Lapis and Notes
Lapis and Notes
Post Scriptum:
Welcome.
(To the Jungle).
"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".
martedì 13 dicembre 2011
Wisdom.
- E' bene capirlo da subito.
- E' saggio.
- Evita fatica, spreco di energia, bile e rodimento di fegato.
lunedì 28 novembre 2011
E' meritevole colui che decide in merito al Merito?
Leggevo un articolo sulla meritocrazia in Italia e pensavo a questa cosa.
Partendo dall'inizio inizio, esiste una forma di meritocrazia, in Italia? Che tipo di meritocrazia è? E, soprattutto, è detentore di merito colui/coloro che decidono in merito al merito da conferire a colui/coloro ai quali è ipotizzato o dimostrato essere detentori di una qualche forma di merito?
La riflessione nasce dall' osservazione di quella che è la mia esperienza concreta. Pensavo a me, ai miei amici, ai conoscenti, alle persone che ho incontrato negli anni univesitari, lavorativi, di vita. Quindi, non faccio riferimento ad un campione attendibile per dimostrare qualcosa, ma è pur sempre una realtà. Per quanto piccola (che poi non credo nemmeno lo sia, così piccola, date le attuali statistiche), ma reale. Così.
Tra queste persone, coloro che hanno voluto e potuto intraprendere una percorso di studi più lungo, per esempio una carriera universitaria, quindi un percorso faticoso (si presuppone), costoso (sicuramente) sono proprio coloro che, una volta cresciuti e intraprese queste peripezie del cervello e incrementi dell' attitudine, in modo più o meno efficace d'accordo, una volta entrati nel mondo del lavoro, non si sono sentiti soddisfatti. Non si sono visti realizzati quelli che erano i progetti iniziali, le aspettative di partenza, e si sono sentiti venire meno quello slancio vitale che gli aveva dato un obiettivo a cui tedere, un bersaglio a cui mirare. Un motivo per giustificare la fatica.
E' venuta a mancare anche la concretezza del provare a fare, del mettersi in gioco e dell'avere uno stipendio a fine mese che permetta ad un ragazzo di rendersi autonomo dalla famiglia, oltre al costruirsi una propria vita indipendente. Queste cose non gli sono permesse, il più delle volte. Gli è permesso solo stare da parte, defilati, non opinare, non sconvolgere, non ribadire, non fare, non chiedere troppo, non osare troppo. Gli è permesso solo fare tutto cio' che gli viene detto, ma niente di più. E, ovviamente, niente di meno, pena la perdita del contratto di collaborazione a 500 euro al mese.
Questa dei trentenni di ora (tra i quali, io) è una generazione di sogni interrotti, di situazioni senza soluzione, di energie, idee, proposte buttate al vento, polveri di idee uccise lanciate nell' Oceano dall'alto di una scogliera, di cose iniziate e mai finite causa mancanza di spazi, di fondi, di luoghi, di strumenti, mancanza di tutto. Anche della carta igienica.
Chi si è laureato negli anni scorsi è passato (e, spesso, sta passando tuttora) attraverso odissee, frustrazioni, mancanza di fiducia e si vede crollata la progettualità. Si è accorto che non esiste più quel termine (che fa molto anni '70) "fare carriera", ma esiste solo una remota possibilità di trovare un lavoro più o meno stabile che permetta di togliersi dalla fascia del precariato.
Nel mio percorso lavorativo sono stata sia dalla parte di quella fa le domande per sapere se una persona puo' essere idonea ad una certa posizione, sia da quella che risponde alle domande per sapere se posso essere idonea ad una certa posizione.
E' difficile riuscire a vendersi bene ad un datore di lavoro che ti chiede come mai compaiono quattro diverse occupazioni negli ultimi tre anni. E spiegare cos'è che vorresti poi davvero fare.
Devi pensarci bene a cosa dire. La posta in gioco è alta quando per lo stesso posto ci sono altre trenta persone con il coltello tra i denti.
Il datore di lavoro deve e vuole indagare la motivazione. Bene. Mi chiedo, che motivazione potrà mai trasmettere una persona che ha studiato, ha pagato le tasse, rette universitarie, ha intrapreso viaggi su treni costantemente sporchi e in ritardo, e si è fatta un culo così per laurearsi, magari anche in corso (magari anche grazie alla fortuna di aver potuto fare dello studio il proprio unico lavoro) e poi si trova senza lavoro, oppure con un lavoro sì, ma gratis, o al massimo retribuito con il buono pasto.
