedienti per starmene qui, cercando di non morire di infarto da giovane.

Volendocisi avvicinare quanto più possibile, esistono quelle che "credo essere certezze" (ma che scoprirò non esserlo, nel breve-medio o lungo periodo), che fanno parte di una categoria concettuale molto diversa, in quanto annoverabili nelle credenze, appunto. Ovvero perfettamente soggette al libero arbitrio, al mio mondo di valori, autoinganni, momenti storici e punti di vista.

Esiste ciò che più si avvicina alla mia idea di certezza, ma è un avvicinarsi asintotico. Resta una sensazione di ineffabilità, di mancanza, di imperfezione.
"Certezza" è una parola che è già fuggita nel momento esatto in cui ho terminato di scriverla. 

La realtà è che la vita cambia sempre. Cambiano le stagioni dell'anno, del cuore, le sensazioni, i dettagli, gli stati d'animo. I momenti, i colori, le persone, le percezioni, il coraggio. La voglia di sperimentarsi. I contesti.
Come se ci fosse un piano divino (o infernale) un pochino sadico, diabolico. Che si diverte da morire a farmi scombinare, a rivedere, a ripensare, a domandarmi senza trovare risposta, senza trovare certezza, appunto. 
Ogni giorno devo rimettere in fila dei pezzettini, incasellarli, provare a dare una parvenza di ordine quanto più a me congeniale, sapendo già che domani sarà di nuovo scombinato. 
E' difficile quanto affascinante. Doloroso quanto significativo. 

Oppure ancora come se da lassù sapessero (qualcuno del gruppo divino, qualunque Egli sia)  quali sono le mie Paure, i miei Uomini Neri, i miei Lupi e me li riproponessero sotto forma di situazioni concrete, esperienze, scelte da fare, prove da superare.

Sviluppare queste caratteristiche di Personalità* potrebbe donarmi un'idea salvifica delle Tribolazioni Umane:

- Coraggio, Velleità, Virtù
- Cuore, Amore, Passione
- Bellezza interiore, Spiritualità
- Cervello, Sinapsi e neuroni ben connessi
- Umiltà, Rendersi conto di/che
- Intelligenza emotiva e sociale, empatia, comprensione, ascolto
- Leggerezza, dare il giusto peso
- Ironia e Autoironia, scherzare
- Calma, gentilezza, serenità
- Forza, tenacia, perseveranza, combattività

E poi, quella fondamentale. 
Quella senza la quale non c'è storia, non c'è soluzione. 

- IL CULO.


*Martin E.P. Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, ha messo a punto l'unico test disponibile on line scientificamente valido e gratuito per valutare le Caratteristiche di Personalità, il VIA Survey.

Il Culo non rientra nelle categorie, a ben guardare, ma credo l'abbiano omesso solo per la versione italiana che, si sa, in Italia devono sempre censurare le cose più divertenti e vicine alla Verità.







martedì 29 luglio 2014

Innumerevoli spermatozoi del Cervello.

E' facile fare sesso.

Il groviglio di corpi. Il provocarsi recoproco.
Il tatto, la vista, l'udito, il gusto, l'olfatto.
E' facile la stimolazione, la lascivia, quando percepisco un piccolo feeling di pelle.
E' facile giocare senza implicazioni con, senza dover spiegare che, preoccuparsi di, rendere conto a.
Si, anche per le donne. Abbiamo imparato anche noi. A fare ginnastica orizzontale. E' liberatorio, anti stress (toccasana per umore, pelle e capelli) e regala questa sensazione di consapevolezza mista a indipendenza se entrambe le parti prendono e danno niente di più e niente di meno di quello che si è in grado. Senza promesse, nè aspettative.

Però alle volte riporta al confronto, alla differenza sostanziale con una faccenda di diversa categoria.
Ovvero che.

E' difficile fare l'amore.

L'apertura emotiva. Il coinvolgimento. C'è sempre in sottofondo quella paura di  ferirmi. Mi racconto che no, non ne vale la pena. Il che spesso è vero. Ma, appunto, alle volte e' bello raccontarsela. E' comodo.
E' difficile creare quella confidenza e stima e complicità e rispetto e tutto maledettamente insieme con una persona che magari incontro a metà di un cammino che non conosco, che non comprendo, che ha leggi e regole perfettamente estranee e diverse dalle mie. Con un trascorso, idee, pensieri e difese dei quali nulla mi è dato sapere. Mi costringe ad andare per tentativi, ipotesi e interpretazioni - e si sa - le interpretazioni sono sbagliate. Quasi sempre. Perché sono figlie legittime dei miei criteri, appartengono al mio mondo dispotico di insindacabili giudizi e perentori punti di vista.
Una sorta di piccole città diverse e anche lontane magari, che provano a "relazionarsi" quando le basi sono già state gettate, i progetti già delineati, i piani regolatori approvati e i muri eretti. Con cemento e calce. Fatica e sudore. Pazienza, testardaggine e convinzione. Con la giunta comunale eletta, per di più. Pertanto la comunicazione risulta così complicata.

Se fosse così facile conquistare un cervello come conquistare un corpo il mondo sarebbe diverso. Sarebbe bello quasi sempre - anche quando piove tutto Luglio e quando grandina sull' auto, anche quando litigo con me stessa e mi faccio così incazzare - ci sarebbero più creatività, più idee, più empatie, tolleranze, spunti per imparare. Ci sarebbe l'impegno a volersi conoscere, comprendere, ascoltare in un gioco circolare e reciproco di punti di vista e squarci di vita.

Di conseguenza avremmo quel bagaglio prezioso di "cose che contano davvero" che peserebbe sempre di più, giorno dopo giorno, e arriveremmo alla fine dell'esistenza immobili - un po' per il peso e un po' per l'osteoporosi - ma con una ricchezza inestimabile dentro l'anima.

