Lapis and Notes
Lapis and Notes
Post Scriptum:
Welcome.
(To the Jungle).
"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".
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giovedì 19 maggio 2016
Everyday i write the book. (Come cantava il buon Elvis Costello)
Alle volte ho un rapporto poco sincero con la verità. Me la racconto molto più spesso di quanto creda. E' che le mie difese, con l'esperienza, con l'età anche, sono diventate padrone indiscusse di nodi lontani, di vicende passate e mai elaborate, delle caratteristiche imbottigliate in ciclici eventi all life long.
Dal successo che riscuotono, le serie tv credo possano essere paragonate ad una stramba forma di psicoterapia personale. Da autodidatti. Placano agitazioni, dolori, creano una immedesimazione nello scorrere della vita. Una specie di dopamina per il cervello e prozac per il cuore.
La cosa più difficile del dolore emotivo è la gestione della non consapevolezza del momento della sua cessazione. Cioè, per intenderci, sai che finisce - perchè finisce - hai già provato. Sì. Ma senza sapere quando.
Allora ecco che fai delle proiezioni, calcoli con un logaritmo, con le pivot o con una equazione complessa una assurda previsione di arco temporale, considerando tutti i fattori in gioco: il contesto, il supporto esterno, la capacità di accettazione senza fuga, le tue risorse, quella pulita resilienza che tiri fuori dal cilindro in queste speciali occasioni.
L'incoerenza intrinseca, quasi tragicomica, sta nel fatto che quando finirà dipende solo da te (e questo lo sai benissimo, ma ci si crogiola così bene nel dolore. Ci si riposa da matti).
Vietate deleghe, rimpiazzi, fughe, sostituzioni, rinvii a data da destinarsi, negazioni, trasferimenti ad altro domicilio.
C'è solo un fatto, limpido, chiaro. Sei solo tu che decidi quando vuoi stare bene con il tuo cuore. E spesso accade dopo un bel po' di tempo, quando tocchi il fondo, Quando arrivi giù giù, che di più c'è l'epicentro della terra (o la Cina, come nei cartoni animati).
E' la quantità di potere che conferiamo alle situazioni e alle persone, identificandoci con esse, che lo rende reale, tangibile. I dati che abbiamo a disposizione raramente sono oggettivi (escluso l'indice Nasdaq, il cambio euro/dollaro, la formula per calcolare l'ipotenusa di un triangolo e la teoria della relatività, ecco, quell'ordine di cose lì e basta).
A volere crescere succede che si scopre una gran cosa.
La fragilità. (E' una gran cosa perchè finalmente ti fai due cazzo di domande giuste. O, perlomeno, un tentativo pertinente)
Arriva, in modo definitivo, repentino e improvviso.
Mica da adolescenti, no. Lì si è invincibili, forti. Immortali.
E' a crescere che si scopre il lato oscuro, quella dimensione tanto nascosta quanto primordiale, parte costitutiva dell'antropologia dell'essere.
E' il mondo della solitudine, delle difficoltà relazionali e della complessità lavorativa, della paura che i tuoi strumenti possano non bastare, i conti mai chiusi con stanchezza, malinconia, rabbia, dolore, frustrazione, nostalgia. Del dover lasciare, o del restare senza.
Capire che le situazioni che non si possono cambiare sono da accettare. Che le situazioni e le persone che ci tormentano così tanto smettono di farlo solo nel momento in cui le lasciamo andare al loro corso, alla loro vita, pensando erroneamente di soccombere. Invece, è l'unico modo per essere liberi.
Da grandi si diventa fragili perché i ricordi preziosi sono di più e hai paura di dimenticarne un po', di perderti dei pezzi e anche perché le sfide si affrontano da soli, come sempre d'altra parte, ma più da soli del solito.
Da grandi è necessario convivere con le incoerenze anche, con le bassezze che fanno capolino ne giardino dei grandi valori su cui stai tentando di costruire la tua vita con coraggio, fatica e dedizione.
Pensavo questo mentre ascoltavo
Everyday I Write The Book/ Elvis Costello
sabato 10 ottobre 2015
Don't Wanted.
Fingere di amare per essere amata, per stare al sicuro, bella protetta dalla consapevolezza di qualcuno che mi cerca, che mi aspetta e magari mi supporta, anche. Mi protegge, Magari senza amarmi poi davvero. Semplicemente finge, proprio come me. Finge amore in cambio di tutta questa sicurezza e tentativi maldestri di allontanamento del senso di solitudine dato dalla condizione umana.
Fingere e poi abituarmi a questa finzione, non rendendomene più conto. Senza più farmi domande. Pensando sia reale.
Poi accontentarmi. Ancora abituarmi, radicando l'abitudine. Annoiarmi.
Con il tempo, frustrarmi.
E alla fine tradire.
Che poi tradire è tradirsi, in primis, tradire se stessi. Non sapere più chi sei.
Perdere i miei valori, perdere tutto, buttare all'aria i favori chiesti alle stelle cadenti*.
Perdere quel senso antico dell' esistere che così a fatica ho conquistato. Quel contatto con la parte più vera che è l'origine, l'abisso. Così doloroso, ma così vero e decisivo per conoscermi.
Per dare senso.
Ecco.
Questo è ciò che non vorrei nel mio futuro.
Non vorrei dover gestire quelle confusioni create da me, dal mio "non ascolto" del tumulto interiore.
Non vorrei sbagliare valutazioni, perdere del tempo.
Non vorrei perdermi. Trovare giustificazioni stupide a me stessa.
Non vorrei non sapere quale direzione è quella giusta (ah, già, dovrei saperlo?)
Non vorrei fingere, appunto.
*Cit. I Cani
(Ma ci si innamora o ci si abitua?)
Fingere e poi abituarmi a questa finzione, non rendendomene più conto. Senza più farmi domande. Pensando sia reale.
Poi accontentarmi. Ancora abituarmi, radicando l'abitudine. Annoiarmi.
Con il tempo, frustrarmi.
E alla fine tradire.
Che poi tradire è tradirsi, in primis, tradire se stessi. Non sapere più chi sei.
Perdere i miei valori, perdere tutto, buttare all'aria i favori chiesti alle stelle cadenti*.
Perdere quel senso antico dell' esistere che così a fatica ho conquistato. Quel contatto con la parte più vera che è l'origine, l'abisso. Così doloroso, ma così vero e decisivo per conoscermi.
Per dare senso.
Ecco.
Questo è ciò che non vorrei nel mio futuro.
Non vorrei dover gestire quelle confusioni create da me, dal mio "non ascolto" del tumulto interiore.
Non vorrei sbagliare valutazioni, perdere del tempo.
Non vorrei perdermi. Trovare giustificazioni stupide a me stessa.
Non vorrei non sapere quale direzione è quella giusta (ah, già, dovrei saperlo?)
Non vorrei fingere, appunto.
*Cit. I Cani
(Ma ci si innamora o ci si abitua?)
venerdì 25 settembre 2015
Complicati Puzzle Tardivi.
A lasciare che il tempo scorra, e a guardare bene di lasciarlo scorrere senza porre troppo l'attenzione, senza fretta, senza ansia o aspettativa che sia, senza anticipazioni, ecco.
Ecco che arriva, lei, la rivelazione.
Mi spiego meglio.
Provo a spiegare questa osservazione che mi è capitata di intuire ripensando ad un po' di personali faccende sentimentali/professionali del mio passato prossimo e remoto.
A lasciare che la vita accada, che il tempo scorra, resto affascinata da quello che sarà il risultato finale di una particolare situazione (comunque sempre un risultato passibile di continua evoluzione, quindi sempre in divenire). A partire da un/a collega stronzo/a che vorresti non avere vicino, da una storia d'amore che hai vissuto troppo o che proprio non ti è permesso di vivere. Da una ingiustizia che vorresti non sapere, non ci fosse mai stata, dai segreti tuoi e di altre persone che custodisci gelosamente nel tuo cuore.
Ogni situazione, a lasciarla andare come crede, prende strade inaspettate. Resto continuamente affascinata dal rivelarsi delle segrete connivenze della vita. Ogni elemento trova il suo incastro perfetto che poco tempo prima sembrava non esistere. Ogni cosa cambia in modo repentino, il dolore passa, si trasforma. Ogni pezzetto che sembra inizialmente ingiusto, sbagliato, incomprensibile, doloroso o particolarmente brutto (dal mio arbitrario punto di vista), grazie al lungimirante savoir faire del destino trova la sua ragione di esistere. Costruendo e ricostruendo ogni volta una nuova immagine, un nuovo contesto che non avevo non solo previsto, ma nemmeno lontanamente immaginato.
Siamo troppo immersi nel qui e ora, nel presente, per guardarsi dall'alto, E riderne, alle volte.
E' solo con l'età, con il diventare grande, prendendo dimestichezza con lei (la Vita) - senza mai riuscirci troppo bene poi - ho capito che tutto (o quasi) trova un senso, un insegnamento. Ma solo "DOPO"*.
E se ancora non sono riuscita a capirlo significa semplicemente che è troppo presto. E devo capire anche che quella fretta che le cose accadano o no è meglio che impari a mettermela via. Ché io non so proprio un cazzo del progetto.
Ogni volta che ho pensato, imprecando gli dei, a quanto fosse ingiusta la vita, poi ho guardato l'intera trama a distanza di tempo, e ho capito che mi aveva in un qualche suo modo strano salvata da un danno maggiore. Ogni volta che vedo qualcuno che ho amato e mi ha abbandonata, non scegliendomi, o qualcuno che ho abbandonato, non scegliendolo, poi aspetto. E capisco.
