Lapis and Notes



Lapis and Notes


Post Scriptum:

Welcome.
(To the Jungle).

"Gli svedesi hanno capito quello che la Scavolini ancora no. Ovvero. Che la gente comune ha 40 mt quadri per farci stare un letto, una cucina e un water. E ha sempre sognato la penisola. Poi si è ridimensionata, nel momento in cui ha realizzato un fatto.
Che i sogni si pagano al metro quadro".







venerdì 18 maggio 2012

Running Thoughts.

Non capisco l' urgenza delle persone di farsi occupare il cuore da qualcuno.
Come se un cuore solo non avesse battiti a sufficienza.
Come se non potesse continuare il suo costante battito solitario.

L' ansia del vuoto, la difficoltà del fermarsi un attimo a prendere fiato, con calma. Senza mai rendersi conto della sostanziale solitudine di ogni essere umano. Del doversi sempre e comunque bastare a se stessi, per non soffrire troppo, perchè è così che si guarda davvero la vita per com'è.

Non capisco la corsa a fidanzarsi, l'innamoramento cieco dell' amore (e non sempre della persona oggetto di) la fatica di passare un po' di tempo soli con se stessi. Il silenzio fa un sacco di rumore, quando si è soli. I pensieri si affollano e la malinconia aumenta.
Ed è lì che si fanno davvero i conti. Che viene fuori chi sei, da dove vieni. E fa paura, quando non ci si è abituati. E' lì che ti devi guardare dentro e dare una valutazione, quanto piu' attendibile possibile, senza esagerazioni, soprattutto con le critiche. Soprattutto con le lodi.

E' uno dei modi per restare fedeli a se stessi. Quanto più possibile.

Si chiama pura e semplice Realtà.
Cio' per cui ti alzi, lavori, vai in giro a vedere delle cose, fai sport, leggi dei libri, hai una famiglia e degli amici che ami, hai degli obiettivi, fai fatica. Fai dei sacrifici, sei felice, a volte. Hai dei sogni, anche. A volte è molto dura. A volte le cose sono fluide e tutto sembra essere al posto giusto.

E ogni giorno è così.
Ed è semplicemente meraviglioso che sia così.

Puoi scegliere, quando qualcosa non è più al posto giusto, di spostarlo un attimo.
Di vedere l'orizzonte da un'altra finestra.  Per quanto piccola, scomoda o lontana.
Ma puoi, molto più spesso di quanto tu non creda.

E' così che vanno avanti le cose.
Senza quasi che tu te ne accorga.





venerdì 11 maggio 2012

Complicate e Amorevoli Autogestioni (la meraviglia e la disperazione dell'abitare da soli).

La priorità della carta igienica.
La sveglia in caso di pennichella.
La vita è dura.
La pattumiera da svuotare regolarmente.
L’acquisto delle bottiglie d’acqua (con probabile rottura della maniglina della confezione, lungo la via di casa).
La testa in caso di vomito.
I ragni in caso di invasione.
Assenza di microonde e lavastoviglie.
Segnale per internet/telefono funzionante a tratti.
Cambio delle lampadine.
Scegliere le tende (eh?)
Tenere tutto sostanzialmente pulito.
Silenzio.
Lavare il pavimento.
Cambiare le lenzuola e fare la lavatrice.
Stendere.
Riflettere tantissimo.
Sgrassare la bistecchiera e il pentolino del latte.
Varietà delle tisane.
Imparare la funzione specifica di spezie, detersivi e lavaggi.
Scoprire l’esistenza di cibi nuovi e veloci. Come il Giapponese da asporto.
Scoprire l’esistenza di una quantità di scartoffie, bollette, avvisi, assicurazioni, rifiuti, bolli. Tutto da pagare. Entro domani.
Ricordare di controllare la posta. Non quella con la password. Quella con la chiave.
Calcolare precisamente la somma mensile disponibile in euro, avendo cura di togliere quella dell’affitto in euro.
Imparare a non sporcare. A togliersi le scarpe. A fare la spesa senza comprare delle cazzate galattiche. A fare la verdura al vapore. Il pollo e la carne senza che faccia troppo schifo.
Non dover rendere conto di niente a nessuno (Equitalia a parte).
Non dover giustificare una assenza a cena, a pranzo, il volume della musica o un rientro notturno barcollante.
Yoghurt e mela quando non hai voglia di cucinare. O aperitivo con pizza e noccioline.
Possibilità di non possedere una bilancia.
Possibilità di non possedere una TV. Né un ferro da stiro.
Possibilità di scelta istantanea e monodirezionale sul da farsi per i prossimi 5 minuti, 2 ore o 3 giorni. A seconda dell’umore.
Possibilità di restare molto felice o molto incazzata, a prescindere.
Un campanello con il proprio nome.
Scelta dello zerbino.
Monopolio assoluto dello spazio negli armadi.
Possedimenti infiniti di scarpe senza eventuali battibecchi sullo sperpero di denaro.