Quella che ci dice chi siamo e che nessuno mai potrà rubare.






venerdì 25 luglio 2014

Questione di Misure.

La consapevolezza dell'esatta quantità di energie investite e di identificazione in una questione o un progetto si acquisisce con maggior precisione solo e se quest'ultimi dovessero malauguratamente fallire o prendere direzioni diverse da quelle auspicate.

Il fallimento è l'indicatore che utilizzo per capire quanto mi sono identificata, quanto ho investito: solo esso mi porta alla realtà con la sofferenza che provoca. Quando le situazioni prendono direzioni diverse da quelle che avevo immaginato sento uno strappo. E quello che viene a mancare nel mio bagaglio è proprio quella quantità n di risorse che avevo investito nella direzione opposta, quella che per me era auspicabile. Ma che è rimasta solo "in potenza", vuota, oppure addirittura resta distrutta.

Per questo motivo mi sono ripromessa di imparare a bilanciare con cura la percentuale con cui mi identifico nei vari settori dell' esistenza. Ovvero, identificazione pressapoco allo stesso livello con amicizie, lavoro, hobby, sport, realizzazione personale, ambizione, snowboard, relazione più o meno fisica, relazione più o meno sentimentale, relazione più o meno spirituale, cuore, anima, vacanze, fatica, senso della vita. E ciappini vari.

Con più mi identifico con uno solo o con pochi settori tra quelli esistenti, maggiore sarà il senso di vuoto e di perdita, qual'ora dovessi perdere/sbagliare/essere sconfitta/non piacere/fallire.
Il rischio di essere disintegrata cresce al crescere della percentuale.

Vorrei sempre ricordarmi l'importanza del coltivare: amicizie, sentimenti positivi, serenità, situazioni e contesti diversi, hobby, passioni, marij**** (ops!), ricordi, interessi, persone.

Potrebbe essere vista anche come una raffinata forma di paraculaggine.
Io invece la annovero nell' abc, nel manuale di istruzioni per la sopravvivenza alla Vita.

(E per evitare gli attacchi di panico).



giovedì 24 luglio 2014

La chiamavamo Esperienza. Ah, no. Era solo Semplice Evidenza.

Analisi spicciola di cose e fatti realmente accaduti a me e alla mia amica Anto (soprattutto se insieme).

Considerazioni più o meno ragionate con doverosa cognizione di causa:

- Un visagista, nel momento in cui ti guarda e ti fissa con insistenza le labbra, non ha in testa la scena di una tua fellatio, sta semplicemente valutando il grado armonico della tonalità Mauve Cindrè del tuo rossetto.

[da: "Incontri ravvicinati con visagista impegnato, durante l'anno sabbatico, nella valutazione delle coordinate astrali e delle tendenze trucco occhi PE 2015]

- I Dirigenti, in generale, sono noiosi e problematici perchè devono far quadrare il Bilancio. Meglio la categoria Bikers. Accaniti fumatori e dotati almeno, dico almeno, di tatuaggio in faccia.
La semplicità vince sempre.

[da: "Incontri balneari con lattoniere vicino di ombrellone. Seduto sulla sedia-sdraio. Necessaire da spiaggia: crema Nivea Blu per prevenzione screpolatura mani - quella che usano sui tetti, quattro pacchetti di Marlboro rosse, sette Beck's, solleone dalle 12 alle 16, disquisizione sul necessario rapporto rude uomo-donna, mascherato da un registro linguistico raffinato].

- Quando senti energia positiva te puoi pure magnà i Tarallucci coll' Amministatore Delegato - al quale sei poi costretta a fare da confidente quando ti racconterà delle sue tre amanti e proverà (in) direttamente a valutare una tua eventuale propensione nel metterti in lizza per il quarto posto.

[da: "Incontri aziendali con il detentore del potere decisionale per proporre un servizio interinale. Colui che è responsabile di un microcosmo, di una realtà della quale si sente signore e padrone. Nella sua testa si sta chiedendo se anche tu potresti farne parte. Probabimente state pensando a due diverse tipologie di forniture però]

- L' errore più grave quando conosci un uomo è il volere per forza -  a tutti i costi - farsi apprezzare, farsi conoscere, farsi valere, far sapere che si è brave e che no - mica lo facciamo con tutti, di scrivere quelle robe lì, di comportarsi così, cioè che magari la prima sera ci si diverte e non si deve rendere conto a nessuno.

E invece, io dico. Ma chissenefrega.
Di far davvero capire come sono, chi sono.
Sono io che devo capire quando davvero ne vale la pena, di farmi conoscere. E di divertirmi, anche.
Imparare l'arte dell' accurata selezione.

[da: "Riflessioni su inaspettati inviti e incoerenti comportamenti maschili. Quanto il mondo sarebbe migliore se solo la smettessimo di cercare sempre una spiegazione a tutto]

- Il più necessario e impellente "in bocca al lupo", quello più utile e sentito, non è quello per un appuntamento, un esame o un colloquio. E' quello rivolto con il cuore ad un tuo caro amico che decide imprudentemente di trascorrere una Domenica di Novembre dentro l' Ikea.

[da: "Riflessioni sulle urgenze di arredare casa. Sul poco tempo libero. Sul numero di pezzi di cui può essere composto un Malm. E sulla lungimiranza degli Svedesi nel rapportare tutto questo ai tuoi 48 mt quadri calpestabili]

- Agli uomini supponenti, un filo egocentrici, che pensano di governare ogni singolo equilibrio terrestre, nel momento in cui ti dicono "non ti innamorare" è bellissimo rispondere "scusa, di chi?".
Nella vita è da provare, fosse anche solo per vedere la faccia.