Ecco. Mi chiedo che motivazione puo' trasmettere?
Mi chiedo anche come si puo' fare, a costruirsi un futuro.
Quella domanda che ci hanno sempre fatto, da che mondo e mondo, per indagare la progettualità, l'aspettativa, l'attitudine: "come ti vedi tra dieci anni?"
A vent'anni, da brava ingenua, come è giusto che sia, avevo delle belle idee sul come raggiungere il trentennio. Costruttive, piene di speranza. Vive. Ora, a trent'anni, non riesco a vedermi in nessun modo. E' già tanto se vedo la fine del mese. Ci sono le bollette, l'affitto, le ingiustizie, le frustrazioni, le polemiche, la spesa del sabato, le incomprensioni, l' assicurazione, il da fare quotidiano, l'arrovellamento sulle solite questioni, le difficoltà, la fatica, la voglia di riuscirci, in un qualche modo, a sfangarla, a essere quello che si è. A trovare la soluzione giusta per noi. Nel purgatorio in cui ci incastra la vita.
Vorrei sapere quand'è che ci lasceranno fare quello che vorremmo fare, senza dover sgomitare così forte da lasciarci le penne, quand'è che ci lasceranno imparare quello che potremmo imparare a fare e a farlo anche bene, magari, noi trentenni con la motivazione infilata con decisione lì.
Nel culo.
Partendo dall'inizio inizio, esiste una forma di meritocrazia, in Italia? Che tipo di meritocrazia è? E, soprattutto, è detentore di merito colui/coloro che decidono in merito al merito da conferire a colui/coloro ai quali è ipotizzato o dimostrato essere detentori di una qualche forma di merito?
La riflessione nasce dall' osservazione di quella che è la mia esperienza concreta. Pensavo a me, ai miei amici, ai conoscenti, alle persone che ho incontrato negli anni univesitari, lavorativi, di vita. Quindi, non faccio riferimento ad un campione attendibile per dimostrare qualcosa, ma è pur sempre una realtà. Per quanto piccola (che poi non credo nemmeno lo sia, così piccola, date le attuali statistiche), ma reale. Così.
Tra queste persone, coloro che hanno voluto e potuto intraprendere una percorso di studi più lungo, per esempio una carriera universitaria, quindi un percorso faticoso (si presuppone), costoso (sicuramente) sono proprio coloro che, una volta cresciuti e intraprese queste peripezie del cervello e incrementi dell' attitudine, in modo più o meno efficace d'accordo, una volta entrati nel mondo del lavoro, non si sono sentiti soddisfatti. Non si sono visti realizzati quelli che erano i progetti iniziali, le aspettative di partenza, e si sono sentiti venire meno quello slancio vitale che gli aveva dato un obiettivo a cui tedere, un bersaglio a cui mirare. Un motivo per giustificare la fatica.
E' venuta a mancare anche la concretezza del provare a fare, del mettersi in gioco e dell'avere uno stipendio a fine mese che permetta ad un ragazzo di rendersi autonomo dalla famiglia, oltre al costruirsi una propria vita indipendente. Queste cose non gli sono permesse, il più delle volte. Gli è permesso solo stare da parte, defilati, non opinare, non sconvolgere, non ribadire, non fare, non chiedere troppo, non osare troppo. Gli è permesso solo fare tutto cio' che gli viene detto, ma niente di più. E, ovviamente, niente di meno, pena la perdita del contratto di collaborazione a 500 euro al mese.
Questa dei trentenni di ora (tra i quali, io) è una generazione di sogni interrotti, di situazioni senza soluzione, di energie, idee, proposte buttate al vento, polveri di idee uccise lanciate nell' Oceano dall'alto di una scogliera, di cose iniziate e mai finite causa mancanza di spazi, di fondi, di luoghi, di strumenti, mancanza di tutto. Anche della carta igienica.
Chi si è laureato negli anni scorsi è passato (e, spesso, sta passando tuttora) attraverso odissee, frustrazioni, mancanza di fiducia e si vede crollata la progettualità. Si è accorto che non esiste più quel termine (che fa molto anni '70) "fare carriera", ma esiste solo una remota possibilità di trovare un lavoro più o meno stabile che permetta di togliersi dalla fascia del precariato.