Come se, improvvisamente, arrivasse una repentina soluzione, come se si dispiegasse la storia mettendo tutti gli elementi in ordine e tutti i passaggi parziali arrivassero a creare un disegno.
Per farmi capire le fortune, gli errori, le cose da imparare, le cose che servono per diventare donna con soddisfazione di myself, senza troppi rimproveri o sensi di colpa.
E tra le cose che ho da imparare c'è proprio questa qui.
Non avere fretta che la vita accada, lasciarla fare, rispettandone i suoi personalissimi tempi e fidandosi delle sue decisioni.
Anche quando fa così incazzare, così stare male. Quando non sono d'accordo con lei, quando uccide di malinconia e di non-sense, quando manca da morire qualcuno, quando vorrei fosse sempre estate.
(Quanto mancherà prima che io diventi un Buddha, oppure, in alternativa, un uomo figo, ricco e superdotato?)
* DOPO: avverbio di tempo abbastanza generico che potrebbe voler dire secondi, ore, giorni, mesi, anni, lustri, secoli o ere geologiche. Purtroppo non è dato a priori e non sempre la soluzione ci è dato sapere per questioni fisiologiche di caduco soggiorno umano sul globo terrestre.
Questo imbrunire alle 19 credo abbia una vaga incidenza negativa sul mio umore e sulla mia stabilità mentale.
Ecco che arriva, lei, la rivelazione.
Mi spiego meglio.
Provo a spiegare questa osservazione che mi è capitata di intuire ripensando ad un po' di personali faccende sentimentali/professionali del mio passato prossimo e remoto.
A lasciare che la vita accada, che il tempo scorra, resto affascinata da quello che sarà il risultato finale di una particolare situazione (comunque sempre un risultato passibile di continua evoluzione, quindi sempre in divenire). A partire da un/a collega stronzo/a che vorresti non avere vicino, da una storia d'amore che hai vissuto troppo o che proprio non ti è permesso di vivere. Da una ingiustizia che vorresti non sapere, non ci fosse mai stata, dai segreti tuoi e di altre persone che custodisci gelosamente nel tuo cuore.
Ogni situazione, a lasciarla andare come crede, prende strade inaspettate. Resto continuamente affascinata dal rivelarsi delle segrete connivenze della vita. Ogni elemento trova il suo incastro perfetto che poco tempo prima sembrava non esistere. Ogni cosa cambia in modo repentino, il dolore passa, si trasforma. Ogni pezzetto che sembra inizialmente ingiusto, sbagliato, incomprensibile, doloroso o particolarmente brutto (dal mio arbitrario punto di vista), grazie al lungimirante savoir faire del destino trova la sua ragione di esistere. Costruendo e ricostruendo ogni volta una nuova immagine, un nuovo contesto che non avevo non solo previsto, ma nemmeno lontanamente immaginato.
Siamo troppo immersi nel qui e ora, nel presente, per guardarsi dall'alto, E riderne, alle volte.
E' solo con l'età, con il diventare grande, prendendo dimestichezza con lei (la Vita) - senza mai riuscirci troppo bene poi - ho capito che tutto (o quasi) trova un senso, un insegnamento. Ma solo "DOPO"*.
E se ancora non sono riuscita a capirlo significa semplicemente che è troppo presto. E devo capire anche che quella fretta che le cose accadano o no è meglio che impari a mettermela via. Ché io non so proprio un cazzo del progetto.
Ogni volta che ho pensato, imprecando gli dei, a quanto fosse ingiusta la vita, poi ho guardato l'intera trama a distanza di tempo, e ho capito che mi aveva in un qualche suo modo strano salvata da un danno maggiore. Ogni volta che vedo qualcuno che ho amato e mi ha abbandonata, non scegliendomi, o qualcuno che ho abbandonato, non scegliendolo, poi aspetto. E capisco.
Come se, improvvisamente, arrivasse una repentina soluzione, come se si dispiegasse la storia mettendo tutti gli elementi in ordine e tutti i passaggi parziali arrivassero a creare un disegno.
Per farmi capire le fortune, gli errori, le cose da imparare, le cose che servono per diventare donna con soddisfazione di myself, senza troppi rimproveri o sensi di colpa.
E tra le cose che ho da imparare c'è proprio questa qui.
Non avere fretta che la vita accada, lasciarla fare, rispettandone i suoi personalissimi tempi e fidandosi delle sue decisioni.
Anche quando fa così incazzare, così stare male. Quando non sono d'accordo con lei, quando uccide di malinconia e di non-sense, quando manca da morire qualcuno, quando vorrei fosse sempre estate.
(Quanto mancherà prima che io diventi un Buddha, oppure, in alternativa, un uomo figo, ricco e superdotato?)
* DOPO: avverbio di tempo abbastanza generico che potrebbe voler dire secondi, ore, giorni, mesi, anni, lustri, secoli o ere geologiche. Purtroppo non è dato a priori e non sempre la soluzione ci è dato sapere per questioni fisiologiche di caduco soggiorno umano sul globo terrestre.
Questo imbrunire alle 19 credo abbia una vaga incidenza negativa sul mio umore e sulla mia stabilità mentale.
martedì 29 luglio 2014
Innumerevoli spermatozoi del Cervello.
E' facile fare sesso.
Il groviglio di corpi. Il provocarsi recoproco.
Il tatto, la vista, l'udito, il gusto, l'olfatto.
E' facile la stimolazione, la lascivia, quando percepisco un piccolo feeling di pelle.
E' facile giocare senza implicazioni con, senza dover spiegare che, preoccuparsi di, rendere conto a.
Si, anche per le donne. Abbiamo imparato anche noi. A fare ginnastica orizzontale. E' liberatorio, anti stress (toccasana per umore, pelle e capelli) e regala questa sensazione di consapevolezza mista a indipendenza se entrambe le parti prendono e danno niente di più e niente di meno di quello che si è in grado. Senza promesse, nè aspettative.
Però alle volte riporta al confronto, alla differenza sostanziale con una faccenda di diversa categoria.
Ovvero che.
E' difficile fare l'amore.
L'apertura emotiva. Il coinvolgimento. C'è sempre in sottofondo quella paura di ferirmi. Mi racconto che no, non ne vale la pena. Il che spesso è vero. Ma, appunto, alle volte e' bello raccontarsela. E' comodo.
E' difficile creare quella confidenza e stima e complicità e rispetto e tutto maledettamente insieme con una persona che magari incontro a metà di un cammino che non conosco, che non comprendo, che ha leggi e regole perfettamente estranee e diverse dalle mie. Con un trascorso, idee, pensieri e difese dei quali nulla mi è dato sapere. Mi costringe ad andare per tentativi, ipotesi e interpretazioni - e si sa - le interpretazioni sono sbagliate. Quasi sempre. Perché sono figlie legittime dei miei criteri, appartengono al mio mondo dispotico di insindacabili giudizi e perentori punti di vista.
Una sorta di piccole città diverse e anche lontane magari, che provano a "relazionarsi" quando le basi sono già state gettate, i progetti già delineati, i piani regolatori approvati e i muri eretti. Con cemento e calce. Fatica e sudore. Pazienza, testardaggine e convinzione. Con la giunta comunale eletta, per di più. Pertanto la comunicazione risulta così complicata.
Se fosse così facile conquistare un cervello come conquistare un corpo il mondo sarebbe diverso. Sarebbe bello quasi sempre - anche quando piove tutto Luglio e quando grandina sull' auto, anche quando litigo con me stessa e mi faccio così incazzare - ci sarebbero più creatività, più idee, più empatie, tolleranze, spunti per imparare. Ci sarebbe l'impegno a volersi conoscere, comprendere, ascoltare in un gioco circolare e reciproco di punti di vista e squarci di vita.
Di conseguenza avremmo quel bagaglio prezioso di "cose che contano davvero" che peserebbe sempre di più, giorno dopo giorno, e arriveremmo alla fine dell'esistenza immobili - un po' per il peso e un po' per l'osteoporosi - ma con una ricchezza inestimabile dentro l'anima.
Quella che ci dice chi siamo e che nessuno mai potrà rubare.
Il groviglio di corpi. Il provocarsi recoproco.
Il tatto, la vista, l'udito, il gusto, l'olfatto.
E' facile la stimolazione, la lascivia, quando percepisco un piccolo feeling di pelle.
E' facile giocare senza implicazioni con, senza dover spiegare che, preoccuparsi di, rendere conto a.
Si, anche per le donne. Abbiamo imparato anche noi. A fare ginnastica orizzontale. E' liberatorio, anti stress (toccasana per umore, pelle e capelli) e regala questa sensazione di consapevolezza mista a indipendenza se entrambe le parti prendono e danno niente di più e niente di meno di quello che si è in grado. Senza promesse, nè aspettative.
Però alle volte riporta al confronto, alla differenza sostanziale con una faccenda di diversa categoria.
Ovvero che.
E' difficile fare l'amore.
L'apertura emotiva. Il coinvolgimento. C'è sempre in sottofondo quella paura di ferirmi. Mi racconto che no, non ne vale la pena. Il che spesso è vero. Ma, appunto, alle volte e' bello raccontarsela. E' comodo.
E' difficile creare quella confidenza e stima e complicità e rispetto e tutto maledettamente insieme con una persona che magari incontro a metà di un cammino che non conosco, che non comprendo, che ha leggi e regole perfettamente estranee e diverse dalle mie. Con un trascorso, idee, pensieri e difese dei quali nulla mi è dato sapere. Mi costringe ad andare per tentativi, ipotesi e interpretazioni - e si sa - le interpretazioni sono sbagliate. Quasi sempre. Perché sono figlie legittime dei miei criteri, appartengono al mio mondo dispotico di insindacabili giudizi e perentori punti di vista.