[da: "Incontri con Colui che nulla chiede, tutto può, prende, non si espone, non racconta, nulla lo scalfisce, ed è arrivato il giusto contingente momento di fargli capire che ti fa annoiare a morte]

- Non impareremo mai a fare il coniglio come nostra madre. Inoltre, le tende sono sempre argomento di grande attualità, quasi quanto il meteo.

[da: "Riflessioni dopo una cena insieme, con le tende nuove, il coniglio nostrano e una bottiglia di Lambrusco]

- Sms o Uazzapp con messaggi maschili che contengono un numero superiore alle nove parole, articoli compresi, possono essere paragonati alla Rivoluzione d' Ottobre o all' Hamburger del Caffè degli Artisti di Cesenatico.

[da: "Riflessioni sulla dicotomia: discorsi prolissi, particolareggiati ed esaurienti corredati di grande enfasi, barocchismi e merletti - donna - VS discorsi asciutti,  scarni, concisi, laconici e lapidari - uomo. Basta guardare la quantità di colore verde della vostra chat di Uazzapp in confronto alla sua "]

FINE.




venerdì 11 luglio 2014

Omissis. Condizionali. Friday's Thoughts.


La play station e i social network hanno eliminato i giochi pericolosi.

Arrampicarsi sugli alberi, pattinare sull'asfalto, girare in due in bicicletta con quello dietro in piedi sul portapacchi, il calcetto nel campo piccolo, le discese dai garage con il bob quando nevica, affogarsi vicendevolmente in acqua e tutte quelle prove per le matricole nelle scuole superiori.

Oggi l'energia fisica viene sublimata in altri modi. Più sterili, più solitari.
A questa generazione di bambini è stata vietata l'esperienza del pericolo, sono stati privati della paura.
E con la paura si cresce.


 
A cosa rinuncio (dovrei rinunciare) per essere felice:

All'ultima parola, alla cautela, al dire - tengo il fare - , a cercare la conversazione ad ogni costo, a lamentarmi di quello che non ho - di quello che non sono, alle parole inutili che servono per una sterile rivalsa verso qualcuno che mi da fastidio o che non mi accetta per come sono.
A voler essere compresa ad ogni costo, alla paura dei cambiamenti.



Quando mi sdraio per terra, sul pavimento, in spiaggia, in tenda, sul tappeto, quando cioè la schiena viene proprio a contatto con il terreno, ecco, è come se il tempo di fermasse.  La mente si chiarisce. Penso meno, le sofferenze si alleviano.
Dovrei ricordarmi di farlo una volta al giorno.



Dovrei innamorarmi delle persone per come realmente sono e non per l'idea che ho di loro.
Le idee sono soggette al momento, allo stato d'animo, sono falsate da quei pochi elementi che mi colpiscono, ma che non fanno il tutto.
Un'idea è tanto attendibile quanto più riesce a considerare tutto lo scibile di elementi in gioco, variabili, contesto, mettersi nei panni di, empatia, conoscenza dei fatti, consapevolezza delle debolezze proprie e altri.
Prima di avere un'idea dovrei conoscere il maggior numero di elementi possibili.
Mai il contrario.


Se una persona non gioca, non sta al tuo scherzo - che comunque è uno scherzo di prontezza, ironia, gioco delle parti, insegui-fuggi-insegui-fuggi - allora è un problema suo.
Dovrei ricordarmi una cosa prioritaria: quando è il momento di lasciar perdere.


La bellezza svanisce, la perfezione del momento presente fallisce inesorabilmente nell'esatto momento in cui rendo qualcuno responsabile della mia felicità.
Per essere quella che sono ora non posso recriminare le mie scelte passate, soprattutto quelle che si sono rivelate sbagliate, le cose fatte male, le esperienze vissute, le debolezze mostrate, le vicissitudini disastrose, gli errori clamorosi, le sconfitte, le bassezze, le difficoltà, i cambiamenti che la vita ha deciso per me.
Sono queste falle, proprio queste, che mi hanno formato. E mi hanno permesso di conquistare piccole consapevolezze terrene.
Siamo il risultato di otturazioni saltate, sogni perduti, nostalgie struggenti, abbandoni, rifiuti, aspettative deluse, traguardi mancati, profumi d'infanzia, d'estate, di tigli e bomboloni appena sfornati.


Qualcuno che ai miei occhi è stato estremamente bello di spirito viene inesorabilmente annoverato tra le persone che hanno il tacito quanto inconsapevole compito di farmi da guida, nel complicato intreccio della vita che accade.


E per concludere in  leggerezza.

Dio disse ad Eva, quando mangiò la mela, "partirirai con dolore".
Omise una frase.

"...E avrai la cellulite per tutta la vita".







Morale: "dobbiamo essere buoni"














venerdì 27 giugno 2014

Sesso. (Questione di Feeling? No. Di Ego).

Succede così.

Dopo una certa età, ipoteticamente sui 30 o giù di lì, è abbastanza auspicabile aver capito due cose sulla faccenda in questione: l'uomo vuole fare sesso, sempre e comunque. Non importa con chi, come, dove e quando.
La donna vuole fare sesso, già, ma vuole anche che la questione sia un pochino più ricamata e abbellita da nastri, lazzi e fiocchetti. Cosa più importante, tenuta rigorosamente segreta (soprattutto nel caso in cui la coppia non sia riconosciuta a livello sociale).
Inoltre, la donna sa benissimo che l'uomo la corteggia per potersela scopare prima possibile (che poi, intendiamoci, non è che sia poi così deplorevole, è la natura che fa il suo corso, no?) e non esce con lei per sapere qual'è il suo sogno nel cassetto, se ha fatto budget, quante partite di tennis ha vinto o per cenare insieme.
NO.
Per fare sesso.