Nel mio percorso lavorativo sono stata sia dalla parte di quella fa le domande per sapere se una persona puo' essere idonea ad una certa posizione, sia da quella che risponde alle domande per sapere se posso essere idonea ad una certa posizione.
E' difficile riuscire a vendersi bene ad un datore di lavoro che ti chiede come mai compaiono quattro diverse occupazioni negli ultimi tre anni. E spiegare cos'è che vorresti poi davvero fare.
Devi pensarci bene a cosa dire. La posta in gioco è alta quando per lo stesso posto ci sono altre trenta persone con il coltello tra i denti.
Il datore di lavoro deve e vuole indagare la motivazione. Bene. Mi chiedo, che motivazione potrà mai trasmettere una persona che ha studiato, ha pagato le tasse, rette universitarie, ha intrapreso viaggi su treni costantemente sporchi e in ritardo, e si è fatta un culo così per laurearsi, magari anche in corso (magari anche grazie alla fortuna di aver potuto fare dello studio il proprio unico lavoro) e poi si trova senza lavoro, oppure con un lavoro sì, ma gratis, o al massimo retribuito con il buono pasto.
Ecco. Mi chiedo che motivazione puo' trasmettere?
Mi chiedo anche come si puo' fare, a costruirsi un futuro.
Quella domanda che ci hanno sempre fatto, da che mondo e mondo, per indagare la progettualità, l'aspettativa, l'attitudine: "come ti vedi tra dieci anni?"
A vent'anni, da brava ingenua, come è giusto che sia, avevo delle belle idee sul come raggiungere il trentennio. Costruttive, piene di speranza. Vive. Ora, a trent'anni, non riesco a vedermi in nessun modo. E' già tanto se vedo la fine del mese. Ci sono le bollette, l'affitto, le ingiustizie, le frustrazioni, le polemiche, la spesa del sabato, le incomprensioni, l' assicurazione, il da fare quotidiano, l'arrovellamento sulle solite questioni, le difficoltà, la fatica, la voglia di riuscirci, in un qualche modo, a sfangarla, a essere quello che si è. A trovare la soluzione giusta per noi. Nel purgatorio in cui ci incastra la vita.
Vorrei sapere quand'è che ci lasceranno fare quello che vorremmo fare, senza dover sgomitare così forte da lasciarci le penne, quand'è che ci lasceranno imparare quello che potremmo imparare a fare e a farlo anche bene, magari, noi trentenni con la motivazione infilata con decisione lì.
Nel culo.
martedì 22 novembre 2011
Memorie Analogiche.
Nonostante tutto.
Nonostate il freddo. La pioggia.
Nonostante l'età adulta.
Nonostante sia una cosa seria, importante, da saper fare bene.
La prova di evacuazione del palazzo fa diventare tutti un po' idioti.
Viene da ridere.
C'è chi scende con la mela in bocca, chi cade lungo le scale, chi arriva dopo, chi resta chiuso in bagno.
Un po' come succedeva a scuola.
Viene da ridere non proprio così, ma ci va vicino, a come si rideva allora.
Nonostante fossero altri tempi, altri luoghi, altre persone.
E trovi il modo di allungare la pausa caffè.
Proprio come allora.
Nonostate il freddo. La pioggia.
Nonostante l'età adulta.
Nonostante sia una cosa seria, importante, da saper fare bene.
La prova di evacuazione del palazzo fa diventare tutti un po' idioti.
Viene da ridere.
C'è chi scende con la mela in bocca, chi cade lungo le scale, chi arriva dopo, chi resta chiuso in bagno.
Un po' come succedeva a scuola.
Viene da ridere non proprio così, ma ci va vicino, a come si rideva allora.
Nonostante fossero altri tempi, altri luoghi, altre persone.
E trovi il modo di allungare la pausa caffè.
Proprio come allora.
martedì 15 novembre 2011
Rassegnazioni.
Ti sei mai ritrovato con gli occhiali da sole, per difetto di memoria, all'imbrunire, o con un buio pesto?
E tutti che ti guardano come un perfetto idiota.
(Te lo immagini, perchè tu non li vedi, ovviamente).
Ti sei mai ritrovato con gli occhiali da vista, in spiaggia o in autostrada, in un assolato giorno di agosto, verso mezzogiorno?
