Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







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venerdì 17 maggio 2013

Blasfemia (una particolare accezione di).

Si parla dei cambiamenti, del nuovo governo, dei tagli sull'editoria, della crisi che non si risolverà a breve, del debito pubblico, del tasso di disoccupazione, del fatto che ci sono da trovare i soldini per  le riforme, insomma, di tutte queste cose che possono essere categorizzate alla voce Tragedie Attuali Quotidiane.

Sono momenti critici.
Difficili.
Momenti di grande incertezza per il Futuro.
Dove anche i valori umani sono messi in discussione.
Momenti che vedono poi anche Tragedie Attuali Minori.

Per esempio. Passino le decine di social network, passi Belen, Ruby e Barbara d'Urso, passi il ritorno della  zeppa, passi Mark Zuckerberg, i tatuaggi da spiaggia, le Crocs, passino tutti quelli che insegnano a fare cucina in tivvù senza sapere che la gente comune ha 4 minuti e 37 secondi netti per cucinarsi un pranzo, passino la sigaretta elettronica e il sushi, passi anche Fabio Volo.
E anche il cellulare all'esame di maturità, via.

Ma questo no.


Bisogna stare pronti a parare i colpi della vita.

mercoledì 27 marzo 2013

A voler essere Rompicoglioni.




Tarantino, nel suo ultimo film "Django", avrebbe potuto - con tutta tranquillità - risparmiarsi gli ultimi dieci minuti (il quale film sarebbe comunque stato annoverato tra i film "belli", quotati dalla critica e non di certo tra quelli sbrigativi o tirati via).

In questi dieci minuti finali, Django, uscendo dalla casa in fiamme, nell'ordine, compie alcune azioni così elencabili: - indossa un paio di occhialetti rotondi alla Snoop Doggy Dog - sorride spavaldo - fa' un po' il grosso (evabbè, come dargli torto, con quella mira assurda che si ritrova) - si fa ammirare da una Brumilda fresca fresca di salvataggio che applaude e sorride con gli occhi lucidi, come se fosse ad un concerto dei Backstreet Boys - e infine, esegue una specie di marcetta, una specie di passettino di danza.
Insomma, uno sfigatissimo balletto con il suo cavallo.

Django, eri già stato abbastanza figo, veloce e preciso, un perfetto cacciatore di taglie, arguto, muscoloso e sensibile, alla fine.
Per dire. Avremmo fatto anche senza vederti eseguire il balletto a cavallo.

Ecco.
Quei dieci minuti finali hanno rovinato un pochino il film.
A mio personalissimo avviso.

Ma tant'è. Tu sei Quentin.
Quindi Amen.

(I finali giusti li hai sempre decisi tu).





venerdì 3 febbraio 2012

Buone Idee, Buone Notizie.



Non ci si dimentica di cio' che è bello, con un senso, che ha fatto storia.
Di ciò che ci piaceva quando eravamo più piccoli, o anche solo più giovani. E a cui eravamo affezionati.

E questo bello, alle volte, ritorna.
Restando tale. Bello.

Non un pelo di meno.

venerdì 16 settembre 2011

Fastidiose e Attualissime Incoerenze Percepite.

Ci sono tre cose che ultimamente mi lasciano un po' così.
Perplessa. Ecco.

(Sarebbero svariate centinaia le cose che mi fanno questo effetto, ma per questioni pratiche, voglio sintetizzare).

Sono proprio queste tre che fanno a cazzotti con la mia moralità. Come dire.


1- La pubblicità del cane con il Moncler
2- Le Hogan Rebel
3- Le cazzate che dice (e che fa) la Gelmini





D'accordo ce ne sono due frivole, su cui si può soprassedere.
Ma, dico io.

1 - Può un Golden Retriever avere così freddo da voler essere imbalsamato in una mantella Moncler?

A tal punto da farlo assomigliare, in quanto a fattezze estetiche al bruco mela, e in quanto ad agilità ad un bradipo? Farlo diventare lo zimbello dei cani?
Un momento di riflessione.

2- Puo' un paio di Hogan, essere identificato con l'aggettivo "Rebel"?

Se penso alla parola "Rebel" mi viene in mente, che so, Keith Richards, la canzone di Bowie (o di Celentano), Pippi Calzelunghe, i pantaloni camouflage, Giovanna D'arco, Che Guevara, Patti Smith, Virginia Woolf, Salvador Dalì, i jeans strappati, quello dei Goonies con l'apparecchio. Che so. Una cosa così.

Ma le Hogan no.
Le Hogan sono quanto di più lontano alla mia categorizzazione nell'insieme di appartenenza della parola Ribelle.
Ci tengo a precisare.

3- Può un ministro (dell' istruzione per di più) disquisire in merito a dati (ad esempio la media di alunni per classe) con ultimo aggiornamento risalente a un'era giurassica (si scopre poi), ovvero al 2009?

Guarda caso, proprio PRIMA della riforma Gelmini.




(Non so se sperare che sia superficialità o malafede, la sua).







mercoledì 16 febbraio 2011

Si dimostra facilmente il quoziente di pallosità della TV (ne bastavano anche meno di 61)

Mi tocca ammetterlo.
Anche se mi vergogno.
Pero', dai. Lo ammetto.
Adesso che sono matura posso ammetterlo. Già. Ma sì, dai.
Adesso che ho scoperto Mick Jagger, Jimi Hendrix, Bob Dylan, David Bowie, Iggy Pop e Brian Eno, posso.

Anni '90. Scuole medie.
Tra "Bohemian Rapsody", "Imagine", "Radio Ga-ga" e "Lucy in the Sky with Diamond" ogni tanto ci ho infilato in mezzo - nelle mie playlist artigianali, in musicassette per Walkman Sony -  i Sottotono (ma di questi ho meno rimorsi, chè Fish e Tormento mi sembravano dei gran romanticoni quando cantavano "la mia lady-bird") e alcuni brani di un gruppo - che-adesso-vi-dirò-ma-sto-cercando-di-tergiversare - brani quali "Pray" ed "Everything Chenges".
Ehm, sì.
Loro. Quelli con la Doppia T. Quelli che vengono da Manchester.
Quelli il cui nome si traduce con "Prendilo". Eh. (E qui c'è da appuntare che i Gem Boy non sono poi dei creativi così d'assalto).
Quelli fisicati, tranne uno. Quelli che non sapevano cantare, tranne uno. Quelli che non sapevano nemmeno scrivere i testi delle canzoni, tranne uno. Quelli che pero' un merito glielo devo riconoscere: di aver contribuito all'iniziazione di un onirico e fantasioso immaginario erotico di noi quindicenni di allora.
Mi includo nel discorso - mi pare in un qualche modo doveroso (dopo la raccolta delle figurine, i poster attaccati in classe e la crisi esistenziale per non avere avuto il permesso per andare al concerto. IL concerto. Si parla di roba di vita o morte, eh).
Questo merito, comunque, si è dimostrato poi poco lungimirante, di fatto -  in quanto tutti gay (probabilmente) tranne uno.
(Ma a noi ragazzine ingenue non lo aveva detto nessuno che a Mark Owen sarebbe piaciuto molto di più il nostro compagno di banco in via di sviluppo con il ciuffo ingellato e la voce da transessuale - che la nostra scollaturina appena accennata dovuta a  prima mestruazione imminente).

Comunque.

Questo per dire che.
Rieccoli. 
Pronti a calcare il palco dell'Ariston (immaginatevi che in contemporanea della loro entrata plateale parta la musichetta di "Meteore" - D.Bowie "Starman").

Ah no? Boulevard Nostalgia, cazzo. 

Pure se un tantino invecchiati.
Pur sempre un tantino gay (Mark è sempre un gran figo, comunque. A mio avviso. D'altra parte si sa - i gay spesso sono esemplari sprecati per il mercato di abbordaggio femminile).
Formazione della vecchia guardia.

C'è che però, a me piace ricordarli così.

Quando ancora non avevo un'etica musicale. Quando ancora mi accontentavo di due cori e un balletto a caso.
E soprattutto, quando ancora ero ignara di un fatto: di quanto avrebbe massacrato i coglioni il Festival di SanRemo nella vita di ogni essere umano nato in questo paese contraddittorio. Per 61 anni consecutivi e chissà quanti ancora.




Ai posteri l' ardua sentenza.