L'uomo è molto semplice e se la sa raccontare molto meglio di quella che è (beato lui).
La donna lo sa benissimo, è che a spera che non sia così: lei, inizialmente, vorrebbe mostrargli il corredo neuronale del cervello. E l' uomo, in prima battuta, solitamente non ce la fa. Proprio non lo nota. (Nel raro caso dovesse casualmente notarlo, si spaventa. Agli uomini piacciono le donne che capiscono poco, che stanno al loro posto e che non rompono i coglioni).
I complimenti e le sviolinate che fanno gli uomini hanno un ben preciso obiettivo. Ergo, non è necessario credere a tutto quello che dicono.
Basta un 27%.

E fin qui siamo su un livello concreto. L'uomo e la donna che fanno sesso.

Bene.

Poi c'è la categoria del "Vorrei ma non posso".
Quelli a cui piacerebbe fare sesso, se solo lo facessero. Ma non lo fanno.
Sono le Profumiere e i Profumieri (sì, esiste anche il genere maschile, in costante diffusione).
Ovvero sesso a livello platonico. Terribilmente noiosi.
Ovvero chat, messaggini, pensierini, bacini, cuoricini, telefonatine studiate Ad Hoc.
Ovvero.
La soddisfazione di queste personalità dall' Ego ben sviluppato - ma pallosissimo  - è la sola consapevolezza dell'esistenza di un consistente quantitativo di probabilità che il Lui o la Lei in questione cadrebbero nella tana del Lupo al solo segnale di "Ready? GO!"
Poi, coerentemente con la definizione, nessun tipo di azione concreta nella direzione sopra indicata.
E' la sola idea di POTERE che solletica l' Ego (probabilmente anche l'onanismo fai-da-te).

Soprattutto l' Uomo Moderno è abituato a essere corteggiato e assediato da messaggini, chiamate, ricerche estenuanti, quindi non ha intenzione di fare molti sforzi. Non ne ha bisogno. Si nota una repentina inversione di quelli che erano i ruoli di una generazione fa.
Quindi si permette con frequenza anche il lusso di rifiutare, di farsi negare, di non rispondere, di non scopare.
Già. Come se non gli piacesse poi così tanto, la f**a.

Se la preda è troppo facile, l'Uomo Moderno (e anche quello Antiquato) perde interesse.
Dai, è vecchia come il cucco, ma è così. Sempre.
E' un assioma datato anno 345 Avanti Cristo.

Suggerimenti per la prima categoria:

- restare lucidi e in salute, ovvero cercare di mantenere l'energia che si riserva al sesso prima dei 35 anche dopo tale soglia e non sublimare il tutto con l'estenuante ricerca di un ristorante su cui nessuno dei commensali abbia obiezioni (e qui prendo spunto da Guia Soncini) oppure con l'organizzazione del calcetto saponato e la conseguente accoppiata panino, tre doppio malto e rutto libero alla sagra di paese.
- Uomini anche se fingete, continuate a corteggiare. Siate brillanti, simpatici, ironici e frizzanti. Ma uomini con le palle. Concreti. Sul pezzo, come dire.
- Donne anche se fingete, continuate a credere al corteggiamento, ma NON innamoratevi a priori. Non fate gli zerbini. Non cercate troppo. State a guardare cosa succede, senza fretta alcuna. Senza aspettativa alcuna. Premiate chi se lo merita. Bastonata o zuccherino. Siate sveglie.
- Per tutti: prego mantenersi aplòmb. Dopo i 35 poi è prioritario per la conservazione della specie.
No Crocs e infradito consentita solo in spiaggia per lui, no intimo leopardato o zeppa bianca per lei.
No.

Suggerimenti per la seconda categoria:

- avrete tanti rimpianti. Quindi, non esagerate con il tirarvela.
Donne, dopo 'na certa nessuno vi tromba più (avete idea delle ventenni di oggi? no, dico, le avete viste? Mannaggialdemonio).
Uomini, le donne si stancano dell' uomo che se la tira, non va più di moda. Anche perchè diciamocelo, noi non saremo Kate Moss ma neanche voi Claudio Marchisio.

[*se Claudio Marchisio dovesse inavvertitamente leggere questo post, per volore di divina provvidenza, vorrei chiarire che non me la tiro affatto, che non rompo i coglioni e che so fare benissimo i cappelletti emiliani. EH? SI?? Cioè, insomma. Per dire. EH?? SI?? Per emergenze chiamare 33978***** ]







venerdì 16 maggio 2014

If you are tired, angry or hungry. Run with Faith (in Youth).

Una èquipe medica della McMaster University Dell' Ontario ha dimostrato che.

I roditori sedentari non solo si ammalano prima e più spesso, ma anche il pelo si deteriora.
Se costretti a correre senza sosta sulla ruotina, invece, ce l'hanno più lucido e folto, nonostante l'età*.

[*fonte: New York Times]

Conclusione:

I topi che in gabbia non si fermano mai portano meno i segni dell'età e sono più in forma.



Se ne deduce che:

Ritrovate motivazioni.
Datemi una ruota.
(E un paio di Nike)

mercoledì 26 marzo 2014

This is where the difficulty lies. [Trad: "E qui casca l'asino"]


"Qual è la domanda a cui avreste paura di rispondere dicendo la Verità?"



No. Non questa



La Verità dico eh!
Non la verità con la lettera minuscola. O quella omessa.

Quella!
La Verità Vera.

Mica cazzi.




In caso di incertezza, chiedere a loro*:





[*soluzione: Monty Python]

martedì 25 marzo 2014

E io che mi credevo. (Interpretazioni ostinate e contrarie).