Oltre non vedere assolutamente niente, causa riflesso, sei tu che ti consideri un perfetto idiota.
E il brutto è che se non li avessi, gli occhiali sbagliati, sarebbe ancora peggio.
Chi è miope lo sa.
Meglio Piuttosto, per dire.
Ci pensavo qualche giorno fa, mentre correvo in un bosco dai colori autunnali, in pausa pranzo. Con 17 gradi a metà Novembre. Alla rassegnazione.
E' rassegnarsi alle cose che non si possiedono, alle faccende da risolvere, al pranzo con i parenti, alle situazioni nuove. A quelle cose che non si incastrano poi così bene: non bastano la forza, la perseveranza, la determinazione. Niente. C'è un ingranaggio, un tassellino che non entra, che non funziona.
Pensavo alla rassegnazione costruttiva, ovvero quella rassegnazione che serve per essere felici, per essere in pace, per dire sì sono anche io parte di questi piccoli grandi traumi che incontriamo nel vivere. Per dire, ah sì, è dura anche per me. Anche io ho i giorni no, ho le mie sofferenze, un sacco di conti che non tornano e mi faccio serenamente i miei pianti nervosi.
Quella rassegnazione necessaria per stabilire l'ordine, un confine plausibile, per inserirsi nel normale scorrere delle cose, adeguarsi a qualche testata sulla roccia dura. Con eleganza.
Quella necessaria per dare il giusto peso e capire che l'ironia è l'unica ancòra di salvezza di fronte al baratro del dubbio, dell' indecisione. Del buio alle quattro di pomeriggio.
E del nuovo governo, che vediamo come va.
E tutti che ti guardano come un perfetto idiota.
(Te lo immagini, perchè tu non li vedi, ovviamente).
Ti sei mai ritrovato con gli occhiali da vista, in spiaggia o in autostrada, in un assolato giorno di agosto, verso mezzogiorno?
Oltre non vedere assolutamente niente, causa riflesso, sei tu che ti consideri un perfetto idiota.
E il brutto è che se non li avessi, gli occhiali sbagliati, sarebbe ancora peggio.
Chi è miope lo sa.
Meglio Piuttosto, per dire.
Ci pensavo qualche giorno fa, mentre correvo in un bosco dai colori autunnali, in pausa pranzo. Con 17 gradi a metà Novembre. Alla rassegnazione.
E' rassegnarsi alle cose che non si possiedono, alle faccende da risolvere, al pranzo con i parenti, alle situazioni nuove. A quelle cose che non si incastrano poi così bene: non bastano la forza, la perseveranza, la determinazione. Niente. C'è un ingranaggio, un tassellino che non entra, che non funziona.
Pensavo alla rassegnazione costruttiva, ovvero quella rassegnazione che serve per essere felici, per essere in pace, per dire sì sono anche io parte di questi piccoli grandi traumi che incontriamo nel vivere. Per dire, ah sì, è dura anche per me. Anche io ho i giorni no, ho le mie sofferenze, un sacco di conti che non tornano e mi faccio serenamente i miei pianti nervosi.
Quella rassegnazione necessaria per stabilire l'ordine, un confine plausibile, per inserirsi nel normale scorrere delle cose, adeguarsi a qualche testata sulla roccia dura. Con eleganza.
Quella necessaria per dare il giusto peso e capire che l'ironia è l'unica ancòra di salvezza di fronte al baratro del dubbio, dell' indecisione. Del buio alle quattro di pomeriggio.
E del nuovo governo, che vediamo come va.
giovedì 3 novembre 2011
Belle Cose (1)
Ci sono i supermercati megagalattici, che restano aperti dalle 8 del mattino alle 8 di sera.
Qualcuno fino alle 22, anche.
E poi c'è Truffi, l' alimentari di via Bismantova, che in un caldo pomeriggio estivo, aveva esposto il cartello: Chiuso.
Sono al mare a prendere l' Aurora.
E queste sono gran belle cose.
La verità, la priorità, il portare avanti il proprio mondo, il mandare un po' tutti a cagare, alle volte.
Qualcuno fino alle 22, anche.
E poi c'è Truffi, l' alimentari di via Bismantova, che in un caldo pomeriggio estivo, aveva esposto il cartello: Chiuso.
Sono al mare a prendere l' Aurora.
E queste sono gran belle cose.
