Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







lunedì 4 giugno 2012

Back to Eternal Silence.


Dopo quattro anni dall' ultimo lavoro, tornano gli straordinari musicisti islandesi, cantori e musicanti del ghiaccio e dei silenzi eterni.

Valtari.

 

venerdì 1 giugno 2012

Ed avevamo gli occhi troppo belli.

E poi capisci quali sono le cose che veramente contano, a stare al mondo.

Non è che non lo sai, no. Non sei così sconsiderato o superficiale. No. E' che, quando le cose girano per il verso giusto, te ne dimentichi sempre un po'.
Quando, invece, succedono dei disastri, quelli veri, come quello che sta succedendo adesso nella mia Emilia, allora ti fermi a pensare. Rifletti e capisci che le cose che contano non sono i premi, le vacanze lontano lontano, le scorribande, le serate a fare casino. Cioè, sono importanti e sono parte integrante del vivere, ma nei momenti difficili, quando viene a mancare una persona cara, un tetto che ti protegge, dei vestiti per coprirti, la possibilità di sopravvivere, allora è diverso. La prospettiva e gli atteggiamenti nei confronti della realtà cambiano radicalmente.
Quando non c'è più la base per sopravvivere niente diventa più importante di qualcuno che ti è vicino, sia in senso di supporto concreto, rimboccarsi le maniche, che di supporto in senso affettivo, un abbraccio vero.
Sentire la disperazione nelle parole di quelle persone che hanno perso tutto, vedere le lacrime, le case rase al suolo, le persone che dormono in macchina, in tenda (quando ce le hanno),  riuscire anche solo a immaginare che una cosa così è successa qui, a pochi chilometri di distanza dalla mia città.
E che non è assolutamente possibile fare nulla, di fronte alla forza della terra che si muove e si muove e continua a fare dei disastri, a far crollare paesi, città, a terrorizzare le persone.
Quello che si puo' fare è dare un aiuto con i beni di prima necessità attraverso i vari punti di raccolta.

Il vero dramma non è il terremoto in sè, ma sono gli esiti del terremoto. Perchè il terremoto c'è sempre stato e ci sara' sempre. Il pianeta fa il fatto suo. La natura evolve, involve, moltiplica ed estingue, crea e distrugge, fa un po' come le pare. Ci regala, allo stesso modo, il sublime e l'inferno.

Ma è quello che abbiamo ed è necessario convivere anche con la miseria e la disperazione.
Cercando di limitarne i danni dove si può. Come si può.

A partire dall'edilizia, per esempio.




lunedì 28 maggio 2012

Questioni di Reattività.


Niente.
Bho.
Non sento.
Porca puttana.
Metti giù tanto non ti sento.
Mandami un messaggio.
Non ti sento, ho detto.
Dov'è che siete?
Bho.
Niente.

Sara' rotto?


[.....] 24 ore di soli messaggi inviati dicendo di non telefonarmi. Che non sento un cazzo.


Google
Forum Apple: "risoluzione problematiche audio iphone".



"Assicuratevi di aver rimosso la pellicola protettiva del vostro iphone".








venerdì 18 maggio 2012

Running Thoughts.

Non capisco l' urgenza delle persone di farsi occupare il cuore da qualcuno.
Come se un cuore solo non avesse battiti a sufficienza.
Come se non potesse continuare il suo costante battito solitario.

L' ansia del vuoto, la difficoltà del fermarsi un attimo a prendere fiato, con calma. Senza mai rendersi conto della sostanziale solitudine di ogni essere umano. Del doversi sempre e comunque bastare a se stessi, per non soffrire troppo, perchè è così che si guarda davvero la vita per com'è.

Non capisco la corsa a fidanzarsi, l'innamoramento cieco dell' amore (e non sempre della persona oggetto di) la fatica di passare un po' di tempo soli con se stessi. Il silenzio fa un sacco di rumore, quando si è soli. I pensieri si affollano e la malinconia aumenta.
Ed è lì che si fanno davvero i conti. Che viene fuori chi sei, da dove vieni. E fa paura, quando non ci si è abituati. E' lì che ti devi guardare dentro e dare una valutazione, quanto piu' attendibile possibile, senza esagerazioni, soprattutto con le critiche. Soprattutto con le lodi.

E' uno dei modi per restare fedeli a se stessi. Quanto più possibile.

Si chiama pura e semplice Realtà.
Cio' per cui ti alzi, lavori, vai in giro a vedere delle cose, fai sport, leggi dei libri, hai una famiglia e degli amici che ami, hai degli obiettivi, fai fatica. Fai dei sacrifici, sei felice, a volte. Hai dei sogni, anche. A volte è molto dura. A volte le cose sono fluide e tutto sembra essere al posto giusto.

E ogni giorno è così.
Ed è semplicemente meraviglioso che sia così.

Puoi scegliere, quando qualcosa non è più al posto giusto, di spostarlo un attimo.
Di vedere l'orizzonte da un'altra finestra.  Per quanto piccola, scomoda o lontana.
Ma puoi, molto più spesso di quanto tu non creda.