Durante il mio percorso di lettrice, breve o lungo - a seconda del punto di riferimento che si utilizza  - ho osservato un fatto.

Un fatto evidente, semplice, perfettamente sincrono e preciso.

Sin dai primi due libri letti, nel lontano 1996, "Il Gabbiano Jonathan Livinstone" e "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", arrivando fino all' ultimo, letto ieri, "l' Arte della vita" di Zygmunt Bauman, ho sempre creduto di essere io a scegliere i libri da leggere.

Illusa.

Ho sempre pensato di decidere cosa leggere e quando. (Che in parte è pur vero, ma la relazione non è così unidirezionale come pensavo fosse). Invece, viene fuori che il "cosa" e il "quando" non sono così arbitrari.
Ovvero, la controparte fa il proprio gioco, la propria scelta. Sceglie o meno di essere lì, di farsi leggere, di farsi conoscere e interpretare. In quel preciso momento.

I libri si fanno trovare nell'esatto momento in cui abbiamo bisogno di loro, nell' esatto momento in cui vogliono dirci qualcosa di importante. Sono in grado di aiutarci, sostenerci, consolarci.
Ci rigenerano. Ci rendono forti o sensibili. Più consapevoli. Più adulti.
Ci "provano" ad una relativa verità adattabile alle nostre vicende personali.
Ed è un compito che assolvono sempre, come instancabili aiutanti, empatici amici, come amorevoli compagni di avventure, Spiriti-Guida presenti in ogni favola.

Leggendo tra le righe trovo risposte, ancora prima, trovo le giuste domande. Trovo ciò che mi stavo chiedendo, che mi stava arrovellando un po' il cervello. Ritrovo un pezzetto di me.
Credo che questo sia uno dei motivi per cui chi ama leggere, legge.
Con la differenza che sono i libri che ci scelgono, anche se siamo convinti del contrario.
Hanno un tempismo che spacca il giorno, la settimana, il momento.

E succede così un po' anche con i fatti della vita, con le persone, con le situazioni.
Succedono, "capitano" proprio per un  motivo, non sono mai random. Mai casuali.
Servono per capirci, per crescere, per capire gli errori e metterci alla prova nel campo di sperimentazione semplicissimo, struggente, fantastico, complesso -  tutto allo stesso tempo -  che è la vita.

Un delicato, sottile gioco di equilibri.
E di nervi saldi (come dice un caro amico).

Tanto difficile da comprendere e difficile da interpretare, quanto divertente ed entusiasmante se preso con la giusta dose di consapevolezza, leggerezza e ironia.

E AUTOIRONIA.
Nel bene e nel male.

L' autoironia è ciò che ci salva, la leva di emergenza che ristabilisce lo status quo.
Da tenere sempre presente.
(Anche durante la lettura della filosofia in South Park).



venerdì 30 agosto 2013

Punti Fermi. (L'importanza dei).

1- Ci sono delle cose che riescono facili, anche se ad una certa età non sei più sicuro di quali esse siano.
2 - Portare in valigia le scarpe da corsa e usarle al tramonto, tra i trulli salentini, regala una bella emozione.
3 - Perchè ci hanno dato sguardi così profondi sulla vita, anche quando non vorremmo? Anche quando non sarebbero così necessari a causa del dolore che portano con sè, un dolore secco, dritto al cuore?
4 - E' impensabile mangiare le interiora e le frattaglie animali.
5 - L' importanza del sedersi sul gradino davanti a casa e stare lì. Immobili. Come essere in Puglia. Come se al di là del muretto ci fosse il mare.
6 - Basta poco. Basta poco di più. Basta poco più di un Campari. Basta poco di più di un Campari, forse due. Sì, facciamo due. (Per essere sicuri).
7 - Il modo in cui alla fine uno vorrebbe piangere è quello totale, liberatorio, definitivo e necessario per sentirsi vivere, per sentire il rumore della vita che scorre.
Si potrebbe stare molto bene. E senza I-Pod.
8 - Un elemento che potrebbe alzare drasticamente la qualità di vità, oltre ad una casa al mare e una in montagna, credo sia identificabile in una fornitura di pasticciotti alla crema. A vita.
9 - L'amore cambia direzione, cambia forma, cambia terra, parametri, luoghi, circostanze. Cambia persone, case e città. Senza cambiare mai le sue leggi.
Non si esaurisce mai, ma non esiste quella esclusività che crediamo possa durare in eterno.
Questa è la nostra salvezza e la nostra condanna.
10 - Ordinare una pizza con la bufala e i pomodorini freschi.
11 - Quando sono in mezzo al lago, legata ad un kite (sono ancora soggetto passivo), ecco, vorrei qualcuno che stia li con me. A controllare che sia viva, che non mi stia facendo congestione la colazione, che non mi si incastrino i cavi nei piedi, che la vela non si arrotoli 14 volte su se stessa e che le boe restino educatamente a dovuta distanza.
Esisteranno dei volontari, che so, tipo dei water assistant, water-sitter?
11 a) - Quando sono in mezzo al lago, legata ad un kite, devo ricordare di disattivare le notifiche di Whatsapp*
12 - Ho sempre avuto paura della complessità. La complessità, a ben vedere, è ovunque. Per questo si ritorna al punto numero 3 e numero 6. Oppure si fa richiesta scritta di reincarnazione in personaggi tipo Costantino, Antonella Elia e compagnia bella.
Fino ad esaurimento scorte.
13 - Il bastare a se stessi. L'idea che mi trasmettono certe persone. Ecco, quella è. Il bastarsi. Congiunto alla consapevolezza esatta di cosa vuoi, dove sei, cosa stai facendo.
E farlo maledettamente bene.
14 - Mi fa molto ridere la gente che si iscrive in palestra l'8 Gennaio e il 1 Giugno, in preda dai sensi di colpa post-cotechino. La costanza media è di due settimane. Pero', se ci metti anche la sauna e il bagno turco sfiora il record dei 30 giorni.
(La coscienza pulita del poter affermare, "sono andato in palestra", omettendo cosa ci si è andati a fare, nello specifico).