La verità, la priorità, il portare avanti il proprio mondo, il mandare un po' tutti a cagare, alle volte.
Quello che non saprai, che non sai e che non sapevi. Per essere coerenti.
No, non mi sono dimenticata di avere un blog e di doverlo gestire.
Non parlerei di negligenza, no.
Piuttosto di trasloco e di grandi cambiamenti.
Ho trascorso queste settimane in un panico fatto da zerbini, stoviglie, tende e tavolette da water.
Copriletti, presine, soluzioni tv, decorazioni per la casa e ripostigli per il mocio vileda.
Dall'andare e tornare dall'Ikea, senza soluzione di continuità.
Sedia Jeff per gli ospiti (dove li metto poi?), Libreria Billy (a un solo scaffale, che poi non ci si passa più), mensola componibile Udden (attaccata bene in alto, che poi ci si sturla).
C'è da ingegnarsi quando le dimensioni sono quelle dell' appartamento Milanese del ragazzo di campagna. E quando hai due armadi così brutti che forse nemmeno negli anni '70, nelle camere dei bambini.
Comunque, queste sono le mie preoccupazioni dell'ultima mese.
E dici poco. Quando ti ritrovi, per la prima volta in vita tua, faccia a faccia con faccende come chiamare l'idraulico, farsi installare un contatore, fare il contratto della luce, del gas e capire chi è che deve inviare quel documento, l'unico che manca. Ecco, ti cambiano un po' di cose.
Sono cose da grandi, come dire. Io che c'entro?
In pochi minuti capisci che:
- Non sai fare un emerito cazzo delle faccende domestiche (anche se credevi il contrario).
- Nessuno più si occupa del tuo nutrimento quotidiano e dei tuoi comfort.
- Non ti ricordi qual'è la gradazione del lavaggio dei capi delicati.
- Il tonno in scatola sarà il tuo Cavallo di battaglia nelle cene con amici (che non vedono l'ora di cenare a casa tua - già immagini la loro faccia quando vedranno una bella insalatona con tonno e Philadelphia Light).
- Non hai una lavastoviglie, nè un ripostiglio per la borsa del nuoto e per le scarpe da correre.
- Ancora peggio, non sai se hai sufficiente ossigeno o luce per poter sopravvivere. Almeno, quella è la prima impressione.
- Non hai il parcheggio per l'auto.
- Devi tenerti in costante aggiornamento sulle offerte del Mediaworld, Comet, Expert su televisori e pc (che ancora non hai, ovviamente).
- Niente è, nè sarà mai e poi mai, troppo facile. Ci sara' sempre qualcuno, qualcosa, il fato, una congiura, un rito woodoo, il Karma, contro il tuo sommario tentativo di parziale emancipazione dalla famiglia di origine.
Mentre capisci queste cose, che già è doloroso di suo, si rompe la piastra per capelli.
Chiami il tecnico e ti dice che se ce l' hai da più di due anni non è più in garanzia, non te la cambiano. E non si aggiustano, quelle piastre lì così tecnologiche.
Tu ce l'hai da più di due anni.
[...]
Sono prove di coraggio, che forgiano il carattere, queste.
PS. Ma qualcuno sa dove spariscono sempre le garanzie?
Io non ne ho mai trovata una.
Credo sia una di quelle questioni un po' esoteriche, che ci sono ma non si vedono. Ecco.
Che a ben vedere, se anche ci sono, restano sempre troppo poco, o, comunque, non il tempo necessario ad espiare tutti i nostri peccati.
Non parlerei di negligenza, no.
Piuttosto di trasloco e di grandi cambiamenti.
Ho trascorso queste settimane in un panico fatto da zerbini, stoviglie, tende e tavolette da water.
Copriletti, presine, soluzioni tv, decorazioni per la casa e ripostigli per il mocio vileda.
Dall'andare e tornare dall'Ikea, senza soluzione di continuità.
Sedia Jeff per gli ospiti (dove li metto poi?), Libreria Billy (a un solo scaffale, che poi non ci si passa più), mensola componibile Udden (attaccata bene in alto, che poi ci si sturla).
C'è da ingegnarsi quando le dimensioni sono quelle dell' appartamento Milanese del ragazzo di campagna. E quando hai due armadi così brutti che forse nemmeno negli anni '70, nelle camere dei bambini.
Comunque, queste sono le mie preoccupazioni dell'ultima mese.