Una sorta di piccole città diverse e anche lontane magari, che provano a "relazionarsi" quando le basi sono già state gettate, i progetti già delineati, i piani regolatori approvati e i muri eretti. Con cemento e calce. Fatica e sudore. Pazienza, testardaggine e convinzione. Con la giunta comunale eletta, per di più. Pertanto la comunicazione risulta così complicata.
Se fosse così facile conquistare un cervello come conquistare un corpo il mondo sarebbe diverso. Sarebbe bello quasi sempre - anche quando piove tutto Luglio e quando grandina sull' auto, anche quando litigo con me stessa e mi faccio così incazzare - ci sarebbero più creatività, più idee, più empatie, tolleranze, spunti per imparare. Ci sarebbe l'impegno a volersi conoscere, comprendere, ascoltare in un gioco circolare e reciproco di punti di vista e squarci di vita.
Di conseguenza avremmo quel bagaglio prezioso di "cose che contano davvero" che peserebbe sempre di più, giorno dopo giorno, e arriveremmo alla fine dell'esistenza immobili - un po' per il peso e un po' per l'osteoporosi - ma con una ricchezza inestimabile dentro l'anima.
Quella che ci dice chi siamo e che nessuno mai potrà rubare.
giovedì 24 luglio 2014
La chiamavamo Esperienza. Ah, no. Era solo Semplice Evidenza.
Analisi spicciola di cose e fatti realmente accaduti a me e alla mia amica Anto (soprattutto se insieme).
Considerazioni più o meno ragionate con doverosa cognizione di causa:
- Un visagista, nel momento in cui ti guarda e ti fissa con insistenza le labbra, non ha in testa la scena di una tua fellatio, sta semplicemente valutando il grado armonico della tonalità Mauve Cindrè del tuo rossetto.
[da: "Incontri ravvicinati con visagista impegnato, durante l'anno sabbatico, nella valutazione delle coordinate astrali e delle tendenze trucco occhi PE 2015]
- I Dirigenti, in generale, sono noiosi e problematici perchè devono far quadrare il Bilancio. Meglio la categoria Bikers. Accaniti fumatori e dotati almeno, dico almeno, di tatuaggio in faccia.
La semplicità vince sempre.
[da: "Incontri balneari con lattoniere vicino di ombrellone. Seduto sulla sedia-sdraio. Necessaire da spiaggia: crema Nivea Blu per prevenzione screpolatura mani - quella che usano sui tetti, quattro pacchetti di Marlboro rosse, sette Beck's, solleone dalle 12 alle 16, disquisizione sul necessario rapporto rude uomo-donna, mascherato da un registro linguistico raffinato].
- Quando senti energia positiva te puoi pure magnà i Tarallucci coll' Amministatore Delegato - al quale sei poi costretta a fare da confidente quando ti racconterà delle sue tre amanti e proverà (in) direttamente a valutare una tua eventuale propensione nel metterti in lizza per il quarto posto.
[da: "Incontri aziendali con il detentore del potere decisionale per proporre un servizio interinale. Colui che è responsabile di un microcosmo, di una realtà della quale si sente signore e padrone. Nella sua testa si sta chiedendo se anche tu potresti farne parte. Probabimente state pensando a due diverse tipologie di forniture però]
- L' errore più grave quando conosci un uomo è il volere per forza - a tutti i costi - farsi apprezzare, farsi conoscere, farsi valere, far sapere che si è brave e che no - mica lo facciamo con tutti, di scrivere quelle robe lì, di comportarsi così, cioè che magari la prima sera ci si diverte e non si deve rendere conto a nessuno.
E invece, io dico. Ma chissenefrega.
Di far davvero capire come sono, chi sono.
Sono io che devo capire quando davvero ne vale la pena, di farmi conoscere. E di divertirmi, anche.
Imparare l'arte dell' accurata selezione.
[da: "Riflessioni su inaspettati inviti e incoerenti comportamenti maschili. Quanto il mondo sarebbe migliore se solo la smettessimo di cercare sempre una spiegazione a tutto]
- Il più necessario e impellente "in bocca al lupo", quello più utile e sentito, non è quello per un appuntamento, un esame o un colloquio. E' quello rivolto con il cuore ad un tuo caro amico che decide imprudentemente di trascorrere una Domenica di Novembre dentro l' Ikea.
[da: "Riflessioni sulle urgenze di arredare casa. Sul poco tempo libero. Sul numero di pezzi di cui può essere composto un Malm. E sulla lungimiranza degli Svedesi nel rapportare tutto questo ai tuoi 48 mt quadri calpestabili]
- Agli uomini supponenti, un filo egocentrici, che pensano di governare ogni singolo equilibrio terrestre, nel momento in cui ti dicono "non ti innamorare" è bellissimo rispondere "scusa, di chi?".
Nella vita è da provare, fosse anche solo per vedere la faccia.
[da: "Incontri con Colui che nulla chiede, tutto può, prende, non si espone, non racconta, nulla lo scalfisce, ed è arrivato il giusto contingente momento di fargli capire che ti fa annoiare a morte]
- Non impareremo mai a fare il coniglio come nostra madre. Inoltre, le tende sono sempre argomento di grande attualità, quasi quanto il meteo.
[da: "Riflessioni dopo una cena insieme, con le tende nuove, il coniglio nostrano e una bottiglia di Lambrusco]
- Sms o Uazzapp con messaggi maschili che contengono un numero superiore alle nove parole, articoli compresi, possono essere paragonati alla Rivoluzione d' Ottobre o all' Hamburger del Caffè degli Artisti di Cesenatico.
[da: "Riflessioni sulla dicotomia: discorsi prolissi, particolareggiati ed esaurienti corredati di grande enfasi, barocchismi e merletti - donna - VS discorsi asciutti, scarni, concisi, laconici e lapidari - uomo. Basta guardare la quantità di colore verde della vostra chat di Uazzapp in confronto alla sua "]
FINE.
Considerazioni più o meno ragionate con doverosa cognizione di causa:
- Un visagista, nel momento in cui ti guarda e ti fissa con insistenza le labbra, non ha in testa la scena di una tua fellatio, sta semplicemente valutando il grado armonico della tonalità Mauve Cindrè del tuo rossetto.
[da: "Incontri ravvicinati con visagista impegnato, durante l'anno sabbatico, nella valutazione delle coordinate astrali e delle tendenze trucco occhi PE 2015]
- I Dirigenti, in generale, sono noiosi e problematici perchè devono far quadrare il Bilancio. Meglio la categoria Bikers. Accaniti fumatori e dotati almeno, dico almeno, di tatuaggio in faccia.
La semplicità vince sempre.
[da: "Incontri balneari con lattoniere vicino di ombrellone. Seduto sulla sedia-sdraio. Necessaire da spiaggia: crema Nivea Blu per prevenzione screpolatura mani - quella che usano sui tetti, quattro pacchetti di Marlboro rosse, sette Beck's, solleone dalle 12 alle 16, disquisizione sul necessario rapporto rude uomo-donna, mascherato da un registro linguistico raffinato].
- Quando senti energia positiva te puoi pure magnà i Tarallucci coll' Amministatore Delegato - al quale sei poi costretta a fare da confidente quando ti racconterà delle sue tre amanti e proverà (in) direttamente a valutare una tua eventuale propensione nel metterti in lizza per il quarto posto.
[da: "Incontri aziendali con il detentore del potere decisionale per proporre un servizio interinale. Colui che è responsabile di un microcosmo, di una realtà della quale si sente signore e padrone. Nella sua testa si sta chiedendo se anche tu potresti farne parte. Probabimente state pensando a due diverse tipologie di forniture però]
- L' errore più grave quando conosci un uomo è il volere per forza - a tutti i costi - farsi apprezzare, farsi conoscere, farsi valere, far sapere che si è brave e che no - mica lo facciamo con tutti, di scrivere quelle robe lì, di comportarsi così, cioè che magari la prima sera ci si diverte e non si deve rendere conto a nessuno.
E invece, io dico. Ma chissenefrega.
Di far davvero capire come sono, chi sono.
Sono io che devo capire quando davvero ne vale la pena, di farmi conoscere. E di divertirmi, anche.
Imparare l'arte dell' accurata selezione.
[da: "Riflessioni su inaspettati inviti e incoerenti comportamenti maschili. Quanto il mondo sarebbe migliore se solo la smettessimo di cercare sempre una spiegazione a tutto]
- Il più necessario e impellente "in bocca al lupo", quello più utile e sentito, non è quello per un appuntamento, un esame o un colloquio. E' quello rivolto con il cuore ad un tuo caro amico che decide imprudentemente di trascorrere una Domenica di Novembre dentro l' Ikea.
[da: "Riflessioni sulle urgenze di arredare casa. Sul poco tempo libero. Sul numero di pezzi di cui può essere composto un Malm. E sulla lungimiranza degli Svedesi nel rapportare tutto questo ai tuoi 48 mt quadri calpestabili]
- Agli uomini supponenti, un filo egocentrici, che pensano di governare ogni singolo equilibrio terrestre, nel momento in cui ti dicono "non ti innamorare" è bellissimo rispondere "scusa, di chi?".
Nella vita è da provare, fosse anche solo per vedere la faccia.