Niente, dovevo tirare due somme.
Così, per una prima superficiale analisi in merito ai primi sei mesi di auto convivenza.
11.11.2011/11.05.2012

Sono solo riflessioni a voce alta.
Scusate. Ho un debole per gli elenchi.



lunedì 23 aprile 2012

L' Indicatore Retroattivo di Qualità.

 


Ci sono libri che sono belli sempre. 

E poi ci sono libri che sono belli sempre particolarmente ad Aprile.
Chè Aprile è un mese da classificare nella fascia dei mesi complicati, quelli che non passano tanto via lisci e indolori, come può essere, ad esempio, un Ottobre o un Marzo. Aprile no, è infimo.
Semplicemente per alcuni validissimi motivi. 
Perché porta con sé cambiamenti, fatiche.  E’ il mese degli armadi da cambiare, dei cuori da consolare, degli ormoni da controllare, degli ombrelli da aprire. Delle abitudini diverse, dei giri in bicicletta, della pelle bianca che inizia a tingersi, delle gambe e delle braccia da scoprire, delle riflessioni strambe sdraiati sulle panchine. E anche dei gelati (scusate, retaggio di un lontano Baglioni).

Ho capito che quando non riesco a cogliere quel segreto delle cose, quel qualcosa che non si può definire, momentaneo ed importantissimo, mi rammarico.   
Mi sfugge. E so che è quello il momento da ricordare, da imprimere nel cuore e nella testa. 
Quando mi sento lontana, spaesata, quando mi mancano alcune coordinate, ecco.
Quando sono nostalgica.

Non c’è forse felicità anche nella nostalgia? Anzi, non è forse la nostalgia un preciso indicatore dello spazio sentimentale lasciato da una felicità terminata (la felicità, nella sua essenza, per essere tale, è delimitata da un preciso inzio e un preciso termine) e pronto per essere riempito da un’altra felicità futura? 

Nostalgia, Definizione 
[Dal mio dizionario inventato]

La nostalgia è un fastidio generalizzato, sottile e perfettamente incastrato, difficilmente localizzabile in un punto preciso, che fornisce una misura, in termini di intensità, dell’importanza delle cose passate, agli occhi del cuore. Siano queste cose situazioni vissute, persone incontrate, luoghi visitati, momenti trascorsi impegnati a fare/dire/lottare/ con/contro qualcosa/qualcuno.  

Dove c’è nostalgia, c’è stata passione. Amore. Vicinanza. Affetto. Attaccamento. Felicità.  C’è stata la responsabilità di aver deciso di impiegare in un certo modo quella cosa che per comodità  di significato chiamiamo tempo, ma che in realtà è poi la VitaVeraVissuta.  Sul momento crediamo che quello che stiamo vivendo sia normale, sia qualcosa di ordinario, comunissimo, banale. 
Appena non possiamo più viverlo, eccola.  Arriva inesorabile a indicarci il Valore. E' un indicatore di valore, di qualità, di verità che funziona alla stregua di una specie di sistema immunitario delle emozioni, ed agisce in modo retroattivo. Perché noi, si sa, alle volte siamo distratti con le cose della vita. Non impariamo mai a prestare attenzione, e quando lo facciamo non è mai abbastanza e mai al momento giusto.  

La nostalgia,  in questo modo, definisce il significato del nostro essere nel mondo.
Come faremmo a sapere cos’è che abbiamo amato così tanto, senza nostalgia? O a cosa siamo stati così legati? A cosa abbiamo dato un significato e a cosa il nostro cuore ci ha chiamato a essere presenti con tutto noi stessi? 
Ci fornisce un aiutino. Facendoci soffrire un po'.