E dici poco. Quando ti ritrovi, per la prima volta in vita tua, faccia a faccia con faccende come chiamare l'idraulico, farsi installare un contatore, fare il contratto della luce, del gas e capire chi è che deve inviare quel documento, l'unico che manca. Ecco, ti cambiano un po' di cose.
Sono cose da grandi, come dire. Io che c'entro?
In pochi minuti capisci che:
- Non sai fare un emerito cazzo delle faccende domestiche (anche se credevi il contrario).
- Nessuno più si occupa del tuo nutrimento quotidiano e dei tuoi comfort.
- Non ti ricordi qual'è la gradazione del lavaggio dei capi delicati.
- Il tonno in scatola sarà il tuo Cavallo di battaglia nelle cene con amici (che non vedono l'ora di cenare a casa tua - già immagini la loro faccia quando vedranno una bella insalatona con tonno e Philadelphia Light).
- Non hai una lavastoviglie, nè un ripostiglio per la borsa del nuoto e per le scarpe da correre.
- Ancora peggio, non sai se hai sufficiente ossigeno o luce per poter sopravvivere. Almeno, quella è la prima impressione.
- Non hai il parcheggio per l'auto.
- Devi tenerti in costante aggiornamento sulle offerte del Mediaworld, Comet, Expert su televisori e pc (che ancora non hai, ovviamente).
- Niente è, nè sarà mai e poi mai, troppo facile. Ci sara' sempre qualcuno, qualcosa, il fato, una congiura, un rito woodoo, il Karma, contro il tuo sommario tentativo di parziale emancipazione dalla famiglia di origine.
Mentre capisci queste cose, che già è doloroso di suo, si rompe la piastra per capelli.
Chiami il tecnico e ti dice che se ce l' hai da più di due anni non è più in garanzia, non te la cambiano. E non si aggiustano, quelle piastre lì così tecnologiche.
Tu ce l'hai da più di due anni.
[...]
Sono prove di coraggio, che forgiano il carattere, queste.
PS. Ma qualcuno sa dove spariscono sempre le garanzie?
Io non ne ho mai trovata una.
Credo sia una di quelle questioni un po' esoteriche, che ci sono ma non si vedono. Ecco.
Che a ben vedere, se anche ci sono, restano sempre troppo poco, o, comunque, non il tempo necessario ad espiare tutti i nostri peccati.
venerdì 21 ottobre 2011
La Ciclicità (che ammazza).
Insiemi eterogenei di riflessioni sparse e notevolmente approssimative.
Alla Carlona, cioè.
Quei riempitivi che ci metti quando non sai cosa scrivere, insomma.
(Ma non è il bello dei blog poter scrivere tutto e di più, senza rispettare nessuna tempistica, nessuno schema, nessun tipo di regola stilistica, grammaticale, ortografica, lessicale? Nessun prima, nessun dopo, nessuno svolgimento? Sì, questo è il bello.)
A.
Com'è che gli amori più belli, alle volte, sono quelli impossibili da vivere?
Quelli che non trovano mai espressione, strada, direzione.
Quelli mai confessati.
Nemmeno a se stessi.
E sono così belli proprio perchè rimangono tali. Inespressi. Repressi. Mai vissuti. Mai tentati. Mai ascoltati. Possiedono la perfezione di ciò che non è viene inserito nell' ordine naturale e caduco delle cose.
B.
Non avete paura che qualcuno di importante smetta di occuparsi di voi? Che smetta di farlo, all'improvviso? Semplicemente così, senza motivo. Solo perchè si è stancato.
Ognuno ha bisogno, una mezz'oretta almeno al giorno, di qualcuno che si occupi di lui.
Un abbraccio, un bacio, una lettera, due chiacchiere, uno sguardo, un sorriso complice, una canzone.
Ecco il motivo per cui esiste la radio: abbiamo la ovvia consapevolezza di essere in un momento di condivisione. Sappiamo che altre persone stanno ascoltando la stessa canzone, anche se all'interno delle loro vite. Delle loro case o delle loro auto. Ma proprio quella lì, in quel momento.
Ho l'impressione che la radio sappia occuparsi benissimo di noi, in certi momenti.
(Krock per esempio).
C.
Vi è mai capitato di trovarvi indifesi in un vortice mortale di: codici, cataloghi, pezzi, varianti, combinazioni, soluzioni per ogni ambiente, metrature, strutture, imballaggi?