[da: "Incontri con Colui che nulla chiede, tutto può, prende, non si espone, non racconta, nulla lo scalfisce, ed è arrivato il giusto contingente momento di fargli capire che ti fa annoiare a morte]
- Non impareremo mai a fare il coniglio come nostra madre. Inoltre, le tende sono sempre argomento di grande attualità, quasi quanto il meteo.
[da: "Riflessioni dopo una cena insieme, con le tende nuove, il coniglio nostrano e una bottiglia di Lambrusco]
- Sms o Uazzapp con messaggi maschili che contengono un numero superiore alle nove parole, articoli compresi, possono essere paragonati alla Rivoluzione d' Ottobre o all' Hamburger del Caffè degli Artisti di Cesenatico.
[da: "Riflessioni sulla dicotomia: discorsi prolissi, particolareggiati ed esaurienti corredati di grande enfasi, barocchismi e merletti - donna - VS discorsi asciutti, scarni, concisi, laconici e lapidari - uomo. Basta guardare la quantità di colore verde della vostra chat di Uazzapp in confronto alla sua "]
FINE.
venerdì 11 luglio 2014
Omissis. Condizionali. Friday's Thoughts.
La play station e i social network hanno eliminato i giochi pericolosi.
Arrampicarsi sugli alberi, pattinare sull'asfalto, girare in due in bicicletta con quello dietro in piedi sul portapacchi, il calcetto nel campo piccolo, le discese dai garage con il bob quando nevica, affogarsi vicendevolmente in acqua e tutte quelle prove per le matricole nelle scuole superiori.
Oggi l'energia fisica viene sublimata in altri modi. Più sterili, più solitari.
A questa generazione di bambini è stata vietata l'esperienza del pericolo, sono stati privati della paura.
E con la paura si cresce.
All'ultima parola, alla cautela, al dire - tengo il fare - , a cercare la conversazione ad ogni costo, a lamentarmi di quello che non ho - di quello che non sono, alle parole inutili che servono per una sterile rivalsa verso qualcuno che mi da fastidio o che non mi accetta per come sono.
A voler essere compresa ad ogni costo, alla paura dei cambiamenti.
Quando mi sdraio per terra, sul pavimento, in spiaggia, in tenda, sul tappeto, quando cioè la schiena viene proprio a contatto con il terreno, ecco, è come se il tempo di fermasse. La mente si chiarisce. Penso meno, le sofferenze si alleviano.
Dovrei ricordarmi di farlo una volta al giorno.
Dovrei innamorarmi delle persone per come realmente sono e non per l'idea che ho di loro.
Le idee sono soggette al momento, allo stato d'animo, sono falsate da quei pochi elementi che mi colpiscono, ma che non fanno il tutto.
Un'idea è tanto attendibile quanto più riesce a considerare tutto lo scibile di elementi in gioco, variabili, contesto, mettersi nei panni di, empatia, conoscenza dei fatti, consapevolezza delle debolezze proprie e altri.
Prima di avere un'idea dovrei conoscere il maggior numero di elementi possibili.
Mai il contrario.
Se una persona non gioca, non sta al tuo scherzo - che comunque è uno scherzo di prontezza, ironia, gioco delle parti, insegui-fuggi-insegui-fuggi - allora è un problema suo.
Dovrei ricordarmi una cosa prioritaria: quando è il momento di lasciar perdere.
La bellezza svanisce, la perfezione del momento presente fallisce inesorabilmente nell'esatto momento in cui rendo qualcuno responsabile della mia felicità.
Per essere quella che sono ora non posso recriminare le mie scelte passate, soprattutto quelle che si sono rivelate sbagliate, le cose fatte male, le esperienze vissute, le debolezze mostrate, le vicissitudini disastrose, gli errori clamorosi, le sconfitte, le bassezze, le difficoltà, i cambiamenti che la vita ha deciso per me.
Sono queste falle, proprio queste, che mi hanno formato. E mi hanno permesso di conquistare piccole consapevolezze terrene.
Siamo il risultato di otturazioni saltate, sogni perduti, nostalgie struggenti, abbandoni, rifiuti, aspettative deluse, traguardi mancati, profumi d'infanzia, d'estate, di tigli e bomboloni appena sfornati.
Qualcuno che ai miei occhi è stato estremamente bello di spirito viene inesorabilmente annoverato tra le persone che hanno il tacito quanto inconsapevole compito di farmi da guida, nel complicato intreccio della vita che accade.
E per concludere in leggerezza.
Dio disse ad Eva, quando mangiò la mela, "partirirai con dolore".
Omise una frase.
"...E avrai la cellulite per tutta la vita".
Morale: "dobbiamo essere buoni"
venerdì 27 giugno 2014
Sesso. (Questione di Feeling? No. Di Ego).
Succede così.
Dopo una certa età, ipoteticamente sui 30 o giù di lì, è abbastanza auspicabile aver capito due cose sulla faccenda in questione: l'uomo vuole fare sesso, sempre e comunque. Non importa con chi, come, dove e quando.
La donna vuole fare sesso, già, ma vuole anche che la questione sia un pochino più ricamata e abbellita da nastri, lazzi e fiocchetti. Cosa più importante, tenuta rigorosamente segreta (soprattutto nel caso in cui la coppia non sia riconosciuta a livello sociale).
Inoltre, la donna sa benissimo che l'uomo la corteggia per potersela scopare prima possibile (che poi, intendiamoci, non è che sia poi così deplorevole, è la natura che fa il suo corso, no?) e non esce con lei per sapere qual'è il suo sogno nel cassetto, se ha fatto budget, quante partite di tennis ha vinto o per cenare insieme.
NO.
Per fare sesso.
L'uomo è molto semplice e se la sa raccontare molto meglio di quella che è (beato lui).
La donna lo sa benissimo, è che a spera che non sia così: lei, inizialmente, vorrebbe mostrargli il corredo neuronale del cervello. E l' uomo, in prima battuta, solitamente non ce la fa. Proprio non lo nota. (Nel raro caso dovesse casualmente notarlo, si spaventa. Agli uomini piacciono le donne che capiscono poco, che stanno al loro posto e che non rompono i coglioni).
I complimenti e le sviolinate che fanno gli uomini hanno un ben preciso obiettivo. Ergo, non è necessario credere a tutto quello che dicono.
Basta un 27%.
E fin qui siamo su un livello concreto. L'uomo e la donna che fanno sesso.
Bene.
Poi c'è la categoria del "Vorrei ma non posso".
Quelli a cui piacerebbe fare sesso, se solo lo facessero. Ma non lo fanno.
Sono le Profumiere e i Profumieri (sì, esiste anche il genere maschile, in costante diffusione).
Ovvero sesso a livello platonico. Terribilmente noiosi.
Ovvero chat, messaggini, pensierini, bacini, cuoricini, telefonatine studiate Ad Hoc.
Ovvero.
La soddisfazione di queste personalità dall' Ego ben sviluppato - ma pallosissimo - è la sola consapevolezza dell'esistenza di un consistente quantitativo di probabilità che il Lui o la Lei in questione cadrebbero nella tana del Lupo al solo segnale di "Ready? GO!"
Poi, coerentemente con la definizione, nessun tipo di azione concreta nella direzione sopra indicata.
E' la sola idea di POTERE che solletica l' Ego (probabilmente anche l'onanismo fai-da-te).
Soprattutto l' Uomo Moderno è abituato a essere corteggiato e assediato da messaggini, chiamate, ricerche estenuanti, quindi non ha intenzione di fare molti sforzi. Non ne ha bisogno. Si nota una repentina inversione di quelli che erano i ruoli di una generazione fa.
Quindi si permette con frequenza anche il lusso di rifiutare, di farsi negare, di non rispondere, di non scopare.
Già. Come se non gli piacesse poi così tanto, la f**a.
Se la preda è troppo facile, l'Uomo Moderno (e anche quello Antiquato) perde interesse.
Dai, è vecchia come il cucco, ma è così. Sempre.
E' un assioma datato anno 345 Avanti Cristo.
Suggerimenti per la prima categoria:
- restare lucidi e in salute, ovvero cercare di mantenere l'energia che si riserva al sesso prima dei 35 anche dopo tale soglia e non sublimare il tutto con l'estenuante ricerca di un ristorante su cui nessuno dei commensali abbia obiezioni (e qui prendo spunto da Guia Soncini) oppure con l'organizzazione del calcetto saponato e la conseguente accoppiata panino, tre doppio malto e rutto libero alla sagra di paese.
- Uomini anche se fingete, continuate a corteggiare. Siate brillanti, simpatici, ironici e frizzanti. Ma uomini con le palle. Concreti. Sul pezzo, come dire.
- Donne anche se fingete, continuate a credere al corteggiamento, ma NON innamoratevi a priori. Non fate gli zerbini. Non cercate troppo. State a guardare cosa succede, senza fretta alcuna. Senza aspettativa alcuna. Premiate chi se lo merita. Bastonata o zuccherino. Siate sveglie.
- Per tutti: prego mantenersi aplòmb. Dopo i 35 poi è prioritario per la conservazione della specie.
No Crocs e infradito consentita solo in spiaggia per lui, no intimo leopardato o zeppa bianca per lei.
No.
Suggerimenti per la seconda categoria:
- avrete tanti rimpianti. Quindi, non esagerate con il tirarvela.
Donne, dopo 'na certa nessuno vi tromba più (avete idea delle ventenni di oggi? no, dico, le avete viste? Mannaggialdemonio).
Uomini, le donne si stancano dell' uomo che se la tira, non va più di moda. Anche perchè diciamocelo, noi non saremo Kate Moss ma neanche voi Claudio Marchisio.
