Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







mercoledì 25 luglio 2012

La Presumibile attendibilità della Lentezza.

Sabato mattina, centro, ore 11. Post colazione. Post spesa, circa.
Stavo cercando di sganciare la mia bicicletta da un palo sotto una cassetta delle lettere (ce ne sono ancora, di cassette per le lettere, in giro per la città). Quelle cassette grosse, rosse, attaccatte al muro, con la doppia fessura "Per la città"/"Per altre destinazioni".
Questa cassetta delle lettere, insomma, ha attirato la mia attenzione in quanto una vecchina mi ha chiesto, tendendomi una busta: " mi scusi, signorina (grazie per avermi risparmiato il "signora" come il tizio della salumeria) mi imbuca questa lettera, che io non ci arrivo?".
Ho guardato l'indirizzo scritto sulla busta per selezionare (senza troppa reattività) la fessura corretta. Salerno. Quindi, "Per altre destinazioni".
Da qui, una serie di considerazioni.

Dovremmo avere più spesso una lettera da scrivere e da imbucare (farlo sul serio, però, che di lettere scritte e mai spedite ne abbiamo tutti a badilate). Una lettera che attende un invio, un destinatario che dovrà compiere l'atto di riceverla e, presumibilmente, di leggerla.

La lettera rappresenta il tempo lento della comunicazione di un po' di tempo fa (nemmeno tantissimo, visto che quando avevo 15 anni le lettere le scrivevo, e ora ne ho "solo qualcuno" in più) quando le parole erano pensate e ponderate bene prima di essere scritte.

Una comunicazione "in differita", in cui il tono e i contenuti dovevano essere quelli, e si doveva essere sicuri che restassero tali anche per qualche tempo a seguire, almeno fino alla ricezione della stessa. Non c'era spazio per sbalzi d' umore, robe non pensate, cose inutili o pensieri momentanei.
Nello stesso momento venivano racchiusi più argomenti, a volerlo, e leggendo una lettera si aveva la sensazione di sentire l'energia della mano durante la scrittura, si sentiva il profumo dell'inchiostro, si vedeva il tipo di grafia, a simbolo di autenticità.
Come se le cose scritte, ferme, sulla carta fossero una prova tangibile di verità, di attendibilità. Di trasparenza.
Come se avessero un peso specifico diverso.

La chat di oggi permette di "giocare" con le parole, veicola comunicazioni di servizio, momentanee, veloci, senza attese, senza pretese. Permette di non essere seri, di rinviare decisioni, tergiversare, omettere, di scherzare, di vedere reazioni, modi e toni, di essere corteggiati/di corteggiare senza troppa fatica, di chiedere/dare impressioni "a caldo", di restare in contatto in ogni momento della giornata, con tutti. Un esserci sempre.
La lettera non concede tanto spazio per giochi di parole o di significati, trucchi, ambiguità volute o capitate, opportunismi del caso. Ha necessità complesse, richiede una introduzione, un corpo dell'oggetto, una conclusione. Sei nudo di fronte alla persona che la leggerà, senza sovrastrutture, con la tua forza e con la tua debolezza.
E' forse per questo che nessuno scrive più?  Non dico solo lettere, ma anche mail che hanno la forma di lettera. Mail che dicono qualcosa. E' forse troppo doloroso? Troppo faticoso mostrarsi davvero per quello che si è, fuori da Facebook e da Twitter?

Mi stavo chiedendo cosa avesse scritto la vecchina, nella lettera per Salerno.

Forse solo una disdetta di un contratto della luce.(E io sono una con una fervida immaginazione).
Gli auguri ad una figlia lontana.
O forse le sincere scuse a qualche sorella o fratello. A qualche familiare.

Avrei dovuto chiederglielo, forse me lo avrebbe detto. O forse no.

Ma avrei dovuto, visto che quella, probabilmente, è stata l'unica lettera imbucata in quella cassetta per le lettere, che nessuno, ormai, nota nemmeno più.










martedì 17 luglio 2012

(Last) Schnals.

Per questa estate le trasferte del weekend in Alto Adige volgono al termine.