E' così che vanno avanti le cose.
Senza quasi che tu te ne accorga.





venerdì 11 maggio 2012

Complicate e Amorevoli Autogestioni (la meraviglia e la disperazione dell'abitare da soli).

La priorità della carta igienica.
La sveglia in caso di pennichella.
La vita è dura.
La pattumiera da svuotare regolarmente.
L’acquisto delle bottiglie d’acqua (con probabile rottura della maniglina della confezione, lungo la via di casa).
La testa in caso di vomito.
I ragni in caso di invasione.
Assenza di microonde e lavastoviglie.
Segnale per internet/telefono funzionante a tratti.
Cambio delle lampadine.
Scegliere le tende (eh?)
Tenere tutto sostanzialmente pulito.
Silenzio.
Lavare il pavimento.
Cambiare le lenzuola e fare la lavatrice.
Stendere.
Riflettere tantissimo.
Sgrassare la bistecchiera e il pentolino del latte.
Varietà delle tisane.
Imparare la funzione specifica di spezie, detersivi e lavaggi.
Scoprire l’esistenza di cibi nuovi e veloci. Come il Giapponese da asporto.
Scoprire l’esistenza di una quantità di scartoffie, bollette, avvisi, assicurazioni, rifiuti, bolli. Tutto da pagare. Entro domani.
Ricordare di controllare la posta. Non quella con la password. Quella con la chiave.
Calcolare precisamente la somma mensile disponibile in euro, avendo cura di togliere quella dell’affitto in euro.
Imparare a non sporcare. A togliersi le scarpe. A fare la spesa senza comprare delle cazzate galattiche. A fare la verdura al vapore. Il pollo e la carne senza che faccia troppo schifo.
Non dover rendere conto di niente a nessuno (Equitalia a parte).
Non dover giustificare una assenza a cena, a pranzo, il volume della musica o un rientro notturno barcollante.
Yoghurt e mela quando non hai voglia di cucinare. O aperitivo con pizza e noccioline.
Possibilità di non possedere una bilancia.
Possibilità di non possedere una TV. Né un ferro da stiro.
Possibilità di scelta istantanea e monodirezionale sul da farsi per i prossimi 5 minuti, 2 ore o 3 giorni. A seconda dell’umore.
Possibilità di restare molto felice o molto incazzata, a prescindere.
Un campanello con il proprio nome.
Scelta dello zerbino.
Monopolio assoluto dello spazio negli armadi.
Possedimenti infiniti di scarpe senza eventuali battibecchi sullo sperpero di denaro.





Niente, dovevo tirare due somme.
Così, per una prima superficiale analisi in merito ai primi sei mesi di auto convivenza.
11.11.2011/11.05.2012

Sono solo riflessioni a voce alta.
Scusate. Ho un debole per gli elenchi.



lunedì 23 aprile 2012

L' Indicatore Retroattivo di Qualità.

 


Ci sono libri che sono belli sempre. 

E poi ci sono libri che sono belli sempre particolarmente ad Aprile.
Chè Aprile è un mese da classificare nella fascia dei mesi complicati, quelli che non passano tanto via lisci e indolori, come può essere, ad esempio, un Ottobre o un Marzo. Aprile no, è infimo.
Semplicemente per alcuni validissimi motivi. 
Perché porta con sé cambiamenti, fatiche.  E’ il mese degli armadi da cambiare, dei cuori da consolare, degli ormoni da controllare, degli ombrelli da aprire. Delle abitudini diverse, dei giri in bicicletta, della pelle bianca che inizia a tingersi, delle gambe e delle braccia da scoprire, delle riflessioni strambe sdraiati sulle panchine. E anche dei gelati (scusate, retaggio di un lontano Baglioni).

Ho capito che quando non riesco a cogliere quel segreto delle cose, quel qualcosa che non si può definire, momentaneo ed importantissimo, mi rammarico.   
Mi sfugge. E so che è quello il momento da ricordare, da imprimere nel cuore e nella testa. 
Quando mi sento lontana, spaesata, quando mi mancano alcune coordinate, ecco.
Quando sono nostalgica.

Non c’è forse felicità anche nella nostalgia? Anzi, non è forse la nostalgia un preciso indicatore dello spazio sentimentale lasciato da una felicità terminata (la felicità, nella sua essenza, per essere tale, è delimitata da un preciso inzio e un preciso termine) e pronto per essere riempito da un’altra felicità futura? 

Nostalgia, Definizione 
[Dal mio dizionario inventato]

La nostalgia è un fastidio generalizzato, sottile e perfettamente incastrato, difficilmente localizzabile in un punto preciso, che fornisce una misura, in termini di intensità, dell’importanza delle cose passate, agli occhi del cuore. Siano queste cose situazioni vissute, persone incontrate, luoghi visitati, momenti trascorsi impegnati a fare/dire/lottare/ con/contro qualcosa/qualcuno.  

Dove c’è nostalgia, c’è stata passione. Amore. Vicinanza. Affetto. Attaccamento. Felicità.  C’è stata la responsabilità di aver deciso di impiegare in un certo modo quella cosa che per comodità  di significato chiamiamo tempo, ma che in realtà è poi la VitaVeraVissuta.  Sul momento crediamo che quello che stiamo vivendo sia normale, sia qualcosa di ordinario, comunissimo, banale. 
Appena non possiamo più viverlo, eccola.  Arriva inesorabile a indicarci il Valore. E' un indicatore di valore, di qualità, di verità che funziona alla stregua di una specie di sistema immunitario delle emozioni, ed agisce in modo retroattivo. Perché noi, si sa, alle volte siamo distratti con le cose della vita. Non impariamo mai a prestare attenzione, e quando lo facciamo non è mai abbastanza e mai al momento giusto.  

La nostalgia,  in questo modo, definisce il significato del nostro essere nel mondo.
Come faremmo a sapere cos’è che abbiamo amato così tanto, senza nostalgia? O a cosa siamo stati così legati? A cosa abbiamo dato un significato e a cosa il nostro cuore ci ha chiamato a essere presenti con tutto noi stessi? 
Ci fornisce un aiutino. Facendoci soffrire un po'.

Attenzione a una cosa pero’.
La nostalgia, per essere sana e per garantire un corretto funzionamento del sistema immunitario delle emozioni, deve essere alternata dalla pienezza del presente e dalla progettualità per il futuro. Dai desideri, dai sogni di cui non possiamo avere nostalgia perché non sono cio’ che c’è stato e non c’è più, ma sono una delle possibilità verso cui abbiamo un dovere morale. 
Quello di farli accadere.   
Deve essere una nostalgia che si rinnova, indicativa di valore a cose diverse nel tempo.

Quando senti nostalgia,quando c’è quel fastidio affilato che preme, che schiaccia il cuore, arriva una consapevolezza.  E’ uno dei preziosi metodi analitici che ci hanno gentilmente concesso per guardarsi dentro, in profondità. 
Ed essere a conoscenza di aver  vissuto nel migliore dei modi.

Di aver vissuto con necessità, con urgenza.
Esattamente come abbiamo potuto, come abbiamo dovuto. 





"Nei corridoi del supermercato, studio sempre i carrelli delle persone, e immagino le loro colazioni, le loro cene, certe somiglianze con il loro modo di vivere. Ce ne sono alcune che fanno una spesa che farei esattamente così anch'io, una spesa che sottoscriverei.
 
Tutte le persone che non sono belle, o che sono brutte, poi quando le conosci diventano più belle, sempre.
 
La seguente frase con cui cominciavo qualsiasi tema a scuola: La questione storica, economica, filosofica, scientifica, politica e sociale del ventesimo secolo... E mi ritrovavo ad aver già riempito cinque o sei righe.
 
Quando mia moglie si mette una mia maglietta."

Momenti di trascurabile felicità, 
F. Piccolo

martedì 10 aprile 2012

Sull'impossibilità di diffusione della Solitudine.

Se mai mi chiedessero di esprimere qualche desiderio, di quelli base, semplici semplici, senza troppe pretese (e quindi dovrei escludere la pace nel mondo, i vaccini per certe malattie o cose di quella portata lì, per non farmi rispondere anche meno eh, i miracoli non li facciamo) avrei una richiesta in termini di minor affollamento generico nei luoghi di ritrovo/di passaggio delle persone.
Chè la gente, superati i 30 anni, non ce la fa più a reggere le spintonate invasive. I nervi saltano velocemente.

Ecco, chiederei poche cose, ma molto precise:

- I bar vuoti al sabato mattina, senza il terrore di non arrivare in tempo sull' ultima brioche alla crema.
- Le piste da sci aperte solo a un numero ristretto di persone, per smettere di evitare ostacoli e smettere di dover immaginare le creative traiettorie astrali di sciatori disseminati ovunque.
O almeno, divise per sciatori e snowboardisti.
- Le autostrade per il mare senza cantieri aperti e senza automobili in coda, nemmeno sulla A1 in Agosto.

E' che necessitiamo di ossigeno, di aria, di spazio vitale. Per creare, ridurre lo stress e smettere di telefonare uno sulle orecchie dell' altro, o bere il caffè del vicino per sbaglio, o suonare clacson o incazzarsi o disperdere energie.
Perchè se il tasso di natalità è sempre più basso siamo comunque troppi, nello stesso posto, lo stesso maledetto giorno di festa, Pasqua, Natale, Ferragosto, San Gennaro, Lorenzo e Valentino?

Ecco un buon motivo per fare colazione prestissimo, tipo alle 8 (poi tornare a letto), per andare a fare snow il primo dell'anno, oppure a Campiglio, su allo Stoppani, che sei solo tu fino alle nove e mezzo almeno, andare al mare in un qualsiasi Lido lontano da Milano Marittima e Riccione, e trascorrere Ferragosto a grigliare in cortile con telo, abbronzante e ghiaccioli fatti in casa.

Chè, se ti va di culo, si vedono anche le stelle cadenti.