[*se Claudio Marchisio dovesse inavvertitamente leggere questo post, per volore di divina provvidenza, vorrei chiarire che non me la tiro affatto, che non rompo i coglioni e che so fare benissimo i cappelletti emiliani. EH? SI?? Cioè, insomma. Per dire. EH?? SI?? Per emergenze chiamare 33978***** ]
Dopo una certa età, ipoteticamente sui 30 o giù di lì, è abbastanza auspicabile aver capito due cose sulla faccenda in questione: l'uomo vuole fare sesso, sempre e comunque. Non importa con chi, come, dove e quando.
La donna vuole fare sesso, già, ma vuole anche che la questione sia un pochino più ricamata e abbellita da nastri, lazzi e fiocchetti. Cosa più importante, tenuta rigorosamente segreta (soprattutto nel caso in cui la coppia non sia riconosciuta a livello sociale).
Inoltre, la donna sa benissimo che l'uomo la corteggia per potersela scopare prima possibile (che poi, intendiamoci, non è che sia poi così deplorevole, è la natura che fa il suo corso, no?) e non esce con lei per sapere qual'è il suo sogno nel cassetto, se ha fatto budget, quante partite di tennis ha vinto o per cenare insieme.
NO.
Per fare sesso.
L'uomo è molto semplice e se la sa raccontare molto meglio di quella che è (beato lui).
La donna lo sa benissimo, è che a spera che non sia così: lei, inizialmente, vorrebbe mostrargli il corredo neuronale del cervello. E l' uomo, in prima battuta, solitamente non ce la fa. Proprio non lo nota. (Nel raro caso dovesse casualmente notarlo, si spaventa. Agli uomini piacciono le donne che capiscono poco, che stanno al loro posto e che non rompono i coglioni).
I complimenti e le sviolinate che fanno gli uomini hanno un ben preciso obiettivo. Ergo, non è necessario credere a tutto quello che dicono.
Basta un 27%.
E fin qui siamo su un livello concreto. L'uomo e la donna che fanno sesso.
Bene.
Poi c'è la categoria del "Vorrei ma non posso".
Quelli a cui piacerebbe fare sesso, se solo lo facessero. Ma non lo fanno.
Sono le Profumiere e i Profumieri (sì, esiste anche il genere maschile, in costante diffusione).
Ovvero sesso a livello platonico. Terribilmente noiosi.
Ovvero chat, messaggini, pensierini, bacini, cuoricini, telefonatine studiate Ad Hoc.
Ovvero.
La soddisfazione di queste personalità dall' Ego ben sviluppato - ma pallosissimo - è la sola consapevolezza dell'esistenza di un consistente quantitativo di probabilità che il Lui o la Lei in questione cadrebbero nella tana del Lupo al solo segnale di "Ready? GO!"
Poi, coerentemente con la definizione, nessun tipo di azione concreta nella direzione sopra indicata.
E' la sola idea di POTERE che solletica l' Ego (probabilmente anche l'onanismo fai-da-te).
Soprattutto l' Uomo Moderno è abituato a essere corteggiato e assediato da messaggini, chiamate, ricerche estenuanti, quindi non ha intenzione di fare molti sforzi. Non ne ha bisogno. Si nota una repentina inversione di quelli che erano i ruoli di una generazione fa.
Quindi si permette con frequenza anche il lusso di rifiutare, di farsi negare, di non rispondere, di non scopare.
Già. Come se non gli piacesse poi così tanto, la f**a.
Se la preda è troppo facile, l'Uomo Moderno (e anche quello Antiquato) perde interesse.
Dai, è vecchia come il cucco, ma è così. Sempre.
E' un assioma datato anno 345 Avanti Cristo.
Suggerimenti per la prima categoria:
- restare lucidi e in salute, ovvero cercare di mantenere l'energia che si riserva al sesso prima dei 35 anche dopo tale soglia e non sublimare il tutto con l'estenuante ricerca di un ristorante su cui nessuno dei commensali abbia obiezioni (e qui prendo spunto da Guia Soncini) oppure con l'organizzazione del calcetto saponato e la conseguente accoppiata panino, tre doppio malto e rutto libero alla sagra di paese.
- Uomini anche se fingete, continuate a corteggiare. Siate brillanti, simpatici, ironici e frizzanti. Ma uomini con le palle. Concreti. Sul pezzo, come dire.
- Donne anche se fingete, continuate a credere al corteggiamento, ma NON innamoratevi a priori. Non fate gli zerbini. Non cercate troppo. State a guardare cosa succede, senza fretta alcuna. Senza aspettativa alcuna. Premiate chi se lo merita. Bastonata o zuccherino. Siate sveglie.
- Per tutti: prego mantenersi aplòmb. Dopo i 35 poi è prioritario per la conservazione della specie.
No Crocs e infradito consentita solo in spiaggia per lui, no intimo leopardato o zeppa bianca per lei.
No.
Suggerimenti per la seconda categoria:
- avrete tanti rimpianti. Quindi, non esagerate con il tirarvela.
Donne, dopo 'na certa nessuno vi tromba più (avete idea delle ventenni di oggi? no, dico, le avete viste? Mannaggialdemonio).
Uomini, le donne si stancano dell' uomo che se la tira, non va più di moda. Anche perchè diciamocelo, noi non saremo Kate Moss ma neanche voi Claudio Marchisio.
[*se Claudio Marchisio dovesse inavvertitamente leggere questo post, per volore di divina provvidenza, vorrei chiarire che non me la tiro affatto, che non rompo i coglioni e che so fare benissimo i cappelletti emiliani. EH? SI?? Cioè, insomma. Per dire. EH?? SI?? Per emergenze chiamare 33978***** ]
mercoledì 11 giugno 2014
Learn to. [# Lezione 3]
# Lezione 3.
Learn to stay exactly here in the Present. Here, Now!
Imparare a riconoscere quando il punto di non ritorno e quello della salvezza coincidono.
O potrebbero potenzialmente farlo.
Quel momento lì, proprio quello. Quello presente, nel momento stesso in cui il momento presente accade.
Il momento in cui finalmente rompi il fiato e guardi l'orizzonte non preoccupandoti più della fatica. E vedi le colline, le montagne, i campi in lontananza.
Finalmente le gambe sono più leggere. Respiri.
Correndo incontro a qualcosa e scappando da qualcos'altro dai contorni pressochè indefiniti.
Quando non pensi al dopo, al domani. A quante cose vorresti fare, avresti da dire, a quante situazioni vorresti mettere a posto, ai posti in cui vorresti essere. Alle persone che avresti voglia di vedere.
Solo al qui, adesso. Limitato a frazioni di secondo dopo quello presente.
Il momento in cui senti il rumore dei tuoi passi sul selciato e, nonostante confluiscano al cuore sensazioni di infiniti rimpianti, errori e fallimenti, percepisci quell'attimo di eterna, perfetta libertà che prende il posto di tutto il resto.
Senza eccezione alcuna.
Learn to stay exactly here in the Present. Here, Now!
Imparare a riconoscere quando il punto di non ritorno e quello della salvezza coincidono.
O potrebbero potenzialmente farlo.
Quel momento lì, proprio quello. Quello presente, nel momento stesso in cui il momento presente accade.
Il momento in cui finalmente rompi il fiato e guardi l'orizzonte non preoccupandoti più della fatica. E vedi le colline, le montagne, i campi in lontananza.
Finalmente le gambe sono più leggere. Respiri.
Correndo incontro a qualcosa e scappando da qualcos'altro dai contorni pressochè indefiniti.
Quando non pensi al dopo, al domani. A quante cose vorresti fare, avresti da dire, a quante situazioni vorresti mettere a posto, ai posti in cui vorresti essere. Alle persone che avresti voglia di vedere.
Solo al qui, adesso. Limitato a frazioni di secondo dopo quello presente.
Il momento in cui senti il rumore dei tuoi passi sul selciato e, nonostante confluiscano al cuore sensazioni di infiniti rimpianti, errori e fallimenti, percepisci quell'attimo di eterna, perfetta libertà che prende il posto di tutto il resto.
Senza eccezione alcuna.
venerdì 23 maggio 2014
Learn to. [#Lezione 1]
#Lezione 1:
Learn to let people and things go.
(Del perchè, alla fine, succede spesso che la strada che si percorre insieme a qualcuno, o qualcosa, diventa la strada che percorri da solo).
Una amica che va ad abitare lontano. O che si sposa e ha dei figli. O entrambe le cose.
Un amico che si fidanza e non ti dedica più tutte le chiacchierate, il tempo e i consigli di prima (consigli maschili, ergo facenti parte dell'insieme Finito - ma Illuminato - delle Verità Rivelate).
L'insegnante che ti ha insegnato le cose più utili sulla faccia della terra che smette di insegnare.
La persona con la quale flirti che smette di flirtare. Succede che non lo chiami più, che non lo vedi più. Che non ti chiama più lui. Insomma succede che Fine. Non era persona, non era momento.
Non gli piacevi abbastanza.
O non ti piaceva abbastanza.
(Spoiler: le donne si sono mediamente rotte i coglioni di essere innamorate dell' Amore).
La biro della Laurea, la piastra GHD che fa i capelli perfetti togliendo l'effetto scopa, le scarpe con il tacco spelato dai sanpietrini. Le sneakers ormai senza più suola.
L'orecchino che cade e si rompe in mille pezzi. Gli occhiali da sole lasciati sul treno. L'ombrello che ti rubano fuori dal negozio o dalla biblioteca. E che tu, con tutta probabilità ruberai a tua volta, se piove.