Schnals ormai è completamente grigio, in cielo e in terra, il park in condizioni avverse, linea s tolta e jibbing line chiusa. Piove dal venerdì sera e ormai sono rimasti solo gli ultimi riders.
Deserto, silenzio, nuvole basse, rumore di pioggia.
Paesaggio autunnale immobile. 
Anche il pomeriggio di relax al laghetto del Gentleman è saltato a causa del freddo e del brutto tempo. Niente Forst, nè grigliata.

In più, difficoltà sulla Brennero per il ritorno.
(Chè in Alto Adige vanno tutti ad affollare la Riviera, a Luglio).

Niente, adesso una sola cosa.

Che abbia inizio il countdown per....
Les 2 Alpes!






mercoledì 11 luglio 2012

ReStyling.



(Ph: Roberto Bragotto)

E niente. Da troppo tempo non mi venivano idee, non mi venivano in mente cose da scrivere, non solo nel blog. Niente in generale.
Non avevo più nessun tipo di ispirazione.
Vuoi il caldo. Vuoi le fatiche delle giornate lunghe e costrette nei tempi rigorosi del lavoro quotidiano. I piaceri e i doveri delle abitudini umane e il trascorrere imperturbabile del tempo.
E altre mille subdole giustificazioni.
Così che ho deciso di cambiare due o tre cosine del blog, qua e là. Ho cambiato le foto, i font, i layout, e ....ho aggiunto anche due paroline al titolo.

(On board).
Tra parentesi.

Semplicemente per questi motivi.

1. La maggior parte delle idee, dei miei appunti (mentali) e delle epifanie sinaptiche nel mio cervello prendono una forma (o presunta tale) nel momento in cui sono sulla tavola da snowboard. 
La passione per la neve, per lo snowboard, per la bellezza e la perfezione eterna delle montagne.

2. Alle volte, solo qualcuna, solo cinque o sei - o qualcuna di meno, forse, ho avuto qualche illuminante ispirazione provando a salire su altre tavole (skate, wake, surf). Ovviamente, anche la tavola dove se magna.

3. La parola board ha una infinità di significati e racchiude un mondo di sport e di attività. Un modo di essere. Un modo di vivere. Di fare. Di scommettere sulle cose.

[Board, trad.]
 
Abbordare, albo, arrembare, asse, bordo, comitato, cartone, consiglio, commissione, coprire, imbarcarsi, pasti, quadro, vitto, salire a bordo, tavola.

(Ph. Roberto Bragotto)

 Alle volte, realizzo che il momento di maggior felicità, di maggior completezza, serenità, libertà e tutte le sensazioni meravigliose che mi vengono in mente ora, sono quelle dei momenti in cui scendo da una pista lunghissima, senza nessuno, senza niente, nessun rumore, nessuna voce. Solo paesaggio infinito, bianco. Verticale. Preciso. Assoluto. Imponente. 

Sono quelle dei momenti che trascorro nei park, con le persone che amo. A cercare di imparare come si fanno le cose, in modo che siano fatte sempre un pochino meglio. Che sia sempre un po' meno difficile e faticoso anche quello che non avrei mai creduto di poter fare. 

Sono quelle dei momenti in cui allaccio gli attacchi e metto la tavola in posizione verticale.



Le passioni sono così. 


Impossibili da raccontare a chi ne chiede il motivo.
Impossibili da capire per chi non le condivide.



lunedì 4 giugno 2012

Back to Eternal Silence.


Dopo quattro anni dall' ultimo lavoro, tornano gli straordinari musicisti islandesi, cantori e musicanti del ghiaccio e dei silenzi eterni.

Valtari.

 

venerdì 1 giugno 2012

Ed avevamo gli occhi troppo belli.

E poi capisci quali sono le cose che veramente contano, a stare al mondo.