* Per le uscite al lago il cellulare è obbligatorio.
(Questa tecnologia di ammazzerà. Tanto non si sente niente quando chiami in mezzo al lago).


martedì 18 giugno 2013

Sliding Doors Idiosincratiche

A) Nell' 80% dei casi:

Sei amata/o da una persona che tu, però, non ami.
Ti struggi d'amore per una persona che, però, non ti ama.

Spiegazione:
E fin qui.
Tutto normale.


B) Nel 19% dei casi:

Sei amata/o da una persona che ami.

Spiegazione:
E' solo questione di periodo storico. Sei all'inizio, poi  passa. Le/gli passerà. Tranquilla/o.
Con tutta probabilità tornerete a struggervi e a soffrire. Entrambi.


C) Nell' 1% dei casi:

Sei amata/o da una persona che tu, però, non ami.
Ti struggi d'amore per una persona che, però, non ti ama (torniamo al punto A)

Con una variabile nella spiegazione:

La persona che non ti ama, non ti ama 
- Perchè NO
- Perchè è innamorata/o del fidanzato/a della prima persona in questione.

Quella che ti ama.


Epilogo:

Aiuta sempre credere nell'esistenza di una Qualsivoglia Giustizia Divina.

Avere fede, aiuta.
Probabilmente.

Abbiate fede.





giovedì 6 giugno 2013

Neuroni che fanno conoscenza.

Tre riflessioni articolate di Oggi:

1. La velocità di ritorno alla mente dei ricordi dolorosi è direttamente proporzionale alla fatica fatta nel tentativo di Liberarsene.
2. Siamo tutti gli Stronzi di qualcun altro.
3. Uno degli Assiomi moderni è che il Moment 200 non scade mai.

(Anche qualche paginetta sul fuorigioco passivo, ma ve la risparmio).


 
 

giovedì 30 maggio 2013

Contabilità Esistenziale.



Quante volte, in una vita, finisce il Mondo?

Provo a contarle.
Sicuramente mi sfuggirà qualcosa.

Ogni volta che cambi lavoro, che cambi casa, che finisce un amore, l'ultima pagina di un libro, l'ultimo yoghurt nel frigo, quando qualche amicizia va a farsi benedire, l'esame di Maturità e poi quello di Stato, l'ultimo giorno di vacanza, di scuola, l'ultima birra della serata, l'abbraccio prima di andarsene, un sorriso che non ti è più dato ricevere, la carta vuota dell'hamburger più buono.
Etc periodico.

Ah, dimenticavo.
La Domenica sera finisce sempre il mondo.
Regolare.
Sempre.
Per tutti.
Puoi anche non ammetterlo ed essere sereno, la domenica sera.
Ma il mondo, incurante di quello che stai pensando o che stai facendo, finisce.
E ti manda un po' a fare in culo.
Che tu lo voglia o no.


E ricomincia sempre*, il mondo, quando succede che finisce (a meno che tu sia morto per davvero, nel senso fisico del termine).
E hai paura che sia un mondo più difficile, più brutto, che non sai bene se hai le competenze necessarie per starci dentro, tenere la testa fuori dall'acqua (magari, fosse solo acqua) e trovare il tuo ruolo.
Perchè, comunque sia, è un mondo diverso da quello di prima. Non sai se migliore o peggiore. Non ci è mai dato saperlo (a meno che tu sia Nostradamus o la Monanca di Dresda - che, per dovere di precisione, hanno poi previsto delle gran cazzate anche loro).
Quello che si puo' fare, il comportamento più saggio è (sarebbe) quello di iniziare una fase di conoscenza del nuovo mondo e di adattamento a quelle coordinate spazio-temporali che i nostri neuroni non riconoscono ancora.
Vedere l'effetto che fa, provare. Con la nostalgia del caso, con i rimpianti del caso. Ma anche con i sollievi, le nuove possibilità, il posto nel cuore e nella mente per qualcosa d'altro.
Serve il tempo necessario, il tempo che serve.

Il tracciato della vita è tendenzialmente a fasi di salita alternate a fasi di discesa. Si presuppone (è bello presupporre, ma è facile che sia così secondo la mia 31enne esperienza del vivere) che dopo una gran faticata, dopo un gran dolore, una soffereza, le cause avverse, le tempeste di maggio e del cuore, arrivi un momento per riposarsi. Per tirare il fiato, vivere, adattandosi a quel cambiamento di cui sopra, facendolo proprio e trovando dei nuovi punti di vista, dei diversi modi di vedere il nuovo mondo che ci sta capitando.
E quanto più è funesta la salita, quanto più sara' probabile una salda consapevolezza, una più alta soglia di crollo.





Ce lo hanno insegnato fin da piccoli, quando non volevamo la canottiera di lana. O quando volevamo mangiare con le mani sporche.

"Quel che non uccide, fortifica".

Da qui il postulato:

"Il nuovo mondo di tutti i giorni, quando non ti uccide - e tu puoi fare in modo che non - fortifica".

(Cerca riparo, cerca di proteggerti, sorridi come se avessi una paresi, cerca qualcuno che anche solo per qualche istante condivide con te la salita e ci si puo' abbracciare forte quando viene da piangere, che - per quanto la fatica sia uguale - aiuta).