Insomma, imparare a fare senza.
Di tutti, di tutto.
(Non proprio, ma il senso lo avete capito).
Lasciare che ogni persona, ogni cosa segua il proprio destino.
Learn to let people and things go.
(Del perchè, alla fine, succede spesso che la strada che si percorre insieme a qualcuno, o qualcosa, diventa la strada che percorri da solo).
Una amica che va ad abitare lontano. O che si sposa e ha dei figli. O entrambe le cose.
Un amico che si fidanza e non ti dedica più tutte le chiacchierate, il tempo e i consigli di prima (consigli maschili, ergo facenti parte dell'insieme Finito - ma Illuminato - delle Verità Rivelate).
L'insegnante che ti ha insegnato le cose più utili sulla faccia della terra che smette di insegnare.
La persona con la quale flirti che smette di flirtare. Succede che non lo chiami più, che non lo vedi più. Che non ti chiama più lui. Insomma succede che Fine. Non era persona, non era momento.
Non gli piacevi abbastanza.
O non ti piaceva abbastanza.
(Spoiler: le donne si sono mediamente rotte i coglioni di essere innamorate dell' Amore).
La biro della Laurea, la piastra GHD che fa i capelli perfetti togliendo l'effetto scopa, le scarpe con il tacco spelato dai sanpietrini. Le sneakers ormai senza più suola.
L'orecchino che cade e si rompe in mille pezzi. Gli occhiali da sole lasciati sul treno. L'ombrello che ti rubano fuori dal negozio o dalla biblioteca. E che tu, con tutta probabilità ruberai a tua volta, se piove.
Insomma, imparare a fare senza.
Di tutti, di tutto.
(Non proprio, ma il senso lo avete capito).
Lasciare che ogni persona, ogni cosa segua il proprio destino.
lunedì 24 febbraio 2014
Chiarezze. Insiemi inclusivi di.
[Universalità] def.
Si definisce quale caratteristica generica che include e riguarda tutto ciò che esiste ed è stato creato nell' universo-mondo.
Kant ha trattato l'Universalità a priori e quella a posteriori.
Esempi:
- Le emozioni (a priori)
- Le leggi dell' amore (a priori)
- Le corna (a posteriori)
[Peso specifico, ghisa] def.
Si definisce peso specifico assoluto il rapporto tra il peso di un corpo P e il suo volume V.
Il peso specifico assoluto si calcola con la seguente formula:

Ricordando che: P = m · g, il peso specifico può essere calcolato anche nel seguente modo:

Quello della ghisa è 7,10 kg/dm
Esempi:
- Uomini logorroici che parlano troppo - a sproposito - e soprattutto, che utilizzano il proprio Ego quale complemento di specificazione.
- Donne che hanno sempre bisogno di certezze, di qualcosa, di qualcuno.
Quelle che chiedono sempre.
Quelle che guardano le soap opera e che fanno le riunioni Just.
Si definisce quale caratteristica generica che include e riguarda tutto ciò che esiste ed è stato creato nell' universo-mondo.
Kant ha trattato l'Universalità a priori e quella a posteriori.
Esempi:
- Le emozioni (a priori)
- Le leggi dell' amore (a priori)
- Le corna (a posteriori)
[Peso specifico, ghisa] def.
Si definisce peso specifico assoluto il rapporto tra il peso di un corpo P e il suo volume V.
Il peso specifico assoluto si calcola con la seguente formula:
Ricordando che: P = m · g, il peso specifico può essere calcolato anche nel seguente modo:
Quello della ghisa è 7,10 kg/dm
Esempi:
- Uomini logorroici che parlano troppo - a sproposito - e soprattutto, che utilizzano il proprio Ego quale complemento di specificazione.
- Donne che hanno sempre bisogno di certezze, di qualcosa, di qualcuno.
Quelle che chiedono sempre.
Quelle che guardano le soap opera e che fanno le riunioni Just.
giovedì 23 gennaio 2014
L'Arricchimento della Privazione.
Ci pensavo, come sempre a Gennaio, del resto.
Pensavo a quello che è stato il Bilancio del 2013.
Alla fatica del cuore, della testa, di braccia e gambe. Anche alla sua infinita Bellezza.
Alle comiche desuete piccole grandi gioie, alle tragiche, personalissime, incomprensibili interpretazioni di fatti realmente accaduti e di emozioni realmente provate.
Il lavoro da copy, lo snowboard club, la fine stagione direttamente dentro l'Ursus Park, i weekend con le mie amiche, la Paola che mi ha dato un sostegno infinito in un momento molto down, l'Anto, le persone che vedo poco ma che amo e che possiedono un po' delle mie cellule miocardiche.
Il tramonto al Rifugio Stoppani, il viaggio in Puglia con la Family e Trafic, il kite (grazie Marco, grazie sempre, grazie infinite), il lago e tutto il resto intorno - con la tenda nel campeggio di Marina e Giò, il materassino che è poi un modulo e non si gonfia, le sagre di paese, Dj Laghetto, il vento delle 7 del mattino, sdraiarsi a guardare il cielo sul lungolago che è proprio lungo come tutto il lago - a guardare bene.
Provare a fare le stesse cose in modo diverso, con persone nuove, con nuovi compagni di viaggio, di avventure, di belle giornate, osservare e diventare sempre più consapevole, dei meriti e degli errori, della riuscita e del fallimento. Dei limiti e del bello. Con le situazioni, con le cose, con le persone.
Il weekend a Deux Alpes, il falò del ferragosto in spiaggia. Le friselle. Il sole, il sale sugli scogli e la neve sulle piste. Paesaggi contrastanti e sensazioni di libertà.
Imparare a vivere l'incoerenza intrinseca con un pizzico di serenità e ironia, per salvarsi meglio. Per restare svegli.
Chi decide cosa è giusto, d'altra parte? Chi sta dalla parte della ragione? E, dov'è la ragione?
Ha ragione chi è felice.
La complessità e la confusione di quello che vorrei che fosse, di quello che vorrei essere, fare, vivere in questo nuovo anno mi fa partire da una angolatura un filo diversa.
No buoni propositi, desideri, sogni, promemoria. No.
Solo spunti di riflessione su quelle che potrebbero essere rinunce utili, che danno valore, che arricchiscono (tentativi di, per stare low profile e umili).
- Ad avere l'ultima parola.
- A criticare e giudicare quello che fanno le persone intorno a me*. (Tutto - o quasi - cio' che ho giudicato o criticato l'ho fatto, prima o dopo).
- A guardare le persone con i miei occhi. E' l'aspettativa che frega, sempre. (Imparare a guardare le persone con i loro occhi, con le loro ragioni, con il loro mondo. Umiltà, possibilità).
- A lamentarmi di quello che non riesco a fare/a essere/a vivere. (La sfiga non esiste, esistono solo situazioni più o meno difficili da affrontare, proprio ad hoc, per ognuno di noi).
- Alle parole, ai gesti e ai pensieri offensivi. Non servono mai a niente. Solo ad allontanare/rsi.
- Ad accendere la tv e guardare 10 minuti di tutti i canali: da Otto e mezzo, a DMAX, i film degli anni '90 su Iris, Wipeout, Real Time, Focus, Sport Tv, I Puffi (serie originale con i primi disegni), Resident Evil, Colombo, Arnold. (Il Digitale mi ha reso dispersiva).
- A iniziare 3 libri contemporaneamente, pensando (ingenuamente) di finirli prima.
- A sentirmi in colpa, anche quando non dovrei. A dare la colpa, anche quando non dovrei.
- A considerare problemi miei quelli che sono problemi altrui e viceversa. (Attenzione alla delicata fase di discernimento delle due categorie).
- A restare troppo tempo con il broncio, triste. Oppure agitata, preoccupata. (Lo stomaco ringrazia).
- Ad arrabbiarmi per niente, a volere sempre il controllo di tutte le situazioni che vivo, che accadono (lascia che sia, cazzo. Alle volte sì, lascia che sia. Dicono che la vita sa bene quel che fa).
- A prendermi troppo sul serio. (Che palle).
- A voler provare tutti gli sport esistenti in natura (sviluppando pertanto un tratto di personalità definito come "decisionalità").
- A qualche abitudine, come quella di fare sempre le stesse cose. (E provare, valutare, guardare, fare attenzione).
La vita è troppo complessa per noi. Per essere compresa.
Ma possiamo tentare di darne una nostra interpretazione.
Che è quello che facciamo tutti i giorni, in ogni istante, in ogni frazione di secondo.
Con precisione, accuratezza e una fatica che sembra di scalare una montagna o stare sull' A1 a Ferragosto.
Per dire, ricordarsi i generi di prima necessità, ecco.
* Eccezione fatta per Silvio. Su di lui, vale tutto.
martedì 18 giugno 2013
Sliding Doors Idiosincratiche
A) Nell' 80% dei casi:
Sei amata/o da una persona che tu, però, non ami.
Ti struggi d'amore per una persona che, però, non ti ama.
Spiegazione:
E fin qui.
Tutto normale.
B) Nel 19% dei casi:
Sei amata/o da una persona che ami.
Spiegazione:
E' solo questione di periodo storico. Sei all'inizio, poi passa. Le/gli passerà. Tranquilla/o.
Con tutta probabilità tornerete a struggervi e a soffrire. Entrambi.
C) Nell' 1% dei casi:
Sei amata/o da una persona che tu, però, non ami.