Ecco. Credo abbia origine da qui il mio odio profondo per l' Ikea.
Anche perchè ci devi tornare. Sempre.
Hai dimenticato un pezzo, oppure ti danno quello sbagliato. Con una probabilità del 99%.
D.
Esiste una ciclicità per ogni cosa.
Esiste quella che è sinonimo di crescita, di cambiamento, di naturale scorrere delle cose.
E poi, esiste quella che ammazza.
Esempi:
Il cambio dell'armadio.
Il cambio dell'orario.
Il cambio di temperatura.
Il raffreddore.
Il sonno.
La Domenica sera, dalle ore 18.00 pm. In poi.
L'aereo del ritorno.
Il ciclo mestruale.
La fila in seggiovia.
La fila alle poste. Dal medico.
L' affitto da pagare.
La rata della macchina.
Altro esempio di ciclicità che ammazza (l'amore, o il surrogato).
F ama G. Che a sua volta ama L ma non F. F soffre perchè il suo amore non è corrisposto da G e va a consolarsi da T. Quando F e T iniziano a piacersi un po' tanto, allora è il momento in cui G torna da F dicendosi di essersi sbagliata e lascia L. L disperato va da F e gli parla (abbastanza sincero), dicendo che G è una gran stronza, ma F lo sa già. E non se la riprende. T disperata (e un po' invidiosa) va da G e le parla, dicendo che F è un gran stronzo, ma G non le crede. E insiste con F. F alla fine cede al fascino di G (essendo la sua punta iniziale, poi) e dopo un po' succede che F lascia G e torna da T. G disperata... [ to be continued]
E' così che vanno certe faccende.
Inutile domandarsi troppi perchè. Non ci è dato sapere, nè ora nè mai.
E.
Certi sguardi non te li dimentichi. Creano un solco indelebile nella memoria visiva.
Sguardi di persone lontanissime anche, che non vedi da decenni magari.
Lo sguardo resta quello.
E lo ritrovi identico anche dopo 15 anni. Dopo 20. Dopo una vita.
E' in un qualche modo rassicurante.
F.
Quando incontro un compagno di classe delle elementari (vedi punto precedente) non posso fare a meno di notare i segni del tempo, in quanto mi viene naturale confrontare la sua immagine attuale, per me nuova, a quella di bambino, quale era, che riconosco io.
E di intuire che ci sia un rapporto direttamente proporzionale alla mia. Di immagini.
G.
Se stai troppo lì a pensarci, ti viene paura.
Vai. Vai!
Tipo quando devi fare un tuffo da un trampolino o da una roccia molto alta.
E' peggio stare in alto e guardare giù, che buttarsi. Molto peggio.
H.
Ho già raccolto un quantitativo idoneo di stronzate che mi permette di andare a dormire con la coscienza a posto. E chiudere il primo post dedicato a questa cosa qua che mi è venuta in mente stasera.
Comunque, non disperate.
[To be Continued...]
Ps. Sì, è ciclica.
E si chiama "La ciclicità (che ammazza)". Se non si era capito.
E questo è l' Atto I.
Pps.
Sempre per restare in tema di ciclicità che ammazza: racchiudo in questo insieme anche il semplice fatto di appoggiare il piede - inavvertitamente - sul prodotto fumante di uno sfintere canino.
Ai più fortunati, capita.
Spesso anche.
Alla Carlona, cioè.
Quei riempitivi che ci metti quando non sai cosa scrivere, insomma.
(Ma non è il bello dei blog poter scrivere tutto e di più, senza rispettare nessuna tempistica, nessuno schema, nessun tipo di regola stilistica, grammaticale, ortografica, lessicale? Nessun prima, nessun dopo, nessuno svolgimento? Sì, questo è il bello.)
A.
Com'è che gli amori più belli, alle volte, sono quelli impossibili da vivere?
Quelli che non trovano mai espressione, strada, direzione.
Quelli mai confessati.
Nemmeno a se stessi.
E sono così belli proprio perchè rimangono tali. Inespressi. Repressi. Mai vissuti. Mai tentati. Mai ascoltati. Possiedono la perfezione di ciò che non è viene inserito nell' ordine naturale e caduco delle cose.
B.