*In effetti, mi viene di opporre una certa resistenza all'utilizzo di quelle espressioni che si usano nel gergo giovanile adesso "comesenoncifosseundomani". E' inutile ostinarsi a fare qualcosa, a bere, per esempio, oppure a divertirsi fuori dagli schemi, in modi assoluti e infinitesimalmente programmati, giusto per il fatto che un briciolo - seppur minimo - di coscienza infilata tra sinapsi aggrovigliate e quel che resta dell' anima dovrebbe portare a riconscere che ci saranno delle ovvie e nefaste conseguenze.
Il giorno successivo. Il Domani, appunto.
Proprio quello che noi pensavamo non sarebbe mai arrivato.

E invece, toh. Eccolo.
E stai piuttosto di merda.

(L'esperienza insegna che il Domani arriva - la probabilità è alta, insomma - e che faresti bene a tenere dei Moment e degli Oki nel cassetto del comodino).


 
 

venerdì 24 maggio 2013

Dati di fatto. (Da una analisi sperimentale).



Gli Svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no.
Ovvero.

Che esistono dei singòl con 50 mt quadri* calpestabili a disposizione.
In cui fare entrare un letto, un divano e un water.



*Da piccola sognavo una cucina con la penisola.
Poi, dal momento in cui ho capito che i sogni immobiliari si pagano al metro quadro - con Iva e Imu -  sono diventata grande, insomma, ed è successo che li ho ridimensionati, i sogni.

(Pure il piano cottura).


venerdì 17 maggio 2013

Blasfemia (una particolare accezione di).

Si parla dei cambiamenti, del nuovo governo, dei tagli sull'editoria, della crisi che non si risolverà a breve, del debito pubblico, del tasso di disoccupazione, del fatto che ci sono da trovare i soldini per  le riforme, insomma, di tutte queste cose che possono essere categorizzate alla voce Tragedie Attuali Quotidiane.

Sono momenti critici.
Difficili.
Momenti di grande incertezza per il Futuro.
Dove anche i valori umani sono messi in discussione.
Momenti che vedono poi anche Tragedie Attuali Minori.

Per esempio. Passino le decine di social network, passi Belen, Ruby e Barbara d'Urso, passi il ritorno della  zeppa, passi Mark Zuckerberg, i tatuaggi da spiaggia, le Crocs, passino tutti quelli che insegnano a fare cucina in tivvù senza sapere che la gente comune ha 4 minuti e 37 secondi netti per cucinarsi un pranzo, passino la sigaretta elettronica e il sushi, passi anche Fabio Volo.
E anche il cellulare all'esame di maturità, via.

Ma questo no.


Bisogna stare pronti a parare i colpi della vita.

mercoledì 25 luglio 2012

La Presumibile attendibilità della Lentezza.

Sabato mattina, centro, ore 11. Post colazione. Post spesa, circa.
Stavo cercando di sganciare la mia bicicletta da un palo sotto una cassetta delle lettere (ce ne sono ancora, di cassette per le lettere, in giro per la città). Quelle cassette grosse, rosse, attaccatte al muro, con la doppia fessura "Per la città"/"Per altre destinazioni".
Questa cassetta delle lettere, insomma, ha attirato la mia attenzione in quanto una vecchina mi ha chiesto, tendendomi una busta: " mi scusi, signorina (grazie per avermi risparmiato il "signora" come il tizio della salumeria) mi imbuca questa lettera, che io non ci arrivo?".
Ho guardato l'indirizzo scritto sulla busta per selezionare (senza troppa reattività) la fessura corretta. Salerno. Quindi, "Per altre destinazioni".
Da qui, una serie di considerazioni.

Dovremmo avere più spesso una lettera da scrivere e da imbucare (farlo sul serio, però, che di lettere scritte e mai spedite ne abbiamo tutti a badilate). Una lettera che attende un invio, un destinatario che dovrà compiere l'atto di riceverla e, presumibilmente, di leggerla.

La lettera rappresenta il tempo lento della comunicazione di un po' di tempo fa (nemmeno tantissimo, visto che quando avevo 15 anni le lettere le scrivevo, e ora ne ho "solo qualcuno" in più) quando le parole erano pensate e ponderate bene prima di essere scritte.

Una comunicazione "in differita", in cui il tono e i contenuti dovevano essere quelli, e si doveva essere sicuri che restassero tali anche per qualche tempo a seguire, almeno fino alla ricezione della stessa. Non c'era spazio per sbalzi d' umore, robe non pensate, cose inutili o pensieri momentanei.
Nello stesso momento venivano racchiusi più argomenti, a volerlo, e leggendo una lettera si aveva la sensazione di sentire l'energia della mano durante la scrittura, si sentiva il profumo dell'inchiostro, si vedeva il tipo di grafia, a simbolo di autenticità.
Come se le cose scritte, ferme, sulla carta fossero una prova tangibile di verità, di attendibilità. Di trasparenza.
Come se avessero un peso specifico diverso.

La chat di oggi permette di "giocare" con le parole, veicola comunicazioni di servizio, momentanee, veloci, senza attese, senza pretese. Permette di non essere seri, di rinviare decisioni, tergiversare, omettere, di scherzare, di vedere reazioni, modi e toni, di essere corteggiati/di corteggiare senza troppa fatica, di chiedere/dare impressioni "a caldo", di restare in contatto in ogni momento della giornata, con tutti. Un esserci sempre.
La lettera non concede tanto spazio per giochi di parole o di significati, trucchi, ambiguità volute o capitate, opportunismi del caso. Ha necessità complesse, richiede una introduzione, un corpo dell'oggetto, una conclusione. Sei nudo di fronte alla persona che la leggerà, senza sovrastrutture, con la tua forza e con la tua debolezza.
E' forse per questo che nessuno scrive più?  Non dico solo lettere, ma anche mail che hanno la forma di lettera. Mail che dicono qualcosa. E' forse troppo doloroso? Troppo faticoso mostrarsi davvero per quello che si è, fuori da Facebook e da Twitter?