Ti struggi d'amore per una persona che, però, non ti ama (torniamo al punto A)
Con una variabile nella spiegazione:
La persona che non ti ama, non ti ama
- Perchè NO
- Perchè è innamorata/o del fidanzato/a della prima persona in questione.
Quella che ti ama.
Epilogo:
Aiuta sempre credere nell'esistenza di una Qualsivoglia Giustizia Divina.
Avere fede, aiuta.
Probabilmente.
Abbiate fede.
Sei amata/o da una persona che tu, però, non ami.
Ti struggi d'amore per una persona che, però, non ti ama.
Spiegazione:
E fin qui.
Tutto normale.
B) Nel 19% dei casi:
Sei amata/o da una persona che ami.
Spiegazione:
E' solo questione di periodo storico. Sei all'inizio, poi passa. Le/gli passerà. Tranquilla/o.
Con tutta probabilità tornerete a struggervi e a soffrire. Entrambi.
C) Nell' 1% dei casi:
Sei amata/o da una persona che tu, però, non ami.
Ti struggi d'amore per una persona che, però, non ti ama (torniamo al punto A)
Con una variabile nella spiegazione:
La persona che non ti ama, non ti ama
- Perchè NO
- Perchè è innamorata/o del fidanzato/a della prima persona in questione.
Quella che ti ama.
Epilogo:
Aiuta sempre credere nell'esistenza di una Qualsivoglia Giustizia Divina.
Avere fede, aiuta.
Probabilmente.
Abbiate fede.
giovedì 30 maggio 2013
Contabilità Esistenziale.
Quante volte, in una vita, finisce il Mondo?
Provo a contarle.
Sicuramente mi sfuggirà qualcosa.
Ogni volta che cambi lavoro, che cambi casa, che finisce un amore, l'ultima pagina di un libro, l'ultimo yoghurt nel frigo, quando qualche amicizia va a farsi benedire, l'esame di Maturità e poi quello di Stato, l'ultimo giorno di vacanza, di scuola, l'ultima birra della serata, l'abbraccio prima di andarsene, un sorriso che non ti è più dato ricevere, la carta vuota dell'hamburger più buono.
Etc periodico.
Ah, dimenticavo.
La Domenica sera finisce sempre il mondo.
Regolare.
Sempre.
Per tutti.
Puoi anche non ammetterlo ed essere sereno, la domenica sera.
Ma il mondo, incurante di quello che stai pensando o che stai facendo, finisce.
E ti manda un po' a fare in culo.
Che tu lo voglia o no.
E ricomincia sempre*, il mondo, quando succede che finisce (a meno che tu sia morto per davvero, nel senso fisico del termine).
E hai paura che sia un mondo più difficile, più brutto, che non sai bene se hai le competenze necessarie per starci dentro, tenere la testa fuori dall'acqua (magari, fosse solo acqua) e trovare il tuo ruolo.
Perchè, comunque sia, è un mondo diverso da quello di prima. Non sai se migliore o peggiore. Non ci è mai dato saperlo (a meno che tu sia Nostradamus o la Monanca di Dresda - che, per dovere di precisione, hanno poi previsto delle gran cazzate anche loro).
Quello che si puo' fare, il comportamento più saggio è (sarebbe) quello di iniziare una fase di conoscenza del nuovo mondo e di adattamento a quelle coordinate spazio-temporali che i nostri neuroni non riconoscono ancora.
Vedere l'effetto che fa, provare. Con la nostalgia del caso, con i rimpianti del caso. Ma anche con i sollievi, le nuove possibilità, il posto nel cuore e nella mente per qualcosa d'altro.
Serve il tempo necessario, il tempo che serve.
Il tracciato della vita è tendenzialmente a fasi di salita alternate a fasi di discesa. Si presuppone (è bello presupporre, ma è facile che sia così secondo la mia 31enne esperienza del vivere) che dopo una gran faticata, dopo un gran dolore, una soffereza, le cause avverse, le tempeste di maggio e del cuore, arrivi un momento per riposarsi. Per tirare il fiato, vivere, adattandosi a quel cambiamento di cui sopra, facendolo proprio e trovando dei nuovi punti di vista, dei diversi modi di vedere il nuovo mondo che ci sta capitando.
E quanto più è funesta la salita, quanto più sara' probabile una salda consapevolezza, una più alta soglia di crollo.
Ce lo hanno insegnato fin da piccoli, quando non volevamo la canottiera di lana. O quando volevamo mangiare con le mani sporche.
"Quel che non uccide, fortifica".
Da qui il postulato:
"Il nuovo mondo di tutti i giorni, quando non ti uccide - e tu puoi fare in modo che non - fortifica".
(Cerca riparo, cerca di proteggerti, sorridi come se avessi una paresi, cerca qualcuno che anche solo per qualche istante condivide con te la salita e ci si puo' abbracciare forte quando viene da piangere, che - per quanto la fatica sia uguale - aiuta).
*In effetti, mi viene di opporre una certa resistenza all'utilizzo di quelle espressioni che si usano nel gergo giovanile adesso "comesenoncifosseundomani". E' inutile ostinarsi a fare qualcosa, a bere, per esempio, oppure a divertirsi fuori dagli schemi, in modi assoluti e infinitesimalmente programmati, giusto per il fatto che un briciolo - seppur minimo - di coscienza infilata tra sinapsi aggrovigliate e quel che resta dell' anima dovrebbe portare a riconscere che ci saranno delle ovvie e nefaste conseguenze.
Il giorno successivo. Il Domani, appunto.
Proprio quello che noi pensavamo non sarebbe mai arrivato.
E invece, toh. Eccolo.
E stai piuttosto di merda.
(L'esperienza insegna che il Domani arriva - la probabilità è alta, insomma - e che faresti bene a tenere dei Moment e degli Oki nel cassetto del comodino).
giovedì 16 maggio 2013
Priorità Assolute e Relative.
Domani.
(Sottotitolo)
COSE DA FARE:
Domani ci provo, ad ascoltare l'ultimo dei Daft Punk e l'ultimo di Elio (nonostante conosca solo due canzoni dei primi e sia affezionata ai singoli della vecchia guardia come Tapparella, Pipppero e Ti amo campionato, dei secondi).
Domani inizio "La profezia dell' Armadillo" e termino "Storia delle cause perse".
Domani salvo ogni 5 minuti tutto ciò che scrivo (magari inizio da oggi).
Domani mi ricordo di prendere l'ombrello*, dovesse piovere, vai a sapere.
Domani inizio a guardare trasmissioni come "The Voice", Santoro, Floris e Gabanelli. Magari anche Vespa, se mi avanza del tempo.
Domani rispolvero tutta la gerarchia dei Cavalieri Jedi e il lato Oscuro della Forza, dovesse servirmi, vai a sapere.
Domani provo a non uccidermi con una tavola con le rotelle sotto. Provo a guarire dalle vertigini. E a rispondere al cellulare senza dire "Pronti".
Domani provo a cucinare cose considerate commestibili dal 51% delle persone che conosco, almeno (una sostanziale maggioranza fa la sua differenza).
Imparo anche a giocare a Risiko (questa affermazione richiede un margine più ampio di trattativa con me stessa).
Domani progetto IL futuro. Vabbè, almeno l'estate. Almeno, butto giù una bozza. Almeno (che sia passibile di cambiamento con una frequenza non inferiore alle 48 ore).
Domani imparo una nuova funzione di Excel, dovesse servire per calcolare qualche nuovo aumento delle tasse sul lavoro, sul carburante o sulla casa, vai a sapere. (E imposto la percentuale dell' IVA sul 22%).
Domani mi metto in pari con il programma di Yoga e medito su come Valeria Marini abbia potuto partecipare al mondo dello spettacolo cantando e ballando (non voglio sapere altro). E Fabrizio Corona intercettando e ingravidando. (In tutta onestà, preferivo quando in Tivvù davano Heater Parisi - che di ballare era capace, e Marisa Laurito con la pubblicità - peraltro poco attendibile stando ai risultati - del Bogumil).
Domani guardo le nuove tavole da snow. Dormo di più. Bevo di meno. E smetto di comprare qualsiasi cosa che vedo su E-bay. (Tranne la tavola, appunto).
Domani faccio la dieta e cerco il coraggio di indossare un costume da bagno (che non sia quello olimpionico che, comunque vada, è sempre il peggio del peggio. Con il sempiterno esonero delle taglie 38).
Cerco i vecchi diari, in cui è scritta la mia storia. L'elenco dei libri letti (il primo, nel 1996, credo fosse "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"), dei viaggi fatti. Delle cose scritte per ricordare i momenti belli. Le cose belle. Le persone belle.
Domani corro fino a che i muscoli fanno male e provo a fare la scheda nuova. Provo. Riprendo a giocare a calcio, che è sempre molto divertente (soprattutto in attacco).
Domani respiro con calma, osservo e cerco di stare informata su quante più cose possibili.
Domani è un nuovo giorno (di un mese che crea tuttora dubbi sul fatto se sia Maggio o Novembre).
Domani pero'.
Intanto, domani vado al mare*.
[*nell'assoluto delle affermazioni sopra riportate queste due sono quelle che più corrispondono alla Verità Personale e Soggettiva].
.
"Non c'è niente, dico niente, nel mondo animale, minerale e vegetale, proprio niente, che mi abbia mai fatto tanto imprecare quanto il Game Boy". (Zerocalcare).
Non c'è niente da fare.
Il Passato, in un qualche modo, mi rassicura sempre.
Mi sembra una ottima pensata per iniziare a progettare il Futuro.
(Da domani pero').