Non è che non lo sai, no. Non sei così sconsiderato o superficiale. No. E' che, quando le cose girano per il verso giusto, te ne dimentichi sempre un po'.
Quando, invece, succedono dei disastri, quelli veri, come quello che sta succedendo adesso nella mia Emilia, allora ti fermi a pensare. Rifletti e capisci che le cose che contano non sono i premi, le vacanze lontano lontano, le scorribande, le serate a fare casino. Cioè, sono importanti e sono parte integrante del vivere, ma nei momenti difficili, quando viene a mancare una persona cara, un tetto che ti protegge, dei vestiti per coprirti, la possibilità di sopravvivere, allora è diverso. La prospettiva e gli atteggiamenti nei confronti della realtà cambiano radicalmente.
Quando non c'è più la base per sopravvivere niente diventa più importante di qualcuno che ti è vicino, sia in senso di supporto concreto, rimboccarsi le maniche, che di supporto in senso affettivo, un abbraccio vero.
Sentire la disperazione nelle parole di quelle persone che hanno perso tutto, vedere le lacrime, le case rase al suolo, le persone che dormono in macchina, in tenda (quando ce le hanno),  riuscire anche solo a immaginare che una cosa così è successa qui, a pochi chilometri di distanza dalla mia città.
E che non è assolutamente possibile fare nulla, di fronte alla forza della terra che si muove e si muove e continua a fare dei disastri, a far crollare paesi, città, a terrorizzare le persone.
Quello che si puo' fare è dare un aiuto con i beni di prima necessità attraverso i vari punti di raccolta.

Il vero dramma non è il terremoto in sè, ma sono gli esiti del terremoto. Perchè il terremoto c'è sempre stato e ci sara' sempre. Il pianeta fa il fatto suo. La natura evolve, involve, moltiplica ed estingue, crea e distrugge, fa un po' come le pare. Ci regala, allo stesso modo, il sublime e l'inferno.

Ma è quello che abbiamo ed è necessario convivere anche con la miseria e la disperazione.
Cercando di limitarne i danni dove si può. Come si può.

A partire dall'edilizia, per esempio.




lunedì 28 maggio 2012

Questioni di Reattività.


Niente.
Bho.
Non sento.
Porca puttana.
Metti giù tanto non ti sento.
Mandami un messaggio.
Non ti sento, ho detto.
Dov'è che siete?
Bho.
Niente.

Sara' rotto?


[.....] 24 ore di soli messaggi inviati dicendo di non telefonarmi. Che non sento un cazzo.


Google
Forum Apple: "risoluzione problematiche audio iphone".



"Assicuratevi di aver rimosso la pellicola protettiva del vostro iphone".








venerdì 18 maggio 2012

Running Thoughts.

Non capisco l' urgenza delle persone di farsi occupare il cuore da qualcuno.
Come se un cuore solo non avesse battiti a sufficienza.
Come se non potesse continuare il suo costante battito solitario.

L' ansia del vuoto, la difficoltà del fermarsi un attimo a prendere fiato, con calma. Senza mai rendersi conto della sostanziale solitudine di ogni essere umano. Del doversi sempre e comunque bastare a se stessi, per non soffrire troppo, perchè è così che si guarda davvero la vita per com'è.

Non capisco la corsa a fidanzarsi, l'innamoramento cieco dell' amore (e non sempre della persona oggetto di) la fatica di passare un po' di tempo soli con se stessi. Il silenzio fa un sacco di rumore, quando si è soli. I pensieri si affollano e la malinconia aumenta.
Ed è lì che si fanno davvero i conti. Che viene fuori chi sei, da dove vieni. E fa paura, quando non ci si è abituati. E' lì che ti devi guardare dentro e dare una valutazione, quanto piu' attendibile possibile, senza esagerazioni, soprattutto con le critiche. Soprattutto con le lodi.

E' uno dei modi per restare fedeli a se stessi. Quanto più possibile.

Si chiama pura e semplice Realtà.
Cio' per cui ti alzi, lavori, vai in giro a vedere delle cose, fai sport, leggi dei libri, hai una famiglia e degli amici che ami, hai degli obiettivi, fai fatica. Fai dei sacrifici, sei felice, a volte. Hai dei sogni, anche. A volte è molto dura. A volte le cose sono fluide e tutto sembra essere al posto giusto.

E ogni giorno è così.
Ed è semplicemente meraviglioso che sia così.

Puoi scegliere, quando qualcosa non è più al posto giusto, di spostarlo un attimo.
Di vedere l'orizzonte da un'altra finestra.  Per quanto piccola, scomoda o lontana.
Ma puoi, molto più spesso di quanto tu non creda.

E' così che vanno avanti le cose.
Senza quasi che tu te ne accorga.