Non avete paura che qualcuno di importante smetta di occuparsi di voi? Che smetta di farlo, all'improvviso? Semplicemente così, senza motivo. Solo perchè si è stancato.
Ognuno ha bisogno, una mezz'oretta almeno al giorno, di qualcuno che si occupi di lui.
Un abbraccio, un bacio, una lettera, due chiacchiere, uno sguardo, un sorriso complice, una canzone.
Ecco il motivo per cui esiste la radio: abbiamo la ovvia consapevolezza di essere in un momento di condivisione. Sappiamo che altre persone stanno ascoltando la stessa canzone, anche se all'interno delle loro vite. Delle loro case o delle loro auto. Ma proprio quella lì, in quel momento.
Ho l'impressione che la radio sappia occuparsi benissimo di noi, in certi momenti.
(Krock per esempio).
C.
Vi è mai capitato di trovarvi indifesi in un vortice mortale di: codici, cataloghi, pezzi, varianti, combinazioni, soluzioni per ogni ambiente, metrature, strutture, imballaggi?
Ecco. Credo abbia origine da qui il mio odio profondo per l' Ikea.
Anche perchè ci devi tornare. Sempre.
Hai dimenticato un pezzo, oppure ti danno quello sbagliato. Con una probabilità del 99%.
D.
Esiste una ciclicità per ogni cosa.
Esiste quella che è sinonimo di crescita, di cambiamento, di naturale scorrere delle cose.
E poi, esiste quella che ammazza.
Esempi:
Il cambio dell'armadio.
Il cambio dell'orario.
Il cambio di temperatura.
Il raffreddore.
Il sonno.
La Domenica sera, dalle ore 18.00 pm. In poi.
L'aereo del ritorno.
Il ciclo mestruale.
La fila in seggiovia.
La fila alle poste. Dal medico.
L' affitto da pagare.
La rata della macchina.
Altro esempio di ciclicità che ammazza (l'amore, o il surrogato).
F ama G. Che a sua volta ama L ma non F. F soffre perchè il suo amore non è corrisposto da G e va a consolarsi da T. Quando F e T iniziano a piacersi un po' tanto, allora è il momento in cui G torna da F dicendosi di essersi sbagliata e lascia L. L disperato va da F e gli parla (abbastanza sincero), dicendo che G è una gran stronza, ma F lo sa già. E non se la riprende. T disperata (e un po' invidiosa) va da G e le parla, dicendo che F è un gran stronzo, ma G non le crede. E insiste con F. F alla fine cede al fascino di G (essendo la sua punta iniziale, poi) e dopo un po' succede che F lascia G e torna da T. G disperata... [ to be continued]
E' così che vanno certe faccende.
Inutile domandarsi troppi perchè. Non ci è dato sapere, nè ora nè mai.
E.
Certi sguardi non te li dimentichi. Creano un solco indelebile nella memoria visiva.
Sguardi di persone lontanissime anche, che non vedi da decenni magari.
Lo sguardo resta quello.
E lo ritrovi identico anche dopo 15 anni. Dopo 20. Dopo una vita.
E' in un qualche modo rassicurante.
F.
Quando incontro un compagno di classe delle elementari (vedi punto precedente) non posso fare a meno di notare i segni del tempo, in quanto mi viene naturale confrontare la sua immagine attuale, per me nuova, a quella di bambino, quale era, che riconosco io.
E di intuire che ci sia un rapporto direttamente proporzionale alla mia. Di immagini.
G.
Se stai troppo lì a pensarci, ti viene paura.
Vai. Vai!
Tipo quando devi fare un tuffo da un trampolino o da una roccia molto alta.
E' peggio stare in alto e guardare giù, che buttarsi. Molto peggio.
H.
Ho già raccolto un quantitativo idoneo di stronzate che mi permette di andare a dormire con la coscienza a posto. E chiudere il primo post dedicato a questa cosa qua che mi è venuta in mente stasera.
Comunque, non disperate.
[To be Continued...]
Ps. Sì, è ciclica.
E si chiama "La ciclicità (che ammazza)". Se non si era capito.
E questo è l' Atto I.
Pps.
Sempre per restare in tema di ciclicità che ammazza: racchiudo in questo insieme anche il semplice fatto di appoggiare il piede - inavvertitamente - sul prodotto fumante di uno sfintere canino.
Ai più fortunati, capita.
Spesso anche.
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