Mi stavo chiedendo cosa avesse scritto la vecchina, nella lettera per Salerno.

Forse solo una disdetta di un contratto della luce.(E io sono una con una fervida immaginazione).
Gli auguri ad una figlia lontana.
O forse le sincere scuse a qualche sorella o fratello. A qualche familiare.

Avrei dovuto chiederglielo, forse me lo avrebbe detto. O forse no.

Ma avrei dovuto, visto che quella, probabilmente, è stata l'unica lettera imbucata in quella cassetta per le lettere, che nessuno, ormai, nota nemmeno più.










mercoledì 11 luglio 2012

ReStyling.



(Ph: Roberto Bragotto)

E niente. Da troppo tempo non mi venivano idee, non mi venivano in mente cose da scrivere, non solo nel blog. Niente in generale.
Non avevo più nessun tipo di ispirazione.
Vuoi il caldo. Vuoi le fatiche delle giornate lunghe e costrette nei tempi rigorosi del lavoro quotidiano. I piaceri e i doveri delle abitudini umane e il trascorrere imperturbabile del tempo.
E altre mille subdole giustificazioni.
Così che ho deciso di cambiare due o tre cosine del blog, qua e là. Ho cambiato le foto, i font, i layout, e ....ho aggiunto anche due paroline al titolo.

(On board).
Tra parentesi.

Semplicemente per questi motivi.

1. La maggior parte delle idee, dei miei appunti (mentali) e delle epifanie sinaptiche nel mio cervello prendono una forma (o presunta tale) nel momento in cui sono sulla tavola da snowboard. 
La passione per la neve, per lo snowboard, per la bellezza e la perfezione eterna delle montagne.

2. Alle volte, solo qualcuna, solo cinque o sei - o qualcuna di meno, forse, ho avuto qualche illuminante ispirazione provando a salire su altre tavole (skate, wake, surf). Ovviamente, anche la tavola dove se magna.

3. La parola board ha una infinità di significati e racchiude un mondo di sport e di attività. Un modo di essere. Un modo di vivere. Di fare. Di scommettere sulle cose.

[Board, trad.]
 
Abbordare, albo, arrembare, asse, bordo, comitato, cartone, consiglio, commissione, coprire, imbarcarsi, pasti, quadro, vitto, salire a bordo, tavola.

(Ph. Roberto Bragotto)

 Alle volte, realizzo che il momento di maggior felicità, di maggior completezza, serenità, libertà e tutte le sensazioni meravigliose che mi vengono in mente ora, sono quelle dei momenti in cui scendo da una pista lunghissima, senza nessuno, senza niente, nessun rumore, nessuna voce. Solo paesaggio infinito, bianco. Verticale. Preciso. Assoluto. Imponente. 

Sono quelle dei momenti che trascorro nei park, con le persone che amo. A cercare di imparare come si fanno le cose, in modo che siano fatte sempre un pochino meglio. Che sia sempre un po' meno difficile e faticoso anche quello che non avrei mai creduto di poter fare. 

Sono quelle dei momenti in cui allaccio gli attacchi e metto la tavola in posizione verticale.



Le passioni sono così. 


Impossibili da raccontare a chi ne chiede il motivo.
Impossibili da capire per chi non le condivide.



venerdì 1 giugno 2012

Ed avevamo gli occhi troppo belli.

E poi capisci quali sono le cose che veramente contano, a stare al mondo.

Non è che non lo sai, no. Non sei così sconsiderato o superficiale. No. E' che, quando le cose girano per il verso giusto, te ne dimentichi sempre un po'.
Quando, invece, succedono dei disastri, quelli veri, come quello che sta succedendo adesso nella mia Emilia, allora ti fermi a pensare. Rifletti e capisci che le cose che contano non sono i premi, le vacanze lontano lontano, le scorribande, le serate a fare casino. Cioè, sono importanti e sono parte integrante del vivere, ma nei momenti difficili, quando viene a mancare una persona cara, un tetto che ti protegge, dei vestiti per coprirti, la possibilità di sopravvivere, allora è diverso. La prospettiva e gli atteggiamenti nei confronti della realtà cambiano radicalmente.
Quando non c'è più la base per sopravvivere niente diventa più importante di qualcuno che ti è vicino, sia in senso di supporto concreto, rimboccarsi le maniche, che di supporto in senso affettivo, un abbraccio vero.
Sentire la disperazione nelle parole di quelle persone che hanno perso tutto, vedere le lacrime, le case rase al suolo, le persone che dormono in macchina, in tenda (quando ce le hanno),  riuscire anche solo a immaginare che una cosa così è successa qui, a pochi chilometri di distanza dalla mia città.
E che non è assolutamente possibile fare nulla, di fronte alla forza della terra che si muove e si muove e continua a fare dei disastri, a far crollare paesi, città, a terrorizzare le persone.
Quello che si puo' fare è dare un aiuto con i beni di prima necessità attraverso i vari punti di raccolta.

Il vero dramma non è il terremoto in sè, ma sono gli esiti del terremoto. Perchè il terremoto c'è sempre stato e ci sara' sempre. Il pianeta fa il fatto suo. La natura evolve, involve, moltiplica ed estingue, crea e distrugge, fa un po' come le pare. Ci regala, allo stesso modo, il sublime e l'inferno.

Ma è quello che abbiamo ed è necessario convivere anche con la miseria e la disperazione.
Cercando di limitarne i danni dove si può. Come si può.

A partire dall'edilizia, per esempio.