(Sottotitolo)
COSE DA FARE:
Domani ci provo, ad ascoltare l'ultimo dei Daft Punk e l'ultimo di Elio (nonostante conosca solo due canzoni dei primi e sia affezionata ai singoli della vecchia guardia come Tapparella, Pipppero e Ti amo campionato, dei secondi).
Domani inizio "La profezia dell' Armadillo" e termino "Storia delle cause perse".
Domani salvo ogni 5 minuti tutto ciò che scrivo (magari inizio da oggi).
Domani mi ricordo di prendere l'ombrello*, dovesse piovere, vai a sapere.
Domani inizio a guardare trasmissioni come "The Voice", Santoro, Floris e Gabanelli. Magari anche Vespa, se mi avanza del tempo.
Domani rispolvero tutta la gerarchia dei Cavalieri Jedi e il lato Oscuro della Forza, dovesse servirmi, vai a sapere.
Domani provo a non uccidermi con una tavola con le rotelle sotto. Provo a guarire dalle vertigini. E a rispondere al cellulare senza dire "Pronti".
Domani provo a cucinare cose considerate commestibili dal 51% delle persone che conosco, almeno (una sostanziale maggioranza fa la sua differenza).
Imparo anche a giocare a Risiko (questa affermazione richiede un margine più ampio di trattativa con me stessa).
Domani progetto IL futuro. Vabbè, almeno l'estate. Almeno, butto giù una bozza. Almeno (che sia passibile di cambiamento con una frequenza non inferiore alle 48 ore).
Domani imparo una nuova funzione di Excel, dovesse servire per calcolare qualche nuovo aumento delle tasse sul lavoro, sul carburante o sulla casa, vai a sapere. (E imposto la percentuale dell' IVA sul 22%).
Domani mi metto in pari con il programma di Yoga e medito su come Valeria Marini abbia potuto partecipare al mondo dello spettacolo cantando e ballando (non voglio sapere altro). E Fabrizio Corona intercettando e ingravidando. (In tutta onestà, preferivo quando in Tivvù davano Heater Parisi - che di ballare era capace, e Marisa Laurito con la pubblicità - peraltro poco attendibile stando ai risultati - del Bogumil).
Domani guardo le nuove tavole da snow. Dormo di più. Bevo di meno. E smetto di comprare qualsiasi cosa che vedo su E-bay. (Tranne la tavola, appunto).
Domani faccio la dieta e cerco il coraggio di indossare un costume da bagno (che non sia quello olimpionico che, comunque vada, è sempre il peggio del peggio. Con il sempiterno esonero delle taglie 38).
Cerco i vecchi diari, in cui è scritta la mia storia. L'elenco dei libri letti (il primo, nel 1996, credo fosse "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"), dei viaggi fatti. Delle cose scritte per ricordare i momenti belli. Le cose belle. Le persone belle.
Domani corro fino a che i muscoli fanno male e provo a fare la scheda nuova. Provo. Riprendo a giocare a calcio, che è sempre molto divertente (soprattutto in attacco).
Domani respiro con calma, osservo e cerco di stare informata su quante più cose possibili.
Domani è un nuovo giorno (di un mese che crea tuttora dubbi sul fatto se sia Maggio o Novembre).
Domani pero'.
Intanto, domani vado al mare*.
[*nell'assoluto delle affermazioni sopra riportate queste due sono quelle che più corrispondono alla Verità Personale e Soggettiva].
.
"Non c'è niente, dico niente, nel mondo animale, minerale e vegetale, proprio niente, che mi abbia mai fatto tanto imprecare quanto il Game Boy". (Zerocalcare).
Non c'è niente da fare.
Il Passato, in un qualche modo, mi rassicura sempre.
Mi sembra una ottima pensata per iniziare a progettare il Futuro.
(Da domani pero').
mercoledì 27 marzo 2013
A voler essere Rompicoglioni.
Tarantino, nel suo ultimo film "Django", avrebbe potuto - con tutta tranquillità - risparmiarsi gli ultimi dieci minuti (il quale film sarebbe comunque stato annoverato tra i film "belli", quotati dalla critica e non di certo tra quelli sbrigativi o tirati via).
In questi dieci minuti finali, Django, uscendo dalla casa in fiamme, nell'ordine, compie alcune azioni così elencabili: - indossa un paio di occhialetti rotondi alla Snoop Doggy Dog - sorride spavaldo - fa' un po' il grosso (evabbè, come dargli torto, con quella mira assurda che si ritrova) - si fa ammirare da una Brumilda fresca fresca di salvataggio che applaude e sorride con gli occhi lucidi, come se fosse ad un concerto dei Backstreet Boys - e infine, esegue una specie di marcetta, una specie di passettino di danza.
Insomma, uno sfigatissimo balletto con il suo cavallo.
Django, eri già stato abbastanza figo, veloce e preciso, un perfetto cacciatore di taglie, arguto, muscoloso e sensibile, alla fine.
Per dire. Avremmo fatto anche senza vederti eseguire il balletto a cavallo.
Ecco.
Quei dieci minuti finali hanno rovinato un pochino il film.
A mio personalissimo avviso.
Ma tant'è. Tu sei Quentin.
Quindi Amen.
(I finali giusti li hai sempre decisi tu).
mercoledì 19 dicembre 2012
Winter's Tale. (Fall in love with Ursus).
Dopo la lunga attesa di inizio stagione e dopo due nevicate di quelle che non si vedevano da un po'.
Finalmente l' Ursus, quella meraviglia di park di Madonna di Campiglio, cominicia a prendere forma. (E noi cominciamo a essere molto felici).
Parte alta
Linea kicker 2m. seguito da funbox 2m.
Linea box rainbow, piatto alto 6m., piatto discesa largo 6m.
Linea rail piattella 6m. segue piattaforma con 2 kicker 5m./9m. segue funbox (da ultimare) con passaggio dietro impianto
Linea rail tubo 6m. piatto, tubo 9m. discesa e t-box a S
Linea kicker 2m. seguito da funbox 2m.
Linea box rainbow, piatto alto 6m., piatto discesa largo 6m.
Linea rail piattella 6m. segue piattaforma con 2 kicker 5m./9m. segue funbox (da ultimare) con passaggio dietro impianto
Linea rail tubo 6m. piatto, tubo 9m. discesa e t-box a S
Parte bassa
Linea 4 kickers in sequenza tra i 10 e i 14 metri
2 kickers medi 5-7 metri
Zona kids/principianti
4 saltini in sequenza
Rail e box piatti
A breve dovrebbero essere ultimati Boardercross, Mini Ursus in Pradalago e zona Pro (prevedo kickers disumani).
L'attesa delle vacanze natalizie sara' concentrata su alcune azioni prioritarie chiedendo aiuto al mio Karma, al Diodellaneve (che forse è un altro Dio ancora), allo schiavo di Dino Stanchina, a Belzeboss, a Jack Black e a qualsiasi Supereroe che si offra volontario per la causa:
1. Speranza che la nostra base a Dimaro, la Dino's Home, non faccia eccessivamente penare con il blocco del riscaldamento e dell'acqua calda, lasciandoci al freddo gelo, sporchi e con la sensazione di essere in mezzo alla neve fino al collo anche dentro al proprio letto (come è successo negli ultimi quattro weekend).
2. Speranza di poter fare un bel po' di lezioncine - di quelle come si deve - con Mattia e Giacomo di Minoia, che sai mai che la smetto di uscire dai kicker così male, se ho qualcuno che mi urla dietro che no, non si fa così (e magari imparo a metterci un pochino più di stile sulle rotazioni, piegando quelle gambette stenche stenche). Credo di aver perso tutto il mio apprendimento di 2 Alpes. (Sono soddisfazioni).
3. Speranza che possa nevicare ancora. Ancora. Ancora.
Magari tutte le notti. Magari.
E al mattino un bel sole. (Evabbè, puntiamo in alto, sai mai che qualcuno se ne faccia carico).
4. Speranza che nesssuno faccia entrare in casa alcuna bottiglia di un amaro tipico pugliese, l' Amaro Cappello (chè vorrei anche sopravvivere al 31, visto i precedenti).
5. Speranza che finisca il gioco della rincorsa dalla camera di Pecchini&Magnani per saltare a peso morto sul mio letto (con me sotto, impegnata in un vano tentativo di dormire).
5.a) Speranza che suddetto letto possa rimanere tale fino ad Aprile.
6. Speranza (inutile) in un arresto della moltiplicazione delle muffe, della fauna e della flora batterica e microbica su tappeti, coperte, tende, divani, poltrone e tutte le superfici porose.
7. Speranza di sopravvivere a presenze estranee, ragni, al fumo passivo, alle indigestioni da noci sgusciate. (E ai film horror).
Intanto....facciamo che iniziamo un countdown a queste ferie.
Tra cene-tutte-le-sere-fuori, panettoni, regali, lucine, aspirate amorevoli azioni da parte del genere umano che tenta una istantanea redenzione, andando alla messa della mezzanotte, e un freddo polare.
Riflettendo serenamente sull' impossibilità di parcheggiare davanti a casa.
Riflettendo anche sul solito Bilancio personale-vitalizio-esistenziale che arriva supremo, inesorabile e perentorio, come le tasse.
Un countodown al Natale che, nonostante tutto - nonostante quel 90% incentrato sullo scopo di lucro - è pur sempre magico e nostalgico.
Ed è anche il giorno in cui potro' tornare lassù. Con la mia tavola, i miei amici e l'ossigeno di un pezzetto di eterno che le montagne portano con sè.
(Va bene, basta. Ho la glicemia alta).
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