Attenzione a una cosa pero’.
La nostalgia, per essere sana e per garantire un corretto funzionamento del sistema immunitario delle emozioni, deve essere alternata dalla pienezza del presente e dalla progettualità per il futuro. Dai desideri, dai sogni di cui non possiamo avere nostalgia perché non sono cio’ che c’è stato e non c’è più, ma sono una delle possibilità verso cui abbiamo un dovere morale. 
Quello di farli accadere.   
Deve essere una nostalgia che si rinnova, indicativa di valore a cose diverse nel tempo.

Quando senti nostalgia,quando c’è quel fastidio affilato che preme, che schiaccia il cuore, arriva una consapevolezza.  E’ uno dei preziosi metodi analitici che ci hanno gentilmente concesso per guardarsi dentro, in profondità. 
Ed essere a conoscenza di aver  vissuto nel migliore dei modi.

Di aver vissuto con necessità, con urgenza.
Esattamente come abbiamo potuto, come abbiamo dovuto. 





"Nei corridoi del supermercato, studio sempre i carrelli delle persone, e immagino le loro colazioni, le loro cene, certe somiglianze con il loro modo di vivere. Ce ne sono alcune che fanno una spesa che farei esattamente così anch'io, una spesa che sottoscriverei.
 
Tutte le persone che non sono belle, o che sono brutte, poi quando le conosci diventano più belle, sempre.
 
La seguente frase con cui cominciavo qualsiasi tema a scuola: La questione storica, economica, filosofica, scientifica, politica e sociale del ventesimo secolo... E mi ritrovavo ad aver già riempito cinque o sei righe.
 
Quando mia moglie si mette una mia maglietta."

Momenti di trascurabile felicità, 
F. Piccolo

martedì 10 aprile 2012

Sull'impossibilità di diffusione della Solitudine.

Se mai mi chiedessero di esprimere qualche desiderio, di quelli base, semplici semplici, senza troppe pretese (e quindi dovrei escludere la pace nel mondo, i vaccini per certe malattie o cose di quella portata lì, per non farmi rispondere anche meno eh, i miracoli non li facciamo) avrei una richiesta in termini di minor affollamento generico nei luoghi di ritrovo/di passaggio delle persone.
Chè la gente, superati i 30 anni, non ce la fa più a reggere le spintonate invasive. I nervi saltano velocemente.

Ecco, chiederei poche cose, ma molto precise:

- I bar vuoti al sabato mattina, senza il terrore di non arrivare in tempo sull' ultima brioche alla crema.
- Le piste da sci aperte solo a un numero ristretto di persone, per smettere di evitare ostacoli e smettere di dover immaginare le creative traiettorie astrali di sciatori disseminati ovunque.
O almeno, divise per sciatori e snowboardisti.
- Le autostrade per il mare senza cantieri aperti e senza automobili in coda, nemmeno sulla A1 in Agosto.

E' che necessitiamo di ossigeno, di aria, di spazio vitale. Per creare, ridurre lo stress e smettere di telefonare uno sulle orecchie dell' altro, o bere il caffè del vicino per sbaglio, o suonare clacson o incazzarsi o disperdere energie.
Perchè se il tasso di natalità è sempre più basso siamo comunque troppi, nello stesso posto, lo stesso maledetto giorno di festa, Pasqua, Natale, Ferragosto, San Gennaro, Lorenzo e Valentino?

Ecco un buon motivo per fare colazione prestissimo, tipo alle 8 (poi tornare a letto), per andare a fare snow il primo dell'anno, oppure a Campiglio, su allo Stoppani, che sei solo tu fino alle nove e mezzo almeno, andare al mare in un qualsiasi Lido lontano da Milano Marittima e Riccione, e trascorrere Ferragosto a grigliare in cortile con telo, abbronzante e ghiaccioli fatti in casa.

Chè, se ti va di culo, si vedono anche le stelle cadenti.





giovedì 29 marzo 2012

Come sempre. E' così che va. E non ti ci abituerai mai.

E poi succede che finisce.

Come tutte le stagioni, come tutti gli inverni, le estati, come tutto. Termina. E passa oltre.
Passa oltre nell' infinito universo del tempo che scorre, delle situazioni che cambiano, delle cose che capitano, arrivano, vanno, vengono, si trasformano. Del  caos dovuto alle variabili che si incastrano più o meno, alle volte molto meno, alle volte in modo inaspettatamente perfetto.

Succede che devi cambiare vita, abitudini, che certe cose non ci saranno più. Ce ne saranno altre, ma quelle no. Devi archiviarle in uno scaffalino del cuore, della memoria, così dicono. 
Devi lasciare per un po' cio' che ami, cio' che ti ha rubato e bruciato il cuore per mesi. 
Per tutto l'inverno.


Che è poi quella cosa incredibile di legno e vetroresina su cui ci attacchi i piedi e ti porta in giro per le montagne, su in alto, giù in fondo, in terra, e fa male, anche. 
Che sono le giornate di sole che brucia e quelle con meno venti gradi che non riesci quasi a respirare, che sono le risate fino alle lacrime e le lacrime per le incazzature, per quello che non ti riesce. 
E ci provi e riprovi e riprovi. E riprovi.
Che sono le cene in casa con la salsa barbecue e la carnazza della macelleria di Vigo, il rosatello e l'aperitivo di mezzogiorno. La fatica, i crampi alle gambe, la schiena a pezzi. Il Risiko, svenire alle 17 sul divano perchè non ce la fai più, la cucina da sei utilizzata in diciotto. Provare i tresessanta sul divano, in pigiama (che pensi, massì ce l'ho. Ci riesco. Poi è tutta un'altra storia anche solo avvicinarsi a quel maledetto stacco, là in alto). 
Che sono le decine di culate sui box. La pasticceria Reinard - che i biscotti alle noci così non si erano mai mangiati. Gli accidenti ad una neve che non c'è mai stata. Il Pavone - che un pub così trash non si era mai visto, dopo il 1988. I cappelletti con il dado scaduto, la soia e tutto quello si puo' mettere, a caso. 
Che sono le coreografie in salotto, l'alba e il tramonto al rifugio Stoppani - che è una delle meraviglie più pazzesche, il volerci riuscire a tutti i costi, nonostante la paura, un sacco di paura, nonostante le gambe che tremano, le lezioni pratiche e quelle su youtube, il rumore della tavola sulla neve, certi paesaggi che tolgono il fiato. 
Che fanno quasi soffrire per la loro Eterna Bellezza, che al confronto niente e nessuno mai.


Che è la struggente attesa di un Venerdì sera. 
Che ti porta via. 
Per andare dove ami, con le persone che ami, a fare quello che ami fare. 
Per dare un senso, un significato solamente tuo a quello che percepisci come lo scorrere del tempo che, infilato minuto dopo minuto, anno dopo anno, momento dopo momento, diventa ciò che in genere si chiama Vita.

Senza troppi fronzoli.


Vich.
[November 2011- April 2012]

"Quando scopriranno che il mondo ha quattro dimensioni invece delle solite tre, si potrà andare a fare una passeggiata e sparire: niente lacrime, niente funerali, niente illusioni, niente inferni e paradisi"
                      Charles Bukowski











mercoledì 14 marzo 2012

Campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia dell' ambiente montano.

E' sempre un pochino deprimente vedere come meravigliosi luoghi, paesaggi sublimi, da togliere il fiato, vengano contaminati da quella che è la razza umana in diffusione costante: il coglione ubriaco.

Il Coglione Ubriaco è perfettamente riconoscibile da queste caratteristiche:

- Ha lo smanicato nero con qualche strass davanti (meglio se la temperatura è molto rigida)
- Ha gli scarponi da sci, ma non sa sciare (li usa solo per scivolare sui tavoli o cadere all'ingresso del rifugio)
- Età media 40/50, corporatura massiccia, cellulite in zona lombare e addominale
- Campeggia nel rigufio dall'alba al tramonto, modello piovra, bevendo grappe, tentando di toccare culi e infilare la lingua nei capelli di signore over 60, con la zuppa di farro nel vassoio.
- Beve in continuazione, rantola, suda e sbava.
- Tenta di ballare, in piedi sul tavolo, tutte le sue hit preferite: "Sciolgo le trecce ai cavalli" di Umberto Balsamo, un po' di Loredana Bertè, seguita da "Gianna Gianna".

Ecco, volevo dire che queste scene passino a Milano Marittima, che tanto il mare fa cagare, e ormai, diciamolo, peggio di così non potrebbe essere, a livello di deturpazione ambientale.

Ma sul Grostè, queste scene, poi no.




Non date corda al Coglione Ubriaco.

Ps. Nel caso in cui il suddetto siate voi, evitate di pascolare molesti in certi posti e andate, chesso', nel bar centrale di Casalborsetti.

Oppure, imparate a sciare.
 
Grazie.

giovedì 8 marzo 2012

Mancanza di punti di riferimento. Politici, sentimentali, economici, professionali. E, ancora peggio, musicali.

Non riusciremo mai a capire fino in fondo le canzoni che non abbiamo in un qualche modo vissuto.
Non c'è niente da fare.

Quando l'ascolto è retroattivo, una musica si può amare, puo' piacere, puo' comunque emozionare, ma non è possibile capirla. Si nasconde, si mimetizza.
Se non ti ha cresciuto, facendoti da balia, se non ti ha accompagnato in giro per i caotici labirinti dell'adolescenza, se non ti ha portato in vacanza, dagli amori impossibili, in capo al mondo quando hai deciso che era il momento, agli esami dell' Università e poi a quelli della Vita.
Allora no. Non puoi averla capita.
L'hai apprezzata. Che è un gradino sotto.
E l'opinione, la percezione che hai non è così attendibile. Anche solo per il fatto di non averla mai ascoltata dal vivo, in modo concreto, tangibile, condiviso con altre persone (e non nella solitudine di uno scadente i-pod) e ancora di più, non aver recepito con una certa precisione cio' che voleva trasmettere, chi quella musica l'ha creata.

Per esempio. Io amo i Queen. Mi sono sempre piaciuti e mi piaceranno sempre.
Sono ai vertici più elevati della mia personalissima classifica di gradimento musicale.
Vuoi perchè me li faceva ascoltare mio fratello, nei 33 giri, quando ancora i miei recettori sensoriali erano permeati solo da qualche Fivelandia e dagli 883. Vuoi perchè "Bohemian Rapsody" e "The show must go on" sono tra le canzoni più megagalattiche mai composte. Vuoi perchè Freddie è stato uno dei più grandi uomini di palcoscenico.
Ma questo non toglie un fatto dato per assodato e di cui mi rammarico. Non avro' mai la benchè minima idea di come sarebbe stato essere là, allo stadio Wembley, quel giorno del 1987.
Ad esempio.
Questo intendo. Che solo chi era presente, ha recepito quella Magia. Quella Grandezza Suprema.

Anche per il nostro Lucio Dalla, sono nata troppo tardi per poterlo capire. Mi sono persa il bello. Ho ascoltato "Tutta la vita" tante volte e, nonostante la sua bellezza, non mi appartiene. Sono della generazione di "Attenti al Lupo", che no, non mi è mai piaciuta, ma la ricordo bene. Mi ha accompagnato da una qualche parte, che ora non ricordo.
Non è che sia significativo solo ciò a cui si assiste ma, almeno, ti deve capitare di ascoltarlo casualmente, alla radio, mentre stai comprando un gelato, sei in colonna per andare al mare, stai facendo l'amore, o le pulizie in una mattina in un sabato di sole, ti deve capitare di condividere quella musica con gli amici o i colleghi, fidanzati o amanti.

Dev'essere lì, nell'aria. In quel momento storico. Senno' evapora la sostanza e non la cogli.

E' questo forse uno dei motivi per cui si parla meno di musica, le si conferisce un'importanza nemmeno paragonabile a quella degli anni passati. Non è più rappresentativa di un periodo storico, non ci ricorderemo la prima in classifica del Luglio 2011. O del Febbraio 2012 (qual'è?). Non scandisce il tempo, gli eventi, le fatiche, gli amori. Non si puo' più (ahimè) disquisire a lungo sull' eterna bellezza rivoluzionaria di un album come "Tommy" o sul confronto tra Keith Moon e John Bonham. Sono anacronistici.

Anche se.
Forse proprio per questo è un bene essere anacronistici in fatto di musica.

Come dire.
Voi avreste il coraggio di cantare ai vostri figli "Mon Amour" di Gigi D